Rabbia e amore per lo Sperone, i ragazzi in teatro raccontano il quartiere

Il quartiere Sperone è nero come la tristezza perché mancano molte cose ma anche verde perché ha la speranza di crescere e migliorare. Il mare è sprecato, rassegnato, trascurato, ferito, dimenticato. E così che i ragazzi e le ragazze dell’istituto comprensivo Sperone-Pertini di Palermo vedono il loro quartiere e lo descrivono nello spettacolo teatrale “Adesso vi raccontiamo noi”, scritto e interpretato da loro, con la regia dell’autore e sceneggiatore Claudio Fava che li ha seguiti durante il percorso laboratoriale. Il progetto è stato finanziato dal Ministero della Cultura e dalla Siae e ha dato modo ai giovani, con la loro autenticità, di guardarsi attorno e dire a voce alta cosa va bene e cosa, invece, deve cambiare.
“Hanno raccontato la loro vita e il loro quartiere – spiega Claudio Fava -. Sono partiti dalla loro esperienza ed è diventata una narrazione senza filtri. Hanno raccontato ciò che spesso gli adulti non vogliono sentirsi dire. Il racconto dei ragazzi è genuino e a tratti anche impietoso. Questo racconto è diventato una piccola drammaturgia teatrale, un laboratorio in cui loro stessi recitano quello che hanno scritto”. La dirigente scolastica Antonella Di Bartolo, che ama profondamente i suoi ragazzi e cerca di dare loro opportunità sempre nuove per uscire dalla marginalità della periferia e combattere il degrado che li circonda, sottolinea l’importanza di dare ai giovani il ruolo di protagonisti. “Non portano in scena il testo di qualcun altro – dice la preside –. Portano sé stessi, i loro sogni, la loro rabbia, la loro visione sul quartiere, sulla città e sul loro futuro”. E dal palco a voce alta dicono al pubblico che sono stanchi di vedere le strade sporche e piene di buche, di sentire storie di sangue e spacciatori, di dovere andare in estate a Mondello perché nel mare che hanno sotto casa non si possono tuffare. Il desiderio di partire e andare altrove si scontra, però, con la voglia di restare perché “allo Sperone c’è rabbia, c’è paura ma c’è anche amore e speranza”.

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