Una volta recuperati i 17 reperti fossili di interesse archeologico e riconducibili a diverse epoche sono stati oggetto di perizie da parte dei paleontologi del museo geologico G.G. del Sistema Museale Gemmellaro dell’Università degli Studi di Palermo, che ne ha accertato autenticità, provenienza e valore storico culturale. Nel dettaglio, il materiale recuperato si distingue per straordinaria varietà e rilevanza scientifica. Tra i reperti figurano:
- quattro esemplari paleontologici databili al periodo Cretacico, riconducibili a importanti generi Edmontosaurus, Spinosaurio Aegyptiacus, Triceratops, Hamadasuchus Rebouli:
- un artiglio di dinosauro risalente all’era Mesozoica, testimonianza di specie che popolavano la Terra circa 66 milioni di anni fa.
- undici reperti fossili, comprendente due ammoniti - antichi molluschi marini estinti da oltre 50 milioni di anni -, due fossili vegetali di tipo felce di provenienza estera e sette elementi dentari appartenenti a specie animali vissute anche nel territorio siciliano fino a circa quindicimila anni fa;
- una trilobite risalente all’era paleozoica, dal peso di circa 600 grammi, che contribuisce ad arricchire ulteriormente il valore storico e scientifico dell’intero compendio.
I reperti, dall’inestimabile valore storico culturale, sono stati importati in Italia dalla Spagna privi della documentazione richiesta dalla normativa europea di settore. Per tale ragione, i reperti sono stati sottoposti a sequestro nell’ambito di più ampie operazioni condotte dalla Guardia di Finanza a contrasto del traffico illecito di beni culturali.
La normativa di settore prevede, infatti, una dichiarazione dell’importatore o una licenza di importazione da presentare alle autorità doganali. "Si rammenta che la disciplina italiana in tema di delitti contro il patrimonio culturale espone i responsabili a gravi conseguenze anche sul piano penale sottolineano dal Comando provinciale della Guardia di Finanza.Difatti la norma punisce l’impossessamento di beni culturali appartenenti allo Stato rinvenuti a seguito di ricerche non autorizzate con la reclusione da due a sei mesi e con la multa da euro 927 a euro 1.500; mentre l’importazione di beni culturali provenienti da delitto ovvero rinvenuti a seguito di ricerche svolte senza autorizzazione, è punita con la reclusione da due a sei anni e con la multa da euro 258 a euro 5.165".

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