La Fondazione OJS - The Brass Group annuncia l'evento in assoluta anteprima: "Canzoni per Montalbano" con Olivia Sellerio e l'OJS diretta dal M° Pietro Leveratto

Olivia Sellerio, Canzoni per Montalbano. La cantautrice palermitana porta in assoluta anteprima sul palco del Real Teatro Santa Cecilia le sue canzoni per il Commissario di Vigata in una veste del tutto nuova per Big Band negli arrangiamenti e con la direzione di Pietro Leveratto, una reinvenzione musicale pensata apposta per l’Orchestra Jazz Siciliana. Il progetto “Canzoni per Montalbano” darà vita a una produzione discografica 27 · 28 · 29 marzo 2026 – Real Teatro Santa Cecilia. Palermo 14 marzo 2016.
La stagione concertistica Brass Extra Series della Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group presenta un evento speciale dedicato alla memoria di Andrea Camilleri: la Big Band incontrerà l’universo musicale delle serie televisiva tratte dai romanzi del celebre scrittore, un universo musicale che Olivia Sellerio, autrice e interprete delle canzoni per Il Commissario Montalbano e Il giovane Montalbano II, ha fortemente contribuito a delineare; qui, per la prima volta, i suoi brani vivranno in una nuova veste orchestrale appositamente ripensata per l’Orchestra Jazz Siciliana, in programma il 27, 28 e 29 marzo al Real Teatro Santa Cecilia.
Le composizioni, nate originariamente in una dimensione intima e cameristica per un organico di corde e archi, vengono qui rilette e trasformate in una nuova orchestrazione jazz, con gli arrangiamenti e la direzione di Pietro Leveratto. Nato a Genova nel 1959, Leveratto è uno dei contrabbassisti più autorevoli del jazz italiano. Presente sulla più rilevante scena europea dalla fine degli anni Settanta, collabora con grandi musicisti italiani e d’oltreoceano, prendendo parte a numerosi progetti discografici (oltre 150 registrazioni) e imponendosi per la sua visione musicale tanto rigorosa quanto poetica. Ha composto e arrangiato musica per formazioni e contesti diversi, dalla musica contemporanea a organici tipicamente jazzistici. Docente di Composizione per il corso di jazz del Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, Leveratto è anche autore di numerosi testi e note sulla musica, e dei libri “Con la musica. Note e storie per la vita quotidiana” e “Il silenzio alla fine” pubblicati dalla casa editrice Sellerio.
“Canzoni per Montalbano” è un progetto musicale che propone un universo sonoro originale in cui le molteplici influenze musicali e culturali che coesistono nei brani di Olivia, ne enfatizzano i rimandi jazz già tra le righe e nelle corde della cantautrice, conferendo a queste sue canzoni in lingua siciliana una nuova dimensione orchestrale e narrativa. La performance nasce dal desiderio di portare questo repertorio in una dimensione orchestrale, mantenendo intatta la sua forza narrativa ma ampliandone il respiro musicale attraverso il linguaggio del jazz. Gli arrangiamenti di Pietro Leveratto trasformano le atmosfere originali in una tessitura orchestrale ricca e dinamica, nei suoi arrangiamenti la profondità espressiva della voce della Sellerio incontra la ricchezza timbrica dell’Orchestra Jazz Siciliana, dando vita a una veste progettuale musicale tutta nuova. La scrittura è caratterizzata da una forte attenzione alla dimensione narrativa della musica e da una raffinata capacità di integrare improvvisazione jazzistica e linguaggio orchestrale per big band. Olivia Sellerio nasce e vive a Palermo, da anni divisa tra i libri e la musica. Cresce nell’amore per le storie e il piacere di condividerle che diventa mestiere, eredita “cuore di carta e sangue d’inchiostro”, e sono questo battito, questo respiro, a muovere per primi la sua voce, il desiderio di farsi tramite di un racconto, testimone di canzoni che racconto sono due volte, di musica e parole. Allieva della Scuola del Brass Group, da qui un profondo legame con la Fondazione ed in particolare con il presidente e fondatore, M° Ignazio Garsia, Olivia realizza un cammino che parte in Sicilia e presto la conduce attraverso altri generi e luoghi della musica, travalica i confini con nuovi incontri dirompenti, ma in Sicilia più che spesso la riporta. Da anni impegnata nel rinnovare la tradizione musicale della sua terra, il suo lavoro è oggi un mosaico nel quale convivono interpretazioni di riconoscibile impronta jazz con vocalità mediterranee e africane, latinoamericane e neolatine, che si fondono in un incontro inedito, un’opera di ricerca e sintesi che accorda linguaggi e generi musicali dei mondi diversi - interpretati da Olivia nel tempo- coniugandoli fra loro e al melos siciliano : dai successi internazionali di “Accabbanna”, che nel 2005 firma a quattro mani ancora con Pietro Leveratto - affascinante e inedita commistione tra canto popolare siciliano e jazz d'autore, che la porta sui grandi palchi della scena nazionale e internazionale -, alle canzoni che dal 2014 scrive e canta per le serie del commissario di Vigàta raccolte e pubblicate da Warner Music in Zara Zabara. Racconti d’amore, di spartenza e resistenza, di denuncia, di accoglienza cantate dalla sua voce magnetica, scura, viscerale, una voce matrioska che ne contiene tante. Nei brani della cantautrice palermitana, ancora una volta capace di trasformare racconto e sentimento in musica, si amalgamano atmosfere mediterranee e sonorità dell’Atlantico, polvere d’Africa e folk americano, nella sua voce piena di reminiscenze e di parole attente le storie si intrecciano alla poetica siciliana e a mille radici di altri modi e mondi, a fare spola tra la Sicilia e altrove, e dalla sua isola, da questo posto incantato, crudo e meticcio, dove ancora risuona il richiamo lasciato all'umanità dalla tragedia greca, Olivia da voce, nel suo specialissimo capitolo, a queste pagine di vita, questi canti a Montalbano. Dopo la scomparsa di Andrea Camilleri, le canzoni che Olivia Sellerio ha scritto per le serie del commissario di Vigata tornano oggi come gesto d’amore e memoria: un tributo sentito a una voce che continua a raccontare la Sicilia al mondo. Sull’iniziativa interviene il presidente della Fondazione OJS – The Brass Group, M° Ignazio Garsia: “Accogliere presso il nostro teatro Olivia Sellerio con questo progetto rappresenta per la Fondazione Orchestra Jazz Siciliana un momento di grande valore artistico e culturale. Le canzoni scritte per Il commissario Montalbano sono entrate nell’immaginario collettivo e raccontano, con grande intensità poetica, una Sicilia profonda, autentica e universale. La nuova veste orchestrale ripensata da Pietro Leveratto per l’Orchestra Jazz Siciliana offre a questo repertorio una dimensione sonora più ampia e suggestiva, capace di esaltare la forza narrativa della voce di Olivia Sellerio e di valorizzare la straordinaria ricchezza timbrica della nostra orchestra. Per noi è anche motivo di particolare orgoglio ritrovare un’artista che ha mosso i suoi primi passi musicali proprio all’interno della scuola del Brass Group e che oggi rappresenta una delle voci più originali della scena musicale contemporanea. Questo concerto è un omaggio alla letteratura di Andrea Camilleri, e alla musica che ha ispirato, che, grazie alla capacità del jazz di dialogare con le tradizioni e le storie del nostro territorio, la porta verso nuovi orizzonti espressivi. A rendere ancora più significativo questo progetto sarà inoltre la realizzazione di una produzione discografica: il concerto verrà registrato per la pubblicazione di un CD destinato alla diffusione nazionale. Un’iniziativa che conferma la vocazione del Brass Group non solo come istituzione concertistica, ma come vero centro di produzione culturale, capace di creare e promuovere contenuti artistici originali con una forte visibilità anche oltre i confini della Sicilia”. Il progetto “Canzoni per Montalbano” darà, infatti, vita a una produzione discografica ufficiale: il concerto sarà registrato per la realizzazione di un CD destinato alla diffusione nazionale. Un’iniziativa che rafforza l’identità del Brass Group non solo come ente di programmazione, ma come vero e proprio centro di produzione culturale, capace di generare contenuti originali di rilievo artistico e mediatico. Del suo incarico di arrangiatore di questo repertorio Pietro Leveratto ci dice: “Dal mio primo incontro con Olivia sono passati molti anni e molta musica; trovarmi ad arrangiare per il Brass Group le sue composizioni chiude il cerchio tra un suono solo immaginato e la possibilità di realizzarlo con la voce incorniciata dai colori e dai timbri di una big band di assoluto livello, ed è impegnativo quanto emozionante”. Su questa collaborazione, interviene Olivia Sellerio: “Cantare per il Brass è commovente come un ritorno a casa, quando tornare non è sinonimo di andare nostalgicamente indietro in un luogo e nel tempo, seppur felicissimo come i miei anni da allieva alla scuola Popolare di Musica; al ritorno che intendo, e perciò fortemente mi commuove, mi ritrovo accolta a braccia aperte in un luogo caro. Cantare per il Brass e su invito di Ignazio Garsia, anima, essenza, storia del Jazz a Palermo, è un onore che ha radici profonde. A lui, ancora prima che da cantante oggi in cartellone della sua Fondazione, va la mia gratitudine di cittadina-ragazza, per la prima tessera appena tredicenne del “The Brass Group Palermo”, per i memorabili concerti ascoltati sui suoi palchi e capaci di cambiarti la vita, per la grande musica che da mezzo secolo tramanda appassionatamente, instancabilmente, alle nostre orecchie, formando generazioni di ascoltatori e musicisti.”. E aggiunge: “Considero le mie canzoni per Montalbano un ulteriore piccolo satellite al grandioso universo di Andrea Camilleri e ora vestirle di Jazz proprio per lui che affrontava la pagina come una partitura musicale - griglie, melodia, respiro -, e la scrittura - che al Jazz tanto imparentava - come una forma di improvvisazione sulla più solida struttura narrativa; per lui, ispirato dalla musica di Django, e da Nick La Rocca, ascoltato proprio a Palermo al Teatro Biondo nel 1940; per lui, che questa lezione libertaria ha tradotto in una lingua nuova, reinventando e vivificando il siciliano; per le sue parole che tante ne hanno figliato e figliano, cambiare d’abito le mie canzoni è l’emozione fortissima di offrirgli un fiore colto in un giardino in cui aveva amato passeggiare.” E ancora dice Olivia, concludendo: “Considero un grande privilegio cantare sul palco di Santa Cecilia accompagnata dai magnifici musicisti dell’Orchestra del Brass, con gli arrangiamenti di Pietro, e la sua direzione dopo un quarto di secolo dalla prima volta, quando mi ha insegnato quanto la musica sia e debba essere sentimento organizzato: una vera, speciale felicità. E su questo palco che lo avrebbe inorgoglito, stretto nella mia tasca, porterò mio padre che amandolo per allegria e di un amore contagioso, mi fece il regalo del Jazz. Per tutto questo e molto altro cantare al Brass è tornare a casa.”
Le parole e le storie di Olivia, tra queste sue canzoni:
C’è chi va per il mondo grande che pure schiva il suo abbraccio, e c’è un mondo benevolo col viaggiatore stanco, a chi parte e chi resta una dedica, un richiamo, A tìa ca lu munnu è granni...
C’è la pena del dividersi, separarsi l’uno dall’altro, dell’andare e del restare, dell’ultimo congedo e Tornu dissi amuri a cantare la spartenza.
Ci sono domande senza risposta. Dov’è nato il giorno che ti porta al largo di Tobruk e quanti ne hai miracoli di scorta da Zarzis a Cala Maluk, quanti pugni abbiamo piantati nelle tasche e resta ancora Anticchia ’i cielu supra ’a testa?
C’è un detto carico di tutti i mali della sua isola grande, “Calati juncu ca passa la china”, piegati giunco che passa la piena: pretende il piegarsi per non spezzarsi, prescrive rassegnazione, passività, come unica resistenza possibile; e c’è il batuko, pagano, selvaggio, lubrico, nocivo al buon costume secondo la chiesa cattolica e i dominatori portoghesi che lo avevano bandito. Sopravvissuto in clandestinità a secoli di divieto fino all’indipendenza di Capo Verde, oggi espressione viva e pulsante esemplare di un’altra resistenza; due declinazioni opposte della resilienza, Batuku di lu juncu, è un nuovo canto, creolo siculo, antitesi di una condanna al “quieto vivere” che esorta alla reazione.
C’è una riserva di caccia dell’ultimo re Borbone oggi parco cittadino, e una bambina nigeriana, morgana del deserto scampata al maroso qui approdata preda di altre cacce; rinnina ’i luna, rondine di luna, come troppe altre vittime della tratta, è ricattata dallo juju in Ciuri di strata.
E c’è un’altra schiavitù, sentimentale, altra storia come tante, storia di un grande equivoco che confonde l’amore col possesso, Nuddu è di nuddu (e nuddu m’avi) è il suo contro-canto, a ricordare tra rabbia e melanconia che nessuno possiede nessuno, né gli appartiene, dovrebbe semmai trattarsi di un prestito, un reciproco prestito, finché meritato e concesso.
E c’era l’amore e c’è, come solo può nelle canzoni, l’amore delle notti di luna piena e di occhi neri di luna fina che si danno appuntamento in una morna, ancora Capo Verde, la cui lingua, musica e cultura Olivia incontrerà e imparerà ragazzina e segneranno la sua formazione; qui il cuore accelera, il fiato va lento E si sfarda la negghia; c’è il malo amore, Malamuri, che ne fa scempio, e Lu jornu ca cantavanu li manu che tra le braccia, non tornerà. E c’è l’amore, perso a cambiare verso come un fiume che ancora rinasce, e Sciddicassi, amuri, la nuttata.
C'è la storia, offesa, negata, c'è la memoria storta, la verità distorta, e l'amnesia.
C'è il danno, l'inganno di un tempo sbagliato, e il ritorno di un tempo sperato di verità e giustizia; è lì che la storia rinasce Comu aceddu finici e “volta e rivolta l’aria”.
E c'è ’U curaggiu di li pedi, l'emergenza con tutto il suo scempio e mille e migliaia di sorti alla deriva.
C’è poi ‘U scrusciu d’u mari, scritto nel 2020 per l’episodio “La Rete di protezione” de “Il commissario Montalbano a un anno dalla scomparsa di Andrea Camilleri e a lui dedicato: quando gli chiedevano cosa più gli mancasse della Sicilia, Camilleri, il “mastro di parole”, rispondeva “‘u scrusciu d’u mari”, il rumore, il suono, del mare.
E ci sono i briganti in agguato nella canzone Latri di passu, per estensione gente di cui diffidare, una storia di delusione, di amicizia tradita, di fiducia mal riposta in chi, sedicente amico, nella cattiva sorte, ci volta le spalle. Da una poesia di Andrea Camilleri che vent’anni fa la affidò a Olivia perché la mettesse in musica per il cd Accabbanna (EGEA, 2025).
Per i suoi lavori in lingua siciliana Olivia ha ricevuto: il Premio speciale “Donna di scena” 2006; il Premio Donna nel Jazz 2006; il Premio Rosa Balistreri – Alberto Favara 2013; il Premio Efebo d'Oro per Nuovi Linguaggi per la Musica 2015; il Premio Donna del Mediterraneo per le Arti dello Spettacolo 2018; il Premio A.N.D.E. 2018; il Premio Mimosa d'oro 2021.

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