L’esigenza primaria è quella di garantire la sicurezza dei ciclisti rispetto all’attuale situazione di promiscuità. Il presupposto fondamentale da cui muove l’intervento è la tutela dell'utenza debole. Lasciare via Roma nello status quo significa costringere i ciclisti a muoversi in totale promiscuità con autovetture, autobus e mezzi pesanti, in condizioni di altissimo rischio.
La scelta di realizzare due piste monodirezionali separate da segnaletica e dispositivi retroriflettenti (o cosiddetti occhi di gatto) offre una soluzione immediata che delimita lo spazio stradale. È evidente che una corsia dedicata, visibile e normata sia nettamente preferibile e più sicura rispetto al caos della carreggiata condivisa, dove i ciclisti sono costantemente esposti ai sorpassi azzardati e alla pressione del traffico motorizzato.
In questa direzione, infatti, agisce il quadro normativo di riferimento e il progetto si inserisce rigorosamente all'interno del D.L. n. 76/2020, convertito in Legge n. 120/2020, che ha modificato il Codice della Strada introducendo ufficialmente i concetti di "corsia ciclabile" (corsia specialistica a destra, delimitata da strisce destinate alla circolazione dei ciclisti) e di "pista ciclabile" a seconda degli spazi disponibili. La legge consente esplicitamente la coesistenza di queste soluzioni senza l'obbligo di barriere fisiche invalicabili laddove la conformazione della carreggiata o gli utilizzi della strada non lo permettano.
Pertanto, in coerenza con le norme che agevolano la ciclabilità in sicurezza facilitandone l’inserimento in strade altrimenti non utilizzabili, si è scelta la soluzione definitiva della corsia ciclabile senza cordolo. La scelta di non inserire un cordolo rigido in via Roma, infatti, risponde a precise necessità logistiche e di pubblica sicurezza e ai non eliminabili nell’immediato altri usi della strada.
Via Roma è un'arteria vitale, percorsa quotidianamente da mezzi di soccorso (ambulanze, vigili del fuoco) e forze dell'ordine. In caso di blocco del traffico automobilistico, l’assenza di cordoli e la presenza di un piccolo ma significativo spazio intermedio tra le corsie veicolari consentirebbe ai mezzi di emergenza di superare gli ostacoli.
In situazioni normali, la segnaletica a terra garantisce una separazione ottica e psicologica quotidiana, mantenendo però la flessibilità strutturale nei rari casi di emergenza assoluta. Inoltre, la soluzione adottata tutela l'operatività commerciale del centro storico, permettendo le necessarie e temporanee operazioni di carico e scarico merci regolamentate nonché l’efficienza delle fermate del trasporto pubblico locale su gomma, indispensabile lungo questa direttrice.
L’assessore alla mobilità sostenibile Maurizio Carta dichiara che “l'Amministrazione Comunale non intende rinunciare al cambiamento a favore della mobilità sostenibilità. Non realizzare una pista ciclabile solo perché non presenta una separazione fisica rigida significherebbe condannare Palermo a restare indietro, costringendo i cittadini a rinunciare alla bicicletta per paura del traffico promiscuo. La soluzione adottata, invece, introduce e legittima, proteggendolo, l’uso ciclabile e persegue il migliore equilibrio delle esigenze. Consente, inoltre, in attesa di ridurre il traffico veicolare su via Roma attraverso l’entrata in esercizio dell’ampliamento della rete del trasporto su ferro, di introdurre una riserva di ciclabilità in ogni caso più sicura e utile.
Non dimentichiamo, infine, che il progetto consentirà il rifacimento di tutta la pavimentazione della strada concorrendo alla sua sicurezza e riqualificherà due parti importanti dello spazio pubblico, tornando a prendersene cura come infrastruttura sociale.
Nel prendere atto delle critiche – già note – della Consulta della Bicicletta, sono certo che oltre a tutelare e promuovere i legittimi diritti dei ciclisti a una estensione della ciclabilità in piena sicurezza, essa eserciterà sempre anche il suo ruolo propositivo e responsabile nel promuovere la mobilità sostenibile a partire dai vincoli e dalle condizioni di contesto, aiutando il Comune e tutta la cittadinanza, non sempre immediatamente pronta al cambio modale, a sperimentare soluzioni concrete, anche incrementali e adattive, non osteggiando pregiudizialmente interventi migliorativi immediati – conformi alle norme – che possano concorrere alla necessaria transizione.”

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