Agrigento, arrestato capo ultras della Juve: "Gestiva per il clan la droga proveniente dalla Calabria e da Palermo"


di Ambra Drago
"La criminalitá organizzata agrigentina mantiene la sua struttura che mi ricorda gli anni 80' sottolinea il direttore della Dia di Palermo, Antonio Amoroso. Il gip nell' ordinanza dà  per assodato che Massimino sia il capo della famiglia mafiosa di Agrigento.  Anche questa volta parliamo della trasversalità di Cosa nostra nel consolidare un interesse geografico che fuoriesce dalla Sicilia fornendosi di   stupefacenti dalla Calabria. Una capacitá di interloquire con soggetti diversi,anche con esponenti della Stidda".
In conferenza sono state proiettate le immagini della trasmissione " Report" dove emergeva la figura del capo ultras juventino, Antonio Puntorno, nel programma avrebbe ammesso anche l'attività di bagarinaggio.Oggi è stato 

arrestato ed è risultato vicino al presunto capomafia della cittá della Valle dei Templi. Ma Puntorno ha un excursus nel settore della droga di lunga data. In passato sarebbe stato membro di un'organizzazione con base a Torino e destinatario, come hanno affermato gli investigatori, di misure cautelari connesse al commercio degli stupefacenti. Attualmente infatti sta scontando una pena per concorso in traffico internazionale di droga con l'aggravante del metodo mafioso.

 Un'operazione coordinata dalla Dda di Palermo e che sotto il profilo investigativo è durata tre anni.
" Una storia che esplode oggi, ma risale al 2015- sottolinea Roberto Cilona, vicequestore capo sezione della Dia di Agrigento- quando la Dia colpisce la famiglia mafiosa di Villaseta. Noi concentriamo l'attenzione su Massimino, scarcerato nel gennaio del 2015. E' un soggetto organico in Cosa nostra dal 1999 e da soldato semplice si è fatto strada anche in vista della vacatio di un leader nella città di Agrigento. Lui avrebbe ricevuto un'investitura dal boss agrigentino Cesare Lombardozzi, morto qualche tempo fa.
Dopo la sua uscita dal carcere ricostituisce la famiglia mafiosa di Agrigento. Il Massimino inizia a effettuare le consuete azioni criminali e fidandosi di Liborio Militello, un porta messaggi, ma  che principalmente si occupa della estorsioni. Nelle attività di indagine sarebbe emersa una richiesta estorsiva alla ditta Li Causi e per questo Militello viene condannato a 4 anni per estorsione aggravata dal metodo mafioso".
Un momento fondamentale avviene nel 2016 quando Massimino viene fermato per pericolo di fuga ma viene rimesso in libertá.
"Svolgeva principalmente nella sua Agrigento - continua Cilona- l'attivitá di narcotrafficante e di mafioso. in particolare Massimino aveva un potere sul traffico degli stupefacenti a Favara ma il tutto avvalorato dall' uso di mezzi violenti".
All' operazione hanno preso parte i carabinieri del Comando provinciale dei carabinieri.
" L'operativitá e l' attualitá della Cosca sono gli elementi che emergono da questa operazione- sottolinea Giovanni Pellegrino, comandante provinciale dei carabinieri di Agrigento. I nostri investigatori vengono a conoscenza della realizzazione di un sequestro di persona,colpevole di aver consumato una truffa ai danni di Salvatore Ganci, un rivenditore di auto, oggi sottoposto ai domiciliari.Questa persona avrebbe acquistato l'auto con un assegno scoperto e succede che Gabriele Miccichè, braccio destro di Massimino, con un inganno induce questo soggetto a raggiungere il covo della banda. A questo punto l'aspirante truffatore si trova davanti a Massimino, Ganci e Miccichè e viene intimidito dalla presenza delle armi e da metodi violenti e la minaccia di morte. Ganci anziché rivolgersi alle Forze dell'Ordine, si rivolge al Massimino per risolvere la querelle. L'aspirante truffatore chiamerà la convivente per invitarla a trasportare l'auto al concessionario da dove era stata presa.Non contenti di questo viene fatta prelevare la donna e anche lei viene condotta al covo e si trova uno scenario agghiacciante e iniziano una serie di vessazioni che arrivano fino al concetto giuridico di violenza sessuale. Ripetuti palpeggianti e vessazioni e ovviamente la donna si ribella e dopo alcuni minuti i due vengono rilasciati
".Le manette sono scattate  anche i per due presunti fiancheggiatori di Massimino. Gabriele Miccichè, di 28 anni di Agrigento,  e Salvatore Ganci, di 45 anni per loro le accuse sono quelle di sequestro di persona e violenza sessuale, aggravati dal metodo mafioso.
Gli investigatori hanno più volte sottolineato come l'organizzazione  aveva già precedenti specifici, era ben rodata e organizzata e ognuno ha un ruolo ben definito: ci sono coloro che si occupano della piazza di Agrigento, ma anche di gestire dello stupefacente nei paesi di Porto Empedocle e Favara. Una struttura che la Dia  definisce un  " franchising della droga" messo in piedi da Massimino.
In un quartiere  denominato Monferrato-Villaseta erano dislocate attivitá logistiche quali un lavaggio, dove si incontravano personaggi mafiosi, poi c'è era un luogo dove veniva effettuato lo  stoccaggio dello stupefacente fino ad arrivare al taglio.
" La base operativa è un anonimo autolavaggio intestato a Messina, della famiglia legata al boss Gerlandino che per anni ha comandato la provincia agrigentino, sottolinea- Roberto Cilona- dove il Massimino ha siglato accordi importanti. Incontri che avevano a oggetto la spartizione del territorio funzionale al mercato degli stupefacenti. Tra le persone incontrare da Massimino anche l'odierno collaboratore Giuseppe  Quaranta, è stato anche rappresentante della famiglia di Santa Elisabetta ma poi viene posato.
Nel giugno del 2015 incontra Massimino per chiedergli di lavorare. In quell' occasione Massimino dirà che a Favara, paese originario del Quaranta, erano già dislocati dei personaggi chiave e quindi lui avrebbe dovuto operare da subordinato".
Gli stupefacenti, cocaina, marijuana e ketamina( solitamente usato per dopare i cavalli e ora smerciato) provenivano anche dalla Calabria con l' intermediazione di Andrea Puntorno, lontano parente di Massimino. L'ultrá da sempre si occupa di stupefacenti e si mette a disposizione del presunto capomafia come mediatore, garantendo un rapporto con la 
'Ndrina degli Accorinti.
 Ma l'approvvigionamento ruotava anche su Palermo attraverso Saverio Matranga della Noce e che ha Gallanza e La Cara tra i suoi strutturati, e attualmente arrestato. Addirittura una partita di droga è stata pagata con una banconota falsa e porteranno i palermitani a chiedere conto della vicenda e si innesteranno una serie di riappacificazione identificando il Matranga il vero capo e la figura apicale palermitana.
Gli investigatori filmano anche un incontro tra i palermitani e Massimino in via Oreto è lì che avrebbero siglato un accordo nuovo con i palermitani per lo stupefacente.
Infine sono state sequestrate anche armi e droga e per questo filone la Dia è stata aiutata dal personale dei carabinieri e delle Squadre mobili.

I nomi delle persone raggiunte dalla misura cautelare sono: ames Burgio, 25 anni di Porto Empedocle, inteso “Jenny”; Salvatore Capraro, di Villaseta (Agrigento) 19 anni; inteso “Ascella”; Angelo Cardella, 43 anni di Porto Empedocle; Marco Davide Clemente, 25 anni di Palermo inteso “Persicheddra”; Fabio Contino, 20 anni di Agrigento; Sergio Cusumano,56 anni di Agrigento; Alessio Di Nolfo, 33 anni di Agrigento; Francesco Di Stefano, 43 anni di Porto Empedocle, detto “Francois”; Daniele Giallanza, 47 anni di Palermo inteso “Franco”; Eugenio Gibilaro, 45 anni di Agrigento; Angelo Iacono Quarantino, 24 anni di Porto Empedocle; Pietro La Cara, 42 anni di Palermo, inteso “Pilota’ o “Corriere”; Domenico La Vardera, 38 anni, inteso “Mimmo”; Francesco Luparello, 45 anni di Realmonte; Domenico Mandaradoni, 31 anni di Tropea e residente a Francica; Antonio Massimino, 51 anni diAgrigento; Gerlando Massimino, 31 anni di Agrigento; Saverio Matranga, 41 anni di Palermo; Antonio Messina, 61 anni di Agrigento inteso “Zio Peppe”; Giuseppe Messina, 38 anni di Agrigento; Messina Valentino, 56 anni di Porto Empedocle; Liborio Militello, 58 anni di Agrigento; Gregorio Niglia, nato Tropea e residente a Briatico, 36 anni; Andrea Puntorno, 42 anni di Agrigento; Calogero Rizzo, 49 anni di Raffadali; Francesco Romano, 33 anni nato a Vibo Valentia e residente a Briatico; Vincenzo Sanzo, 37 anni di Agrigento, inteso “Vicè ovu’; Attilio Sciabica, 31 anni di Agrigento; Luca Siracusa, 43 anni di Agrigento; Giuseppe Tornabene, 36 anni di Agrigento inteso “Peppi lapa’; Calogero Trupia, 34 anni di Agrigento inteso “Cuccu” e Francesco Vetrano, 34 anni di Agrigento, inteso “nivuru.

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