Tra le rocce sono emerse bottiglie di plastica ricoperte da alghe e microrganismi, segno di una presenza prolungata nel tempo, oltre a decine di fili da pesca con ami ancora attaccati che con una mareggiata sarebbero finiti in mare danneggiando la fauna marina. Rinvenuti anche oggetti simbolo dell’incuria, come uno scolapasta e un telefono completamente distrutto. “Ogni rifiuto rimosso era una minaccia silenziosa per il mare — dichiara Sebastian Colnaghi —.Non serve essere in tanti per fare la differenza, serve esserci. Queste giornate ci ricordano che la crisi ambientale non è lontana, è sotto i nostri occhi e riguarda tutti”. La giornata ha assunto anche un forte valore umano grazie alla partecipazione spontanea di persone provenienti da altri Paesi. Ciaran, trasferitosi dall’Inghilterra da sette anni, e Hesham, arrivato da Dahab in Egitto, dove aveva già partecipato a iniziative simili, si sono uniti senza esitazione alla pulizia. “Questo ci dà speranza per il futuro — aggiunge Colnaghi —. La difesa del mare non ha confini”. “La Green Challenge continuerà nelle prossime settimane — conclude l’attivista siracusano —. Non possiamo più rimandare. Il mare che soffoca sotto i rifiuti è lo specchio delle nostre scelte. O iniziamo a prendercene cura, o saremo responsabili delle conseguenze.”Sebastian Colnaghi
Attivista ambientale impegnato nella sensibilizzazione per la difesa del pianeta e della biodiversità.
E-mail: sebastiancolnaghi@gmail.com
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