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Trionfo di cultura e inclusione a Spoleto, Antonello De Pierro protagonista a "Salotto dei Due Mondi"

Per il giornalista e leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro un presidio di resistenza intellettuale contro il disinteresse di una certa politica, impreziosito dalla straordinaria presenza artistica di Ilaria Sartini e da un profondo viaggio nella memoria storica del sociale - 
Spoleto, 10 luglio 2026 – Nella prestigiosa cornice del 69esimo Festival dei Due Mondi di Spoleto, la città umbra si è confermata ancora una volta l’ombelico del mondo per ciò che concerne l’interazione tra le diverse espressioni artistiche. Tra gli appuntamenti clou di questa edizione, ha brillato per spessore intellettuale e densità di contenuti il celebre “Salotto dei Due Mondi”, ospitato presso il Caffè Letterario del Sansi. L'evento, orchestrato e gestito dal noto professor Luca Filipponi, ha visto come ospite più atteso della giornata Antonello De Pierro, giornalista di lungo corso e presidente del movimento politico Italia dei Diritti-De Pierro.
Da sempre accanito sostenitore e promotore dei fermenti culturali, De Pierro ha calcato la scena spoletina portando con sé non solo il peso di una carriera spesa al servizio dell'informazione, ma anche la visione programmatica di un leader politico che considera la cultura l'architrave fondamentale di una società sana. Appena varcata la soglia di Spoleto, il presidente ha espresso il suo immediato apprezzamento, sottolineando di essersi trovato istantaneamente catapultato in un’atmosfera intrisa di una grande e tangibile cultura, descrivendo l'esperienza come un vero e proprio “bagno di cultura”.
Tuttavia, l'intervento di De Pierro non si è limitato alle sole lodi della kermesse. Sfruttando la sua duplice veste di giornalista e leader d'opinione, ha lanciato una sferzante e mirata frecciata a una certa classe politica contemporanea, colpevole di relegare sistematicamente la cultura ai margini della propria agenda di governo. Per l'Italia dei Diritti-De Pierro, la cultura non è un accessorio ornamentale o una voce di spesa da tagliare, bensì il motore trainante dell'emancipazione sociale e civile, un concetto che De Pierro ha ribadito con fermezza davanti alla platea del Sansi.
La presenza di Ilaria Sartini e il prestigioso riconoscimento di Luca Filipponi
Ad accompagnare Antonello De Pierro in questa importante e proficua trasferta spoletina è stata una figura di primissimo piano dell'ambiente teatrale capitolino e nazionale: la straordinaria regista, attrice, autrice, scenografa e scultrice Ilaria Sartini. Personalità poliedrica ed eclettica, la Sartini è da anni una presenza fissa e colonna portante del Teatro Patologico di Roma diretto da Dario D'Ambrosi, realtà d'eccellenza internazionale in cui ha già conquistato svariati e meritatissimi premi grazie al suo lavoro pionieristico nell'alveo del teatro integrato e sociale.
Il profondo valore del lavoro svolto da entrambe le personalità è stato suggellato dal patron dell'evento, il professor Luca Filipponi, che ha consegnato due prestigiosi riconoscimenti d'onore sia ad Antonello De Pierro sia a Ilaria Sartini. Il premio testimonia l'alto merito civile e artistico delle loro rispettive carriere, capaci di fondere l'arte visiva, la regia e l'impegno politico in un unico grande mosaico a difesa dei diritti umani e dell'inclusione. I due protagonisti, insieme agli altri ospiti, sono stati successivamente assediati dai microfoni delle numerose dirette live che hanno seguito l'evento passo dopo passo, tra le quali ha spiccato la copertura giornalistica del noto canale tematico Segnalazioni Letterarie.
L'ispirazione di Augusta Tomassini e il filo rosso della disabilità
Se il dibattito ha saputo raggiungere vette di straordinaria emotività, il merito va senza dubbio alla poetessa e scrittrice ipovedente Augusta Tomassini. Gran parte degli interventi del salotto letterario si sono infatti concentrati sulla sua lirica, dal titolo fortemente evocativo "Mi chiamo per nome”. Dal testo della Tomassini traspare un'intima sofferenza, ma anche un'attentissima e lucida riflessione sulla propria condizione di disabilità.
È stata proprio questa lettura a innescare nel presidente De Pierro una profonda catena di riflessioni e ricordi amarcord, legati a doppio filo alla sua carriera radiotelevisiva e al suo costante contatto con il mondo della non vedenza. Frammenti di memoria professionale e umana che il giornalista custodisce gelosamente nei propri file mnemonici, rievocati al pubblico come se fossero accaduti soltanto ieri.
Le note amarcord di De Pierro, gli anni '90, Radio Roma e gli "Invisibili"
Il primo, toccante ricordo condiviso da De Pierro risale agli anni '90, un'epoca d'oro per la sua carriera musicale, specie nella Capitale. All'epoca imperversava un suo disco che conteneva, tra le altre cose, un celebre inno dedicato alla Roma che veniva regolarmente diffuso dagli altoparlanti dello Stadio Olimpico. Durante il tour di promozione del vinile tra le radio e le tv più popolari dell'etere romano, in un particolare contesto in cui le telefonate dei radioascoltatori venivano ammesse in diretta senza filtri, accadde un episodio indimenticabile.
In una di queste dirette, arrivò la telefonata di una donna non vedente. Il brano appena trasmesso era "Quello che non vedi". De Pierro ha tenuto a specificare la forte valenza sociale di quel testo: la canzone non parlava della cecità in senso clinico, ma si focalizzava su tutte quelle persone che l'uomo comune non vede durante una giornata tipo per la strada. Gli invisibili del nostro tempo, reclusi dietro i muri di casa o confinati nei letti di un ospedale a causa della malattia e della solitudine. La commozione e l'emozione vibrante di quella ascoltatrice, colpita al cuore dal senso profondo del brano, sono rimaste impresse indelebilmente nella mente del giornalista.
Il modello Spoleto vs il declino di Roma, l'esperimento al buio di Tiziana Sensi
Il secondo aneddoto ha riportato la mente di De Pierro ai suoi dieci storici anni di direzione e conduzione sulle frequenze di Radio Roma. Una delle ospiti più gradite e assidue delle sue trasmissioni era la nota regista e attrice Tiziana Sensi, volto celeberrimo per gli esordi televisivi a Non è la Rai e per essere stata tra i protagonisti dell'amatissima serie TV Incantesimo. De Pierro ha ricordato con ammirazione lo straordinario laboratorio teatrale che la Sensi aveva creato appositamente per attori non vedenti e ipovedenti.
La regista mise in scena uno spettacolo rivoluzionario con gli allievi della scuola presso il Teatro Colosseo di Roma. Qui il leader dell'Italia dei Diritti-De Pierro ha aperto una dolorosa parentesi critica: quel teatro oggi non esiste più. De Pierro ha stigmatizzato duramente e con sincero rammarico il fatto che a Roma abbiano chiuso vergognosamente così tanti spazi teatrali, rivolgendo contestualmente un grandissimo elogio a Spoleto che, a dispetto di una disparità demografica abissale con la Capitale, vanta con orgoglio ben cinque teatri attivi e pulsanti.
Di quello spettacolo, il presidente ha rievocato un momento da brividi: a un certo punto, sul palco e in tutta la sala venne indotto un buio pesto e totale per circa dieci minuti. In quella totale oscurità, vennero riprodotti in sottofondo i rumori tipici di una giornata qualsiasi, costringendo bruscamente ogni presente a calarsi nella condizione sensoriale di un non vedente. Un'esperienza incredibile, che fu commentata pochi giorni dopo proprio negli studi di Radio Roma da una commossa e straordinaria Sandra Milo. L'attrice (che aveva assistito alla prima insieme a un parterre di stelle composto da Massimo Dapporto, Valentina Persia e altri) volle ringraziare pubblicamente la Sensi in trasmissione, esprimendo con parole toccanti il turbine di sensazioni provate in quel limbo di oscurità forzata.
Da Aleandro Baldi al mito di Arnoldo Foà
Il viaggio nei ricordi di De Pierro è proseguito citando le interviste realizzate sempre a Radio Roma a Francesca Alotta (storica partner musicale di Aleandro Baldi nella vittoria sanremese del 1992). In quelle lunghe chiacchierate radiofoniche, la Alotta descrisse a De Pierro la straordinaria forza emotiva e d'animo di Aleandro Baldi, raccontando aneddoti formidabili su come il cantautore toscano riuscisse a vivere appieno la sua quotidianità e la sua strabiliante carriera artistica nonostante la totale mancanza della vista.
A chiudere il cerchio degli interventi, in un perfetto parallelismo con l'opera della Tomassini, è stato il ricordo di una poesia del monumentale Arnoldo Foà. De Pierro ha ammesso di non ricordare il titolo esatto del componimento, ma ne ha riassunto il nucleo drammatico e potente: Foà scriveva di essere pronto a perdere qualsiasi cosa nella vita, ma non la vista. Un passaggio che colpì profondamente De Pierro, legato ad Arnoldo Foà e a sua moglie Anna Procaccini da una storica e solida stima reciproca, oltre che da un'importante esperienza sia professionale che amicale. Dal palco del Sansi, il presidente non ha mancato di rivolgere un caloroso e affettuoso saluto proprio ad Anna Procaccini, sigillando un intervento che ha saputo fondere, in un perfetto equilibrio, la memoria storica dello spettacolo italiano e la battaglia politica per i diritti dei più fragili.
Oltre a De Pierro e alla Sartini, il salotto ha visto anche i contributi dell'attrice Emanuela Mari e del musicista Alessandro Piccioli, i quali hanno completato una giornata di altissimo profilo artistico, dove la cultura ha dimostrato di essere, prima di ogni altra cosa, uno straordinario veicolo di empatia umana.

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