Arcivescovo Lorefice celebra la messa allo Zen: "Chi spara a Palermo è un balordo codardo. Covertitevi altrimenti sarete dei perdenti"

Circa quaranta i presbiteri concelebranti, presenti rappresentanti delle forze dell’ordine, insegnanti, volontari, il vicesindaco di Palermo Giampiero Cannella con la fascia tricolore, gli assessori comunali Mimma Calabrò, Brigida Alaimo e Fabrizio Ferrandelli, il presidente del Tribunale Piergiorgio Morosini, deputati nazionali e regionali, consiglieri comunali e rappresentanti di vari partiti. Tutti si sono stretti intorno al parroco dello Zen, Giannalia dopo i colpi di pistola sparati all' indirizzo della Chiesa.
Nel tardo pomeriggio l' Arcivescovo Corrado L'orefice ha officiato la messa dell' Epifania proprio nel quartiere al centro dei recenti fatti di cronaca e dove ieri la polizia, in un blitz ha anche sequestrato cinque pistole. Ma il quartiere fatto non ci sta ad essere etichettato ed ha partecipato alla celebrazione."re il potere. Persino una strage degli innocenti (cfr Mt 2,16). Betlemme come lo Zen. Gerusalemme come Palermo. Un Bambino. I bambini. Una mamma che ha dato alla luce un bambino. Le mamme, le famiglie dello Zen. Gli umili pastori che adorano. I cari e degni abitanti di questo quartiere. Realtà umana semplice. Betlemme e lo Zen: periferia geografica, urbana, esistenziale. Eppure ‘centro’, se li guardiamo alla luce della fede in questo Bambino. I piccoli, i marginali. Questo Bambino è donato a tutti, anche a Palermo. A Palermo, che in questo giorno fa memoria di quell’atroce delitto del Presidente della Regione Piersanti Mattarella (con ancora troppe zone d’ombra e depistaggi), coraggioso oppositore dei subdoli poteri mafiosi e indefettibile servitore delle Istituzioni. A Palermo, che oggi conosce una recrudescenza di violenza. A questo martoriato quartiere dello Zen. I cristiani siamo umile segno di questo dono di Dio. Questo Bambino è Luce di speranza e faro di riscatto. Forza per affrontare le potenze
avverse. Presenza di contraddizione che svela gli animi, la verità o falsità che li motiva. Un Bambino che rivela i cuori di Palermo, dello Zen. Siamo qui per confessare questa fede, e il vostro vescovo, particolarmente, per confermare questa cara Comunità in questa fede. Per sostenere la speranza. Per animare la forza rivoluzionaria dell’amore. Essere qui oggi per nessuno può essere una passerella. È un’assunzione definitiva di responsabilità. Da parte di tutti noi, a cominciare dal vescovo di questa Città. A maggior ragione per chi si professa cristiano, di Cristo". Poi ha aggiunto: "Chi spara allo Zen o a Monreale, all’Albergheria o all’Olivella, a Borgo Nuovo o a Borgo Vecchio, è un balordo, è un nulla, un meschino, un fifone, un codardo che si vuole mettere in mostra per guadagnare visibilità e incutere timore ostentando la forza delle armi e il potere dei ‘piccioli’ frutto di traffici illeciti e criminali. Convertitevi a Dio. Cambiate vita se no sarete solo dei perdenti. Carissime, carissimi, allo Zen però si spara anche perché tutti abbiamo responsabilità. Tutti. Perché lo Zen è frutto di scelte precise. A cominciare dall’abbandono in atto dell’esercizio della democrazia partecipativa. Ne è un segnale puntuale la massiccia mancata partecipazione al voto. Frutto di una politica di ieri e di oggi che ha creato e mantiene quartieri ghetto. Che non si pensa come servizio affinché tutti i cittadini siano destinatari dei diritti costituzionali. [Frutto] Di una politica che non si pensa dal basso, a partire dai più poveri. Che non dà la parola ai poveri, che si fa strada servendosi dei poveri (Lorenzo Milani). Che
concentra poteri e privilegi, quando non è anche connivente con organizzazioni mafiose. Che cerca i primi posti, senza frequentare i vicoli e le case delle periferie, se non in tempo dielezioni. Abbiamo creato noi i quartieri ghetto. Abbiamo permesso noi lo scempio, qui accanto a questa chiesa di S. Filippo Neri: l’aborto di una piazza – luogo di incontro dei cittadini – diventato da decenni mondezzaio a servizio della malavita organizzata, spazio della bruttezza che rende bruti. Ringraziamo i presìdi delle Istituzioni che ferialmente abitano, vivono e sposano le ferite di questo martoriato quartiere: le Scuole e le Forze dell’ordine e di Polizia urbana, la Parrocchia e le Comunità religiose, le Associazioni di volontariato e tutte le realtà presenti che
si spendono con i fatti e non a parole. Grazie particolarmente a voi p. Giovanni e p. Filippo, e a tutte le diaconie pastorali della Comunità parrocchiale". Inoltre oltre Oltre 200 le persone, allo Zen a Palermo, stanno prendendo parte al sit-in convocato dalle associazioni del quartiere di fronte la parrocchia San Filippo Neri.Poi l' auspicio di Don Giannalia:"Una volta spenti i riflettori adesso bisogna sbracciarsi - dice il parroco, don Giovanni Giannalia - Spero che quanto successo sia servito.Non vogliamo e non possiamo fermarci, dobbiamo andare avanti per tutto quello che è accaduto. Stasera lo Zen c'è".

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