Il cuore, per gli antichi Egizi, era la sede della coscienza e della memoria e aveva un ruolo fondamentale nel giudizio del defunto nell'Aldilà. Per questo sugli scarabei veniva inciso il testo del capitolo 30B del Libro dei Morti, con l'invocazione affinché il cuore non testimoniasse contro il proprio possessore.Due reperti, due storie
Lo scarabeo del Museo Mandralisca, inventario n. 520, è realizzato in steatite giallo-bruna e misura 47 × 28 × 16 millimetri. Entrato nella collezione del barone Enrico Pirajno di Mandralisca, non presenta una provenienza archeologica documentata ed è rimasto a lungo inedito. L'iscrizione identifica la destinataria come Tadikhonsu, «Signora della Casa» e «Cantatrice di Amon-Ra, Re degli Dei». Il riferimento ad Amon-Ra e ai titoli della defunta suggerisce una possibile origine tebana, nell'area dell'odierna Luxor.
Lo scarabeo del Museo Salinas, invece, è legato direttamente alla storia archeologica di Cefalù. Fu rinvenuto tra la fine del 1939 e l'inizio del 1940 sulla Rocca di Cefalù, non lontano dal cosiddetto Tempio di Diana, dal giovane liceale Andrea Calderazzo.
È uno dei rarissimi scarabei del cuore rinvenuti al di fuori dell'Egitto e della Nubia. Realizzato in una pietra verde scura, probabilmente peridotite, è destinato a una «Signora della Casa» e «Cantatrice di Bastet», identificata nella lettura tradizionale con il nome di Tekhet.
Particolarmente significativo è il confronto con un esemplare conservato a Berlino, che ha permesso di rivedere la precedente datazione del reperto e di ricondurlo con maggiore probabilità alla XXII dinastia.
Il «giallo» degli scarabei
Proprio la diversa storia dei due manufatti alimenta il «giallo» al centro della conferenza. Uno scarabeo è stato ritrovato sulla Rocca di Cefalù; l'altro apparteneva alla collezione del barone Mandralisca. Entrambi, tuttavia, sembrano essere arrivati in Sicilia dopo essere stati originariamente prodotti e utilizzati nell'antico Egitto. Come sono arrivati a Cefalù? È questa una delle domande alle quali la ricerca non ha ancora dato una risposta definitiva. Non è possibile stabilire con certezza se i due oggetti siano giunti attraverso antichi circuiti commerciali e rapporti con il mondo punico, attraverso successive vicende di circolazione oppure, nel caso del reperto Mandralisca, attraverso dinamiche legate al collezionismo. Il loro percorso rimane dunque in parte da ricostruire. Lo studio scientifico di riferimento è quello di G. Rosati e C. Laroche, «Two Egyptian Heart-Scarabs from Sicily and a Parallel from Berlin», Rivista del Museo Egizio, 5, 2021, che ha contribuito a ridefinire la lettura e la cronologia dei reperti.
Un omaggio a Rosario Ilardo
La conferenza sarà anche un omaggio a Rosario Ilardo, già sindaco di Cefalù cultore e magister di del Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani (MASCI), attento osservatore della storia e del patrimonio di Cefalù, al quale è legata la memoria della scoperta dello scarabeo sulla Rocca. Una frase tratta da un suo articolo, pubblicato su L'Eccelsa Rupe, accompagna la locandina dell'evento: «Il ritrovamento più sensazionale fra quelli avvenuti fino ad oggi sulla Rocca di Cefalù, sicuramente quello di più forte impatto emotivo nell'immaginario collettivo». La serata vuole così intrecciare ricerca archeologica, memoria cittadina e valorizzazione del patrimonio, restituendo attenzione a una scoperta che, a distanza di decenni, continua a suscitare interrogativi e interesse.
La dichiarazione del presidente del Museo Mandralisca, Prof. Vincenzo Garbo
«Lo scarabeo del cuore conservato al Museo Mandralisca rappresenta un piccolo ma straordinario documento di una civiltà lontana nel tempo e nello spazio. Attraverso poche righe incise sulla steatite possiamo conoscere il nome di una donna, Tadikhonsu, i suoi titoli e il suo legame con il culto di Amon-Ra. È un oggetto che ci restituisce, in qualche modo, una vicenda umana vissuta quasi tremila anni fa. Ma ciò che rende particolarmente affascinante questa storia è il suo legame con Cefalù. Qui troviamo due scarabei del cuore egizi, quasi coevi, ma arrivati nella nostra città attraverso percorsi completamente diversi: uno attraverso la collezione del barone Mandralisca, l'altro rinvenuto sulla Rocca. La conferenza vuole proprio partire da queste domande ancora aperte. La ricerca scientifica ci ha permesso di comprendere meglio la cronologia, le iscrizioni e il significato dei due reperti, ma non ha ancora potuto ricostruire interamente il viaggio che li ha condotti fino a Cefalù. È questo il fascino dell'archeologia: ogni risposta può aprire nuove domande. Dedichiamo questa iniziativa alla memoria di Rosario Ilardo, che seppe cogliere il valore straordinario del ritrovamento sulla Rocca e contribuì a consegnarlo all'immaginario collettivo della nostra città. Oggi abbiamo l'opportunità di guardare a quella scoperta con gli strumenti della ricerca contemporanea e di mettere finalmente in dialogo i due scarabei».
L'appuntamento vuole essere dunque un incontro che consentirà al pubblico di conoscere da vicino la storia dei due reperti e di riscoprire una delle vicende archeologiche più singolari legate alla Rocca di Cefalù.
Conferenza
Il giallo degli scarabei egizi di Cefalù
Omaggio a Rosario Ilardo
Venerdì 25 settembre | ore 18.00
Sala Conferenze – Museo Mandralisca, Cefalù
Museo Mandralisca – Fondazione Culturale Mandralisca ETS


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