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Orbita, un anno alla Kalsa: una nuova idea di collaborazione tra cittadini e istituzioni

Dall’ex Museo della Scuola è nata la Casa della Partecipazione, che in un anno ha garantito oltre 2.000 ore di apertura, servizi gratuiti, iniziative culturali e percorsi di inclusione, per un valore sociale stimato in oltre 50 mila euro. Ora la sfida è rendere stabile questa esperienza rafforzando la collaborazione con l’Amministrazione comunale. PALERMO 30 ottobre - Un immobile pubblico abbandonato per dodici anni che torna a vivere, diventando un luogo aperto alla cittadinanza, capace di offrire servizi, costruire relazioni e generare nuove forme di solidarietà. È la storia di Orbita - Casa della Partecipazione Kalsa, il progetto nato negli spazi dell’ex Museo della Scuola, in via Alloro 95, promosso dall’associazione neu [nòi] - spazio al lavoro APS insieme a Teatro Atlante e Idea e Azione, nell’ambito del Regolamento sulla gestione condivisa dei Beni Comuni del Comune di Palermo.
A un anno dall’avvio delle attività, Orbita restituisce al quartiere e alla città un bilancio fatto di numeri significativi, ma soprattutto di esperienze concrete di welfare di prossimità, cittadinanza attiva, economia circolare e rigenerazione urbana. Un percorso che dimostra quanto possa nascere dalla collaborazione tra realtà associative e comunità locali, ma che pone anche la questione di come trasformare queste esperienze in una modalità stabile ed efficace di collaborazione tra cittadini e Pubblica Amministrazione. È stato questo il filo conduttore dell’incontro di reporting (previsto dal patto di collaborazione) dedicato al primo anno di attività, al quale hanno partecipato, insieme alla comunità di Orbita firmataria del patto, l’assessore alla Rigenerazione urbana e Centro storico Maurizio Carta, l’assessora all’Assistenza sociale e Politiche di genere Mimma Calabrò, il vice capo di Gabinetto del sindaco Sandro Follari, la responsabile dell’Ufficio Beni Comuni Paola Caselli e il presidente della I Circoscrizione Giovanni Bronte, oltre a consigliere e consiglieri comunali e circoscrizionali. Dalla discussione è emersa la necessità di fare un passo avanti. Se il primo anno ha dimostrato la capacità della comunità di costruire un presidio sociale aperto e inclusivo, resta da rendere più fluido il rapporto con le istituzioni, affinché la parola collaborazione diventi realmente l’elemento portante del dialogo tra Amministrazione e cittadinanza. Le difficoltà di bilancio e di personale degli enti locali sono una realtà, ma il tema della collaborazione non è solo un tema economico ma soprattutto di visione e di cambiamento culturale, da sperimentare nelle pratiche di sussidiarietà che accompagnano i Beni Comuni. Michelangelo Pavia, presidente di neu [nòi] e coordinatore di Orbita, ha utilizzato l’immagine di un ponte per descrivere il rapporto tra Amministrazione e cittadinanza. “L’immagine del ponte – dice Pavia- rappresenta l’infrastruttura di relazione tra Pubblica Amministrazione e cittadinanza. In questo primo anno il ponte è stato costruito con il lavoro della comunità, ma l’obiettivo non è ancora raggiunto: ora dobbiamo fare in modo che questo ponte venga attraversato nei due sensi. Noicrediamo in un cambio di cultura amministrativa che riconosca l’impatto reale di chi genera welfare sul territorio, fornendo risposte tempestive, presenza istituzionale e continuità alle sperimentazioni”. I risultati raggiunti da Orbita danno concretezza a questa richiesta. Nel corso dei dodici mesi, lo spazio ha garantito oltre 2.000 ore di apertura, con una presenza costante di circa 30 ore settimanali e accesso libero per cittadine, cittadini e studenti. La stima prudenziale del valore sociale generato supera i 50.000 euro, calcolati considerando le ore di presidio, i servizi specialistici e le risorse intercettate attraverso la progettazione sociale, sulla base del valore convenzionale di 10 euro l’ora previsto per il lavoro volontario non professionale nei bilanci figurativi del Terzo Settore. Una rete di prossimità che risponde ai bisogni del quartiere senza creare barriere o percorsi di esclusione. Gli sportelli gratuiti hanno erogato oltre 850 ore di servizio. Lo Sportello Didattico, curato da insegnanti volontarie, garantisce 60 ore mensili di accompagnamento allo studio individuale per 18 ragazze e ragazzi. A questo si aggiungono percorsi di ascolto psicologico rivolti a famiglie e minori e lo Sportello Informativo Socio-Economico, pensato per offrire orientamento e supporto a chi si trova ad affrontare difficoltà personali e familiari. Un altro ambito importante è quello della giustizia di comunità. Grazie alla convenzione con l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna (UEPE), gestita dall’associazione Idea e Azione, 75 persone impegnate in percorsi di esecuzione penale esterna e messa alla prova sono state coinvolte nel progetto di giustizia riparativa “Trame di Legalità”, a fronte di circa 200 colloqui effettuati. Il percorso ha contribuito anche alla cura e al decoro di diversi spazi pubblici della città, dal Foro Italico a via Alloro, dalla villetta della Stazione Centrale a Ballarò, fino ai Cantieri Culturali alla Zisa, attraverso interventi di pulizia e scerbatura. La condivisione delle risorse è un altro elemento distintivo dell’esperienza. L’Armadio Collettivo ha coinvolto oltre 200 persone nello scambio gratuito e dignitoso di abiti di qualità. La Biblioteca delle Cose ZERO, nata nel 2020 all’interno del coworking neu [nòi] in collaborazione con booq e presente con una nuova sede a Orbita sin dall’apertura, mette invece a disposizione circa 250 strumenti e attrezzature distribuiti in tre sedi in città. Un servizio che consente alle famiglie di utilizzare beni senza doverli acquistare e che ha prodotto, dal 2020 a oggi, un risparmio economico complessivo stimato in circa 75.000 euro. Anche la cultura ha contribuito a fare di Orbita un luogo di incontro e partecipazione. Più di 25 appuntamenti pubblici hanno animato lo spazio, tra serate interculturali del Caffè Vuci, Book Club, mostre e iniziative rivolte alla popolazione anziana. Particolare rilievo ha avuto il laboratorio permanente di Teatro dell’Oppresso condotto da Teatro Atlante, attraverso il quale la cittadinanza è stata coinvolta nell’elaborazione di risposte creative ad alcune delle principali questioni sociali della città, dalla sicurezza urbana all’emergenza abitativa. Le riflessioni si sono tradotte in performance e azioni collettive negli spazi pubblici, facendo della cultura uno strumento di partecipazione e trasformazione sociale. Per l’assessore alla Rigenerazione urbana e Centro storico Maurizio Carta, Orbita rappresenta un’esperienza capace di integrare funzioni diverse e di produrre risultati significativi. Più che un modello rigido, è un prototipo dinamico di rigenerazione urbana che adesso deve entrare in una nuova fase. Carta ha indicato la necessità di ragionare sul comparto di via Alloro nel suo insieme e di consolidare la funzione dello spazio, valutando sia lo strumento degli usi civici sia quello degli usi temporanei di recente approvazione. Quando un Patto di Collaborazione arriva a erogare servizi essenziali e a realizzare una reale sussidiarietà, ha sottolineato, l’Amministrazione deve assumersi la
propria parte di responsabilità e accompagnare le associazioni anche sul piano della sostenibilità. Sulla dimensione sociale dell’esperienza si è soffermata l’assessora comunale all’Assistenza sociale e Politiche di genere Mimma Calabrò, che ha riconosciuto nell’assenza di barriere uno dei principali punti di forza di Orbita. La possibilità di accedere al sostegno scolastico, all’ascolto psicologico e alla condivisione di beni senza filtri burocratici o soglie ISEE permette di rispondere ai bisogni reali delle
persone senza trasformare i servizi in percorsi separati o ghettizzanti. “Partecipare a un progetto, condividere l’azione e verificarne i risultati è quello che, a un anno dalla sua costituzione, Orbita ha fatto. Io credo che questo possa essere un progetto pilota, un ottimo esempio che può essere replicato in altri quartieri e altre circoscrizioni di Palermo. Sono convinta che solo attraverso una sana collaborazione tra il mondo dell’associazionismo, Terzo Settore, istituzioni e coinvolgendo al massimo la cittadinanza gli effetti positivi vengono centuplicati. Ero presente un anno fa all’inaugurazione di Orbita ed ho subito avuto la certezza che oggi avremmo raccolto questi risultati”, ha dichiarato Calabrò, sottolineando il valore di un’esperienza che può diventare un riferimento per altre realtà cittadine. Sandro Follari, vice capo di Gabinetto del sindaco, ha sottolineato il valore di un percorso nato dalla tenacia di chi ha creduto nel recupero dell’immobile quando era ancora inagibile. Tra gli aspetti più significativi ha richiamato l’integrazione delle persone in esecuzione penale esterna, considerandola una forma concreta di giustizia di comunità e prevenzione. La sfida, in questo caso, è fare in modo che l’Amministrazione sviluppi la capacità di acquisire e valorizzare progetti di questo tipo, riconoscendoli anche attraverso bandi e avvisi pubblici dedicati alla legalità e alla coesione sociale. Infine, dal punto di vista dell’Ufficio Beni Comuni, Paola Caselli ha evidenziato come i Patti di Collaborazione siano strumenti capaci di evolversi, accogliere nuovi soggetti e rigenerare le relazioni sociali. Il percorso di Orbita dimostra che la cittadinanza attiva è pronta a prendersi cura della città; diventa quindi importante che le associazioni contribuiscano a diffondere questa cultura anche nelle scuole, nelle parrocchie e in altri territori, affinché l’esperienza della Kalsa possa aprire nuove strade. Il presidente della I Circoscrizione Giovanni Bronte ha ricordato il sostegno garantito fin dall’inizio al progetto, un sostegno che i risultati del primo anno, a suo giudizio, hanno confermato. Considerando Orbita un presidio fondamentale per la Kalsa, Bronte ha accolto con favore anche la proposta di svolgere alcune sedute istituzionali del Consiglio circoscrizionale all’interno della Casa della Partecipazione, con l’obiettivo di avvicinare ulteriormente le istituzioni di prossimità al territorio e ai suoi abitanti. È proprio dalla necessità di dare continuità a questo percorso che nasce la proposta avanzata da Michelangelo Pavia di avviare il riconoscimento dell’Uso Civico e Collettivo Urbano, previsto dall’articolo 8-bis del Regolamento comunale. L’obiettivo è garantire che via Alloro 95 conservi stabilmente la propria destinazione pubblica come Casa della Partecipazione, indipendentemente dall’avvicendamento delle organizzazioni che ne curano la gestione. In questo modo, la funzione civica dello spazio potrebbe diventare un patrimonio duraturo della città e della comunità. “Per garantire che questa esperienza non rimanga legata alle singole contingenze o ai soli soggetti gestori attuali -dice Pavia- chiediamo di avviare il percorso per il riconoscimento dell’Uso Civico e Collettivo Urbano, ai sensi dell’articolo 8-bis del Regolamento. L’obiettivo è blindare la destinazione d’uso pubblica di via Alloro 95 come Casa della Partecipazione, rendendo riconosciuta, permanente e duratura questa funzione civica a prescindere dall’avvicendarsi delle organizzazioni nella gestione. Parallelamente, proponiamo di rivedere l’impiego dei fondi regionali della democrazia partecipata, pari al 2% dei trasferimenti, superando le logiche di votazione a sondaggio o like per premiare a posteriori, sulla base di risultati trasparenti e rendicontati, le esperienze di Beni Comuni che erogano servizi effettivi su temi della partecipazione”. L’incontro si è concluso con la proposta e l’impegno di organizzare un incontro pubblico su questi temi aperto alla cittadinanza.

Orbita - Casa della partecipazione Kalsa
via Alloro 95, Palermo
orbitapalermo@gmail.com


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