"Cibo di legalità" nel fare memoria al CPIA "Nelson Mandela" di Palermo

di Fabrizio Gaetano Verruso

Palermo, 23 maggio 2026 – Nel giorno dell’anniversario della strage di Capaci, il CPIA “Nelson Mandela” di Palermo ha ospitato una intensa giornata dedicata alla legalità, inserita nell’ambito di una settimana di iniziative volte a promuovere memoria, consapevolezza e responsabilità civile (per dirla con le parole dell'evento "memoria, radici e futuro).
Un appuntamento particolarmente partecipato (con due mostre annesse, nelle foto), nel quale testimonianze, riflessioni e contributi provenienti dal mondo della scuola, delle istituzioni e dell’associazionismo hanno dato vita a un confronto autentico sul contrasto alle mafie e sul ruolo fondamentale dell’educazione.

LTra gli interventi più significativi per le ricadute sui giovani quello di Noemi Di Franco, educatrice e rappresentante di Addiopizzo, che ha richiamato l’attenzione sull’odiosa imposizione del racket e sull’importanza di riconquistare, come società civile, spazi concreti di legalità. Nel suo intervento ha ricordato anche l’esperienza della squadra di calcio legata all’associazione, simbolo di un impegno sociale che passa attraverso linguaggi capaci di coinvolgere i giovani e i territori.
Il dirigente scolastico, Dario Costantino, ha posto l’accento sulla necessità di investire con decisione nell’infanzia e nell’adolescenza, considerata condizione mprescindibile per vincere la lotta contro ogni forma di criminalità mafiosa. La scuola, è stato ribadito più volte nel corso della giornata, rappresenta infatti uno dei principali argini culturali e sociali contro la diffusione della mentalità e subcultura mafiosa.
Particolarmente apprezzato anche l’intervento di Sebastiano Caracozzo, maresciallo della Polizia di Stato, che ha fatto dono di una tela raffigurante Lenin Mancuso, gesto simbolico che ha ulteriormente rafforzato il significato civile e commemorativo dell’incontro.
Antonello Marini (anch'egli intervenuto ai lavori e che ricorda avrebbe dovuto prestare servizio il giorno della strage di Capaci al posto di Rocco Dicillo) ha poi offerto una riflessione sulla cosiddetta “mafia invisibile”, espressione su cui Carmine Mancuso ha citato qualcosa come 2 mila miliardi di evasione per profitti illegali, soffermandosi sulla necessità di contrastare questa piaga attraverso investimenti concreti e progetti capaci di alimentare cultura della legalità e giustizia sociale. Un tema che, insieme ai personali ricordi familiari delle vittime, ripercorre tutti i contributi ai lavori anche nelle testimonianze di Lucia Ievolella, Carmine Mancuso e del magistrato Nicola Aiello, che hanno evidenziato nella lotta "silenziosa" e non meno efficace contro la criminalità, l’importanza della scuola, da valorizzare anche nelle carceri, quale agenzia educativa fondamentale nella prevenzione della criminalità e nel contrasto alle mafie.
Di particolare intensità emotiva, sia pure nella loro brevità, il contributo di due studenti del CPIA, ristretti presso la casa circondariale, che hanno definito queste iniziative “cibo di legalità”, sottolineando il valore umano e rieducativo di percorsi culturali fondati sull’ascolto, sulla conoscenza e sul confronto dialogico del "parlare, parlare, parlare".
Renato Persico ha successivamente evidenziato l’importanza della collaborazione tra istituti penitenziari e scuola, descrivendola come un punto d’incontro fondamentale per costruire un autentico progetto culturale di contrasto alle mafie. Una sinergia che punta a restituire centralità all’educazione come strumento di riscatto e crescita civile sulla quale fare affidamento proprio nella scuola.
Nuovamente Noemi Di Franco ha richiamato l’attenzione sulla necessità di arricchire ogni canale di diffusione della cultura della legalità, insistendo in particolare sull’importanza di sviluppare nei giovani la cultura dei sogni e del desiderio, dimensioni che non devono mai essere soffocate. Ai ragazzi, ha sostenuto, occorre offrire strumenti culturali e complessità di pensiero affinché possano leggere e comprendere una realtà sempre più articolata.
A suggellare idealmente l’intera giornata sono parse particolarmente significative all'attenzione di chi scrive le parole di Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato, riportate in una delle vetrate dell’Aula Magna del CPIA: “Studiate perché studiando si apre la testa e si capisce quello che è giusto e quello che non è giusto”. Una frase semplice e potentissima, che ha rappresentato in sintesi il filo conduttore di una giornata dedicata alla memoria delle vittime di mafia, di tutte le vittime di mafia, e delle sofferenze inferte ai loro familiari...una giornata soprattutto declinata alla costruzione di una coscienza collettiva fondata su giustizia, cultura e responsabilità.
Presente all'incontro anche Vincenzo Figuccia, deputato all'Assemblea regionale siciliana.
Gli studenti del CPIA, Iolanda e Francesco, hanno intrattenuto i numerosi ospiti con due momenti musicali.
Nel giorno in cui Palermo ricorda la strage di Capaci e il sacrificio di tutti quanti hanno speso la vita contro la criminalità mafiosa, il CPIA “Nelson Mandela” ha così rilanciato un messaggio chiaro: la lotta alle mafie passa anzitutto dalla scuola, dalla cultura e dalla capacità di educare le nuove generazioni alla libertà e al senso critico.


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