«Sarà focalizzata soprattutto l’analisi nei settori dell’intelligenza artificiale, dell’energia e dei trasporti, che appaiono oggi essere la cartina di tornasole di un più ampio trend normativo e regolatorio di ridefinizione delle chiavi di lettura normative ed economiche classiche – spiegano i proff. Enrico Camilleri ed Oreste Pallotta, docenti del Dipartimento di Giurisprudenza e referenti UniPa dell’iniziativa - Le due giornate di convegno e dibattito affronteranno questi temi, in un confronto dialettico aperto tra autorità di settore, stakeholders e accademici».
L’incontro prenderà il via con i saluti istituzionali di Massimo Midiri, Rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Armando Plaia, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza e Antonio Balsamo, Presidente della Corte d’Appello di Palermo.
Interverranno, tra gli altri, Saverio Valentino, Presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Giuseppe Galasso, Responsabile Dipartimento affari legali dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Dario Simeoli, Consigliere di Stato, Consigliere giuridico e Direttore Direzione Legale ARERA e Andrea Leone, Responsabile Economia Digitale, DG Partenariati Internazionali della Commissione europea
I lavori, articolati in tre sessioni di approfondimento dedicate, rispettivamente, ai temi "La regolamentazione dell'AI", "La sovranità energetica in tempi di crisi: liberalizzazione e protezione sociale" e "La politica dei trasporti: apertura dei mercati e intervento regolatorio", proseguiranno venerdì 9 ottobre.
Abstract del convegno
Nonostante i Trattati europei abbiano sempre enunciato una sorta di indifferenza per la politica economica, che viene difatti formalmente demandata agli Stati membri, la storia dell’integrazione europea ha nondimeno mostrato – fino ai tempi più recenti – uno spiccato favor per il liberismo economico, di fatto sotteso all’idea stessa di mercato interno. Si può così ragionevolmente ritenere che sia sempre esistita una politica economica di matrice europea e che essa sia stata per lunghi tratti ispirata ad un inequivocabile laissez-faire.
L’ampia difesa delle libertà imprenditoriali (diritto di stabilimento, libera circolazione dei capitali, libera concorrenza, ecc.) ha così rappresentato il volano per la massiccia operazione di destrutturazione dei monopoli esistenti, per l’applicazione rigorosa del divieto d’aiuti di Stato e delle regole di concorrenza, in chiave funzionalistica all’apertura dei mercati e alla più ampia circolazione possibile dei fattori della produzione. Tutto ciò ha prodotto forti spinte alla liberalizzazione specialmente dei settori strategici (telecomunicazioni, mercato energetico e trasporti, ad esempio) e a una non celata avversità all’intervento pubblico in economia. Parallelamente, per fronteggiare i fallimenti di mercato, l’Unione ha anche provveduto a dipanare un’efficace rete di protezione dei consumatori, mediante l’amplissima produzione legislativa in materia e il progressivo rafforzamento del relativo apparato sanzionatorio, nonché ad accrescere i propri interventi di coesione economica e sociale. Sintomatico, in questo senso, anche l’espresso riferimento - introdotto dal Trattato di Lisbona - alla classica teoria ordoliberale dell’economia sociale di mercato, che notoriamente coniugava libertà di mercato e tutele sociali, inserendo la libertà di concorrenza in una politica attiva di cornice.
Le crisi globali attuali (economiche, finanziarie, sanitarie, energetiche, geopolitiche, militari, etc.) hanno però “sparigliato” il quadro di riferimento, mostrando talvolta l’esigenza di un sempre maggiore intervento pubblico nell’economia e determinando una massiccia regolamentazione da parte delle diverse authorities di settore, al fine di creare sempre più una rete di protezione dei cittadini. In questo mutato scenario, il punto di equilibrio, dettato dall’economia sociale di mercato tra libertà individuali e diritti sociali, rischia di apparire non più adeguato alla lettura (anche scientifica) dei fenomeni in atto. In alcuni settori strategici (come la sicurezza, l’energia, i trasporti) anche i modelli di neo-interventismo liberale non appaiono più sufficienti a fronteggiare le crisi e cedono il passo a forme sempre più incisive di ricorso alla “mano pubblica” nell’economia.
Nelle crisi attuali ha così ripreso attualità il dibattito sulla politica industriale. Occorre dunque ricercare un nuovo punto di equilibrio tra libertà d’impresa, tutela dei cittadini-consumatori e politiche pubbliche settoriali, avendo sempre a riferimento i principi costituzionali italiani e dell’Unione europea.

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