Particolarmente incisivi, dopo i saluti del segretario provinciale del Coisp che ha introdotto il tema, Sergio Salvia, sono stati gli interventi tecnici degli esperti del Coisp, agenti Polizia di Stato. È stato evidenziato come la condivisione di una singola immagine intima possa trasformarsi in un incubo: "Nel momento in cui inviate una foto, ne perdete la proprietà e il possesso Non è più vostra", - ha detto Adolfo Colli, ispettore della Polizia di Stato e consigliere provinciale Cois che ha parlato ai ragazzi di sexting e revenge porn.
Gli esperti hanno messo in guardia i ragazzi sulla "leggerezza" digitale: una volta che un contenuto entra in rete, resta lì per sempre, con conseguenze che possono portare intere famiglie a dover cambiare città o, nei casi più tragici, spingere le vittime a gesti estremi.
L’ispettore Roberto Rando, consigliere del COISP, intervenuto si Bullismo e Cyberbullismo, ha smontato il mito dell'impunità dei minori: "Essere minorenni non significa che non vi succederà nulla". Rando ha analizzato le dinamiche delle "chat ristrette" e del bullismo di gruppo, sottolineando come il silenzio o un semplice "like" a un commento offensivo rendano complici della violenza tanto quanto l'autore principale. Il consiglio alle vittime e ai testimoni è stato univoco: interrompere la catena dell'emulazione e rivolgersi immediatamente agli insegnanti o ai genitori.
Il momento di più alta tensione emotiva è stato segnato dalle testimonianze dirette. Linda Moceri, presidente di "Oltre le Paure", ha raccontato la sua esperienza di sopravvissuta alla violenza fisica e psicologica: "Non si deve vergognare chi subisce la violenza, ma chi la commette" e la mamma di Massimo Pirozzo uno dei tre ragazzi morti nella strage di Monreale ucciso da altri coetanei, Antonella Ciolino la cui testimonianza ha portato alle lacrime molti dei presenti.
È intervenuto anche il criminologo Alessandro Zugno, che relazionando sulla criminalità minorile legata al cyberbullismo, ha tracciato il profilo del bullo e del manipolatore, ricordando come la prima barriera contro questi fenomeni debba essere rappresentata dai pari, dalla famiglia e dalla scuola.
Presente anche la giovane psicologa Desirèe i Liberto, amica di Massimo e rappresentante dell'associazione MAS, Memoria, Amicizia, Speranza, in ricordo di Massimo Pirozzo, Andrea Miceli e Salvo Turdo, che con la lettura di una lettera che ha scritto ad un mese dai tragici fatti per raccontare il profilo dei ragazzi, ha sottolineato quanto la responsabilità individuale sia il primo passo verso una legalità reale.
Ad aprire e chiudere la giornata formativa, l'assessora alla Pubblica Istruzione Antonella Insinga che ha detto: «Questi incontri sono spunti di riflessione. Ci possono essere tante fragilità, come le abbiamo tutti, ma soprattutto legate a questa età. Quando qualcosa non va, chiedere aiuto è sempre la scelta giusta. Parlare con un insegnante, con i genitori o con un adulto di fiducia è fondamentale. Nessuno deve sentirsi solo. Ci sono anche le forze dell’ordine. Il compito delle istituzioni, della scuola e delle famiglie è proprio quello di accompagnarvi in questo percorso, fornendo strumenti, informazioni e sostegno. Concludo rinnovando il mio ringraziamento a chi ha proposto e organizzato questo incontro e a tutti coloro che ci racconteranno delle loro esperienze dandoci testimonianze dirette».
L'Amministrazione comunale che intende sostenere percorsi di formazione che rendano i giovani cittadini consapevoli, capaci di distinguere l'amore dal possesso e la libertà digitale dal rischio sociale, ha ricordato ai ragazzi quali sono gli strumenti di comunicazione, anche social, per dialogare con il Comune.

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