“Ricordo del giardino grande” prende forma come una riflessione stratificata sul senso dell’abitare e sul rapporto tra corpo e territorio. Camminando tra le strade del quartiere, gli artisti hanno raccolto percezioni, frammenti, immagini e stati d’animo che diventano il nucleo vivo della performance. Il disagio urbano, l’abbandono, la durezza del paesaggio e il senso di estraneità convivono così con la ricerca di uno spazio altro, intimo e possibile, un “giardino” evocato come luogo segreto della memoria e della sensibilità. I flauti di Eva Geraci costruiscono traiettorie sonore sospese e mutevoli, le immagini di Sebastiano Triscari trasformano dettagli e margini del quartiere in visioni poetiche, mentre le parole di Tommasina Bianca Squadrito emergono in forma frammentata, decostruita, attraversando voce e silenzio come tracce di un pensiero inquieto e profondamente umano.
«Allontanando il racconto sistematico del disagio – spiegano gli artisti – il lavoro prova a lasciare emergere ciò che ancora resiste sotto la superficie: un resto di percezione, un luogo fragile ma possibile dove memoria, ascolto e immaginazione possano ancora generare una forma di vicinanza e di cura». La performance si svilupperà come un ambiente condiviso e immersivo, dove anche il pubblico sarà chiamato a muoversi nello spazio scenico insieme agli artisti, attraversando immagini, suoni e parole in una dimensione percettiva fluida e non convenzionale.

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