Il Centro, attivo quotidianamente, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per giovani e adolescenti con disabilità cognitive. L’associazione offre attività educative, laboratori e percorsi artistici, fornendo anche un importante supporto a famiglie e caregiver. “La visita ci ha permesso di constatare come il bene confiscato sia oggi un luogo vivo, restituito alla collettività e gestito con impegno. Un esempio concreto di come l’utilizzo sociale riempia di contenuti reali il bene stesso”, ha dichiarato l’assessora Calabrò. “Questa iniziativa dimostra come i beni confiscati, grazie all’impegno degli assegnatari, possano diventare veri presìdi di legalità e inclusione. Chi lavora in questi luoghi merita rispetto e protezione. Le istituzioni devono essere presenti e offrire un sostegno concreto e continuativo. Restituiti alla collettività, questi beni diventano strumenti di rigenerazione sociale, culturale ed economica“, ha sottolineato l’assessora Alaimo. L’iniziativa ha voluto rimarcare il valore simbolico e civile dei beni confiscati che, se restituiti alla collettività, diventano strumenti concreti di rigenerazione sociale, economica e culturale. Destinarli ad attività sociali, infatti, significa non solo sottrarli alla disponibilità delle mafie, ma anche trasformarli in spazi partecipati, inclusivi e capaci di generare opportunità, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione.

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