La proclamazione dei referenti è un passaggio importante perché ha spiegato Firenze “consente di avviare subito anche un percorso di formazione dedicato. L’obiettivo è ridefinire le cure primarie provinciali, lavorare meglio sul territorio per ridurre i flussi verso le aree di emergenza e dare piena continuità e applicazione al decreto ministeriale, che indica con chiarezza la direzione dell’integrazione tra ospedale e territorio. Sarà una sfida complessa, ma dobbiamo avere la forza di portarla avanti perché il fine è stare più vicini ai cittadini. Ed è una responsabilità che riguarda l’Azienda, i medici di medicina generale e tutti i professionisti della sanità”.
La giornata è stata anche l’occasione per contestualizzare l’applicazione del nuovo modello e far emergere lo spirito innovativo. I referenti, ha proseguito il dirigente generale "avranno una funzione decisiva. Dovranno coordinare le attività, definire turni e mettere insieme nelle aree già individuate le attività connesse alla presenza dei medici nelle Case di comunità e negli Ospedali di comunità. Sarà un ruolo di raccordo importante direttamente collegato all’assistenza territoriale provinciale e al supporto dei cittadini”.
Contestualmente alla proclamazione si è aperto il percorso formativo dedicato ai referenti. “Servirà – ha detto Spicola – a rafforzare le competenze, chiarire prerogative e responsabilità a sostegno dell’avvio operativo del primo luglio. L’Ordine offrirà un momento di confronto per la verifica di eventuali criticità e potere definire eventuali correttivi nei primi mesi di applicazione”.
“La figura del referente è nuova e richiede responsabilità, capacità di analisi, di monitoraggio e misurazione dei risultati, e di gestione dei conflitti - ha sottolineato Galvano -. Quando si mettono insieme professionisti che spesso hanno lavorato in modo autonomo possono emergere difficoltà e punti di vista diversi. Il loro compito sarà favorire il cambiamento, costruire relazioni e aiutare i colleghi a lavorare dentro un modello coordinato. Non si tratta di esercitare una funzione di comando, ma di raccordo tra le esigenze dei professionisti, i bisogni dei pazienti, i direttori di distretto, i funzionari e i dirigenti”.
Sulle osservazioni critiche di alcuni medici di famiglia rispetto alle Aft e alle ricadute della nuova ipotesi di accordo collettivo nazionale, il segretario ha chiarito che “le perplessità sulle Aft e sulle Case della comunità sono comprensibili, ma non possono trasformarsi in un rifiuto aprioristico perché sono previste dalla legge Balduzzi dal 2012. Il punto decisivo è evitare modelli calati dall’alto o concentrazioni rigide, costruendo invece una rete dal basso capace di tutelare la convenzione, il rapporto fiduciario con i pazienti e l’identità del medico di famiglia”.

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