SICILIAUNONEWS

"Esci da quella stanza". Quando l'adolescenza va guidata verso l'autostrada della vita

di Fabrizio G. Verruso

"Questa casa non è un albergo!", titolava qualche anno fa, per la collana Feltrinelli, la guida e le istruzioni per l'uso... degli adolescenti. Oggi, invece, l'ultima fatica editoriale di Alberto Pellai, insieme alla moglie Barbara Tamborini, prende le mosse in direzione opposta: "Esci da quella stanza. Come riportare i nostri figli nel mondo" (edizioni Mondadori). Se molto del lavoro genitoriale, negli anni passati, era infatti quello di "transennare" la naturale esuberanza dei ragazzi, oggi, invece, il tempo della crescita è percepito, a dispetto degli anni passati, come necessità di non "rifugiarsi". Mandar fuori i figli nel mondo è la "nuova" impresa genitoriale (lo è sempre stata, in fondo, ma presenta oggi di certo delle novità tipiche della nuova era digitale). Cosa è successo, quindi? Se n'è parlato lo scorso martedì 17 marzo, nel salone del Teatro Savio a Palermo. Una "patologia del desiderio" (citando Recalcati), dice Pellai, durante la presentazione del suo libro, in cui una riflessione della comunità educante appare necessaria a partire da queste considerazioni preliminari.
Cosa serve fare alla comunità adulta perché gli adolescenti tornino a desiderare la scoperta? Maggiori connessioni rappresentano nuove opportunità di crescita o producono il paradosso del ritiro sociale? "Se questo lavoro lo si fa tra i 15 e i 20 anni - precisa Pellai - esso è davvero impegnativo".
Uno dei fenomeni di maggiore preoccupazione, a cui prestare grande attenzione, è quello di non voler recarsi più a scuola, privilegiando l'habitat domestico. È importante preservare l'ambito delle relazioni tra adolescenti: una vita sociale (reale) che non coincide con la dimensione social del web. E allora, prosegue Pellai, "la grande partita dev'essere giocata tra 10 e 15 anni, nella preadolescenza, rallentando il ritmo digitale a vantaggio di dimensioni ed esperienze reali". Una bici più veloce, "sentendo di più", è una sfida da accogliere. Ma se la bicicletta in velocità diventa la complessità di un'autostrada vi saranno inevitabili rischi a quell'età!
"Il surplus di energie emotive dei ragazzi, in un mondo iperstimolante, rischia di introdurre intere fasce d'età dentro un paese dei balocchi, dove non vi è attenzione al desiderio di crescita di Pinocchio ma agli zecchini del Gatto e della Volpe!". È quindi importante la vigilanza (discreta) degli adulti, la responsabilità di Mastro Geppetto che si prende cura della dimensione di crescita. Come fare concretamente? Di certo, chiosa sul punto il noto medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, anche attraverso il tessuto di relazioni con altre famiglie, coltivando (e testimoniando) l'appartenenza a una socialità reale. Una chiusura a bolla della famiglia, infatti, non giova a coltivare il desiderio stesso della relazione.
Un'avvertenza, quindi, per gli adulti: "un bambino fa rumore, non va silenziato attraverso uno schermo di smartphone!". In questo copione "silenzioso", infatti, quando i bambini si fanno sentire per essere nutriti di attenzioni, è il sacrificio che devono imporsi i genitori. La dimensione sacra di questa fatica è costruire dei "noi" in cui si perdono pezzetti del proprio sé. È il mistero dell'amore: la felicità dell'ossitocina (e non della dopamina!). E' impossibile trasformare il "mostro adolescente" in un nuovo vecchio patatone. Tutto il dispositivo corporeo e intrapsichico a quell'età è fatto per essere vissuto a "distanza" dai genitori, una distanza tuttavia utile (e relativamente prossima) per tornare indietro e per sentirlo ancora genitore, ma sufficientemente lontana dal copione dell'obbedienza. L'adolescente deve poter costruire, infatti, la sua immagine entrando in una zona franca. A questo riguardo, il potere genitoriale è capire il gradiente di ritiro sociale, ovvero la quantità di tempo vuoto che si riempie di connessione digitale. L'antidoto più volte detto: occorre aumentare gli spazi (e i tempi) della vita reale, mettendo i ragazzi a contatto, ad esempio, tra loro in una cena di famiglia, una volta a settimana. E poi altre esperienze reali, assistere a un'opera teatrale, scoprire un gioco da tavola, partecipare a un evento in una dimensione pubblica, perché no, un film insieme!
Nel mantenere una postura adulta verso i ragazzi, un'ultima consapevolezza matura (e forse amara per i genitori più apprensivi): i figli non nascono per conferire alcuna perfezione alle nostre vite. Vengono a portarci ingombro e fatica: ma "quella stessa fatica è il pedaggio da pagare per introdurli nell'autostrada della vita".

Nessun commento:

Posta un commento