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Il convegno "Lotta alla mafia, ieri, oggi e domani" al Teatro Don Orione. Il Prefetto Cortese ai giovani: "La legalità quotidiana è il vostro patto sociale contro la criminalità"

di Ambra Drago
Conoscere per non dimenticare con questo intento si è svolto l'incontro dal titolo:"Lotta alla mafia, ieri, oggi e domani" moderato da Gabriella Ganci, Consigliera della VII Circoscrizione del Comune di Palermo e Vice Presidente della Commissione Attività Sociali. Per il secondo anno consecutivo Gabriella Ganci ha realizzato un momento di riflessione sul tema della legalità non dimenticando altresì l'importanza della memoria a pochi giorni dal XXXIV°anniversario della Strage di Capaci. Tra i relatori di quest'anno il maggiore della Guardia di Finanza Emanuele Schifani, figlio di Vito, poliziotto ucciso il 23 maggio 1992' insieme ai colleghi Antonio Montinaro e Rocco Dicillo. Insieme al giovane, che veste la divisa della Guardia di Finanza, il già Questore di Palermo e attualmente Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato, il prefetto Renato Cortese e il giornalista del Corriere della Sera, Felice Cavallaro.
Ognuno di loro ha voluto sottolineare l'importanza dell'iniziativa soprattutto di parlare ai giovani. Presenti una rappresentanza dell' IC Mario Francese di Marineo Bolognetta, intitolato al giornalista ucciso dalla mafia nel dicembre del 2018. Presente in sala anche i ragazzi dell' IC Sferracavallo- Onorato e del Liceo Linguistico Ninni Cassarà .
La giornata ha avuto inizio con il ballo del gruppo di danza della 7arts una coreografia emozionate con lo sfondo della Strage di Capaci. Ci sono infatti emozioni che arrivano dove le parole sole non bastano.

E subito dopo hanno preso posto sul palco il Direttore Centrale delle Specialità Renato Cortese, il maggiore Emanuele Schifani e il giornalista Felice Cavallaro.
"Una scelta di vestire una divisa e la scelta di impegnarsi con dedizione per ridare respiro a una città, la Palermo degli anni novanta atterrita". È quello che ha raccontato il prefetto Cortese sottolineando il cambiamento della città da quegli anni sino a quando la risposta dello Stato c'è stata. " Il fatto di aver catturato Provenzano, latitante da 43 anni, un boss che era operativo, era un criminale e comandava la Sicilia ha permesso di far nasce il convincimento che Palermo si potesse liberare dalla mafia. Se la Palermo di oggi, cari ragazzi, è diversa lo si deve ai tanti caduti ma anche alle Forze di Polizia che sono riuscite a dare una risposta. La mafia negli ultimi anni poggia moltissimo sul consenso sociale e lo voglio dire a voi ragazzi bsogna avere gli anticorpi per maturare una coscienza civile e scegliere da che parte stare". Subito dopo il giornalista Felice Cavallaro è intervenuto sollecitato dalla domanda di Gabriella Ganci. Dai lenzuoli bianchi alla risposta degli investigatori, una ricostruzione per coltivare la memoria ma soprattutto, conoscere quello che è accaduto. " Dietro le Stragi che si sono susseguite e i caduti esordisce Cavallaro accadeva che una certa mafia spesso fosse collegata a ambienti politici e finanziari e cercava in tutti i modi di entrare nell' amministrazione della nostra terra. E tutto questo è stato arginato grazie a chi non c'è più ma anche a coloro che ci sono qui (mi riferisco al prefetto Cortese ma anche all'attuale Questore di Palermo, Calvino).
Il mio contributo è sottolineare il ruolo importante che hanno avuto le investigazioni e sono contento di essere vicino al prefetto Cortese e al maggiore Schifani figlio di Vito, caduto il 23 maggio del 1992'. Per me un anno lavorativamente parlando importante e complesso. Io consegnai il mio biglietto da visita dopo il funerale a Rosaria Costa la moglie di Vito che mi venne a trovare mesi dopo con in braccio quel bambino, Emanuele che aveva appena 4 mesi. Mi disse appena aprii la porta: "Cos'è la mafia?". Mi scosse e mi spiazzò terribilmente. Pensai cosa posso dire a questa donna che è rimastat sola e con un bambino... Da lì incomincia un viaggio sulle figure femminili che avevano perso i loro mariti. Decisi di raccontarle, di conoscerle. Vedere oggi con orgoglio Emanuele veste la divisa della Guardia di Finanza è bellissimo , segno del buon lavoro di quella mamma che all'epoca definii "grissino d'acciaio". Emauele con la sua divisa e i suoi valori è un contraltare ai figli dei mafiosi. Così come lo sono Alessandro Giuliano che riveste ruoli apicali in Polizia o il vicequestore Manfredi Borsellino".

E visibilmente emozionato, Emanuele Schifani, è intervenuto raccontando anche la sua scelta:
" Come accade in queste occasioni io sono sempre emozionato anche perché il nostro lavoro quotidiano è un altro. Grazie per l'invito. Io sono stato colpito in pieno dalla Strage e durante l'adolescenza sono stato sempre curioso di mio padre e di conoscere le mie radici. Così mi sono imbattuto in questa famosa frase attribuita al giudice Falcone
" segui i soldi e troverai la mafia". Io ho subito sentito questa frase mia. devo dirvi cari ragazzi che a quattro anni ero andato via da Palermo con mia mamma. Lei si è risposata con un finanziere che ha fatto parte per anni del gruppo speciale del GICO della Guardia di Finanza. Credo che mia mamma abbia conosciuto questo uomo per destino e chi meglio di lui poteva proteggerci. E io non potevo fare altro che abbracciare il destino dei miei due papà, vestendo una divisa. Io attualmente sono un ingranaggio della Guardia di Finanza. La mia amministrazione come molti sapranno si occupa di ricostruire i patrimoni illeciti, il nostro scopo è contrastare la criminalità aggredendo la loro linfa vitale, ovvero i soldi. I mafiosi vanno avanti per il potere e per i soldi. Se gli togliamo quello abbiamo vinto". Un fragoroso applauso ha accolto questo intervento. Poi un lavoro sulla memoria preparato e proiettato in un video da quattro studenti sono stati ripercorsi gli anni in cui la violenza mafiosa si è fatta sentire. I ragazzi hanno letto un tributo alle vittime.
In chiusura sono stati ricordati gli arresti di Brusca e Provenzano ma contestualmente è stato messo in evidenza il cambiamento della mafia. "Oggi l' ala stragista, ha sottolineato il prefetto Cortese, non c'è più . Oggi un ragazzo si deve porre la domanda "cosa può fare e non come si riconosce la mafia". Alle volte pensiamo che la mafia sia lontano da noi ma non è così. Non bisogna pensare che la mafia riguardi solo il settore degli appalti pubblici o dal punto di vista repressivo sia un compito che debbano portare avanti solo le Forze dell' Ordine e la magistratura. Ci vuole l'aiuto di tutti i cittadini nel loro quotidiano . Ecco che bisogna rispettare le regole, ragazzi non scendete a compromessi. L'unico modo non è solo rispettare la legalità in senso stretto della legge ma va coltivata anche nei rapporti professionali, con l'altro ,nella comunità in cui viviamo. La legalità è la strada della meritocrazia che vi può portare lontano. La legalità i ragazzi devono viverla come patto sociale per vivere bene nella comunità. Significa così trovare l'immunità dal virus della mafia o dalla mentalità mafiosa. Abbiamo capito che la mafia si poggia sul consenso sociale per questo resiste. La mafia quando non spara si appoggia sui colletto bianchi, si appoggia su cittadini indifferenti e in quella mentalità. Poi dobbiamo anche dire che noi come Stato dobbiamo essere credibili e la gente deve avere fiducia in noi. Lo dico sempre ai giovani poliziotti, oggi chi veste una divisa deve capire i bisogni dei cittadini, deve dare le risposte giuste ed è in quella risposta che facciamo la differenza".
La giornata ha avuto la collaborazione del " Al Brigantino" di Sferracavallo, dell' Endo Fap Don Orione e della Città Metropolitana di Palermo. In sala presenti anche il sindaco Lagalla e gli assessori comunali e regionale Aristide e Edy Tamajo e la dott.ssa Pilato in rappresentanza del prefetto Mariani. E poi Graziella e Ninni Domino, un ricordo di Claudio il loro bambino ucciso il 7 ottobre 1986 è stato offerto alla platea con grande emozione da parte dei ragazzi e poi presente anche il giornalista Giulio Francese, già Presidente dell' Odg Sicilia e figlio di Mario Francese il cronista di giudiziaria della Giornale Sicilia ucciso la sera del 26 gennaio 1979. Bambini, giornalisti, sacerdoti, rappresentanti delle Forze dell' Ordine, sindacalisti, donne, la criminalità non ha guardato in faccia nessuno ma i giovani, come quelli che hanno preso parte alla giornata di oggi possono essere dei cittadini migliori. E Giulia una giovane moderatrice attraverso alcune domande finali ha messo in evidenza il coraggio delle donne, un dolce ricordo ha offerto Felice Cavallaro della donna e magistrata Francesca Morvillo anche lei morta nella Strage di Capaci.
Una figura che si era dedicata appunto ai giovani lavorando nell'istituto penitenziario minorile Malaspina. Una giornata ricca di emozioni per i giovani ma anche per tutti partecipanti e per i relatori a cui sono state consegnate delle targhe in ricorso.

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