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402° Festino. Il messaggio dell'Arcivescovo: " Ci parli attraverso alcuni giovani figli e figlie di questo nostro tempo ma ugualmente belli e coraggiosi come te, ispirati come te"

"Santa Rosalia, amata nostra Santuzza e nostra celeste Patrona, stasera tu ci vuoi parlare attraverso il messaggio di alcuni giovani della tua e nostra Città, figli e figlie di questo nostro tempo ma ugualmente belli e coraggiosi come te, ispirati come te. Sono stati donati dalla vita a questa terra “bella e tormentosa”. Compartecipi pure loro di questi giorni marcati da incertezza e paura, ma anche da inequivocabili segni di speranza.
Le loro parole – come le tue – arrivano al cuore della Città, di noi tutti che la viviamo nelle case, nei quartieri, nelle strade, nelle piazze segnati da nuove e vecchie ferite, sofferenze
e contraddizioni, ansie e paure, privazioni e incertezze, violenza e morte. Parole che risuonano nel nostro oggi che grida l’urgenza di aria pulita, di resistenza, di liberazione, di riscatto, di futuro. Per tutti: adulti e bambini, anziani, adolescenti e giovani. Per quanti la abitano e la affrescano con i diversi colori della pelle, la arricchiscono con le differenti lingue e culture, fedi e spiritualità.Sono le parole delle allieve e degli allievi dell’Accademia delle Belle Arti della nostra Città – dei nostri giovani figli! – che hanno accettato di raffigurare Santa Rosalia
prevalentemente con la tecnica dell’Acquaforte e dell’Acquatinta. Le loro opere sono esposte in Cattedrale nella Cappella di S. Rosalia. Ciascuna porta una didascalia con la spiegazione di ciò che rappresenta.

Ne leggo alcune.

ELENA: «In questa incisione [...] ho voluto una Santa Rosalia come una ragazza di oggi, con la tristezza che diventa la rabbia di chi non ci sta con il nuovo sistema. La sua non
è mancanza di rispetto, ma una “rabbia sacra” contro le nuove pesti che soffocano Palermo: la mafia, la violenza e la cultura delle armi. Il suo aspetto duro è un’armatura per difendere la città che ha alle spalle, stanca e ferita. Rosalia oggi non prega in silenzio, ma urla la sua ribellione contro il male reale che distrugge il nostro futuro» (E. M.V. Cavoli)

SERENA MARIA: «In questa reinterpretazione grafica [...], ho voluto compiere una radicale operazione di sottrazione iconografica, spogliando Santa Rosalia dei suoi attributi
tradizionali come il teschio, il giglio e gli abiti agiografici per restituirle la dimensione intima e universale di una giovane donna comune. Con le mani giunte e un’unica rosa tra i capelli, la figura si distacca dalla monumentalità storica per farsi interprete delle “nuove pesti” che affliggono la Palermo contemporanea. Privata di sfarzo e retorica, la Santa diventa simbolo di una resistenza etica e spirituale; l’incisione suggerisce così che la preghiera, vissuta nella
sua forma più pura e disarmata, sia l’unico autentico baluardo di protezione e riscatto contro il degrado sociale odierno» (S. M. D’Alessandro).

CLAUDIA: «Nel mio lavoro la tecnica minuziosa dell’acquaforte e la morbidezza dell’acquatinta si fondono per dare corpo a un miracolo sospeso tra terra e cielo. Al centro
della composizione si erge la figura di Santa Rosalia, colta in un momento di dolcissima intercessione. Ai suoi piedi, un groviglio silenzioso e terreno di pecore evoca il dramma della
fine e della malattia. Tuttavia, lo sguardo della Santa non si volge al passato o al lutto, ma punta verso l’alto, guidando una metamorfosi spirituale. I candidi agnelli si staccano da
quella terra oppressa, fluttuando leggeri in un’ascensione che sa di rinascita e speranza» (C. Vattiata).

Ascolta la tua Patrona Palermo. Ascoltala. Rinasci ancora, perché l’hai ascoltata!

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