C’è inoltre un tema di priorità: prima dei rimborsi viaggi, la Regione dovrebbe garantire l’efficienza dell’assistenza sanitaria interna, che è un suo preciso dovere. Il personale penitenziario si conferma, ancora una volta, l'anello più debole e dimenticato del sistema. Di Giacomo conclude chiedendo un'interlocuzione immediata: ”bene la collaborazione con il Garante dei Detenuti, ma la Regione apra urgentemente un Tavolo con i sindacati della Polizia Penitenziaria. I servitori dello Stato sono elettori al pari dei familiari dei ristretti e meritano risposte concrete”. L' emergenza pendolari e il paradosso etico sulla stessa linea Maurizio Mezzatesta, che pone l’accento sul senso di isolamento degli agenti e sulle gravi carenze logistiche: Mentre la Regione finanzia i viaggi dei familiari, il personale di Polizia Penitenziaria viene lasciato solo a fronteggiare aggressioni quotidiane. È inaccettabile che i colleghi pendolari debbano sostenere costi altissimi per vedere le proprie famiglie, spesso adattandosi a vivere in locali fatiscenti dentro le strutture. Emblematico è il caso della CR Ucciardone, dove il personale femminile, privo di alloggi idonei, è costretto a pagare affitti privati senza alcun sostegno istituzionale. Mezzatesta solleva infine un dubbio etico che interroga la politica regionale: “dobbiamo capire se questo bonus verrà concesso anche ai familiari di chi è stato trasferito fuori regione per aver causato disordini o gravi aggressioni. Se incentiviamo questi soggetti, il messaggio che passa è devastante: la violenza viene premiata”.
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Bonus treno ai familiari dei detenuti. SPP e CNPP insorgono: priorità invertite e schiaffo ai servitori dello Stato.
PALERMO - Il recente provvedimento della Regione Sicilia, che ha istituito un rimborso per le spese di viaggio dei familiari dei detenuti il cosiddetto "bonus treno”, scatena la reazione dei sindacati di Polizia Penitenziaria. Aldo Di Giacomo (Segretario S.P.P.) e Maurizio Mezzatesta (Segretario Nazionale CNPP) denunciano una gestione delle risorse pubbliche che dimentica chi il carcere lo vive per dovere istituzionale. Aldo Di Giacomo solleva forti dubbi sulla natura del provvedimento, il primo del genere in Italia: la genericità dei criteri per definire il disagio economico dei beneficiari è preoccupante. Il rischio che i fondi finiscano nelle mani sbagliate è concreto e non si può delegare la responsabilità di tali accertamenti ai Direttori carcerari.
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