A Erice ventotto artisti di fama ricostruiscono il dialogo tra il grande fisico italiano e l'arte contemporanea. C'è un Antonino Zichichi che tutti conoscono: il fisico, il fondatore del Centro di Cultura Scientifica "Ettore Majorana", il divulgatore scientifico e volto noto della tv, l’uomo capace di trasformare Erice in uno dei principali luoghi di incontro della ricerca mondiale. E ce n'è un altro, meno noto ma altrettanto straordinario. È lo Zichichi che trascorreva ore negli studi degli artisti, che discuteva di geometria con i pittori, di luce con gli scultori, di armonia con gli architetti. Lo scienziato convinto che una scoperta scientifica e un'opera d'arte nascessero dallo stesso gesto creativo: la capacità dell'uomo di osservare il mondo.
È questa la storia che racconta "Antonino Zichichi e l'Arte Contemporanea. Dalla materia alla meraviglia", la grande mostra che sarà inaugurata il 24 luglio a Erice e resterà aperta fino al 4 novembre 2026, articolandosi tra l'Istituto Wigner-San Francesco, il Castello di Venere e la Chiesa di San Pietro. Curata da Giordano Bruno Guerri, l'esposizione rappresenta la prima ricostruzione del rapporto che il grande scienziato italiano instaurò con alcuni dei più importanti protagonisti dell'arte contemporanea italiana e internazionale.
Non si tratta di una semplice antologia di opere. È il racconto di una comunità intellettuale nata intorno a un'idea che Zichichi ha difeso per tutta la vita: che “Arte e Scienza” siano le due più alte espressioni dell'attività creativa dell'uomo. "Un'opera d'arte è come una scoperta scientifica: entrambe arricchiscono l'uomo nella sua vita intellettuale e sono strumenti di conoscenza, di pace e di civiltà", scriveva il professore, scomparso a Roma il 9 febbraio 2026. Le tante opere esposte, oltre 50, raccontano incontri, dialoghi, modi diversi di interrogare il mistero della materia, della luce, del tempo, dello spazio e dell'infinito.
Lo stesso mistero che Zichichi ha inseguito per tutta la vita. La mostra prende forma proprio da questa idea. “Zichichi ebbe un rapporto particolare con la pittura – racconta Giordano Bruno Guerri - . Si improvvisò pittore negli anni Settanta comprando tutto ciò che serviva per dipingere a olio paesaggi, biciclette e barche a vela, ma presto smise; poi all’inizio degli anni Novanta riprese il pennello in mano e dipinse solo formule, interrompendosi poco dopo anche questa volta. Però da lì in poi ebbe una continua interazione con artisti coevi, coi quali gli piaceva parlare. Lo appassionava l’immediatezza del linguaggio artistico, comprensibile ai più, mentre la bellezza matematica e fisica sono più complesse per il pubblico. Dunque cercò di far realizzare opere in cui il messaggio scientifico fosse comprensibile e curò con passione mostre su Fibonacci e il Numero Aureo, dove arte e matematica, proporzioni geometriche e forme artistiche si intrecciano”. La prima fu realizzata a Castel del Monte, in Puglia, nel 2016.
Ad Erice ogni opera racconta una relazione. Le vibrazioni ottiche di Alberto Biasi, che Zichichi considerava una traduzione poetica delle leggi della natura; la luce sospesa di Horacio García Rossi, capace di trasformare il movimento in percezione; la materia rarefatta di Gregorio Botta, dove acqua, vetro e cera sembrano custodire il mistero della nascita delle stelle. E ancora l'intensità spirituale di Bruno Ceccobelli, le architetture simboliche di Piero Pizzi Cannella, le figure essenziali di Oliviero Rainaldi, le pieghe monumentali di Umberto Mariani, che trasformano il peso della materia nell’apparente leggerezza dei tessuti.
La mostra attraversa così alcuni dei protagonisti assoluti dell'arte italiana del Novecento. Emilio Greco, che diresse la Scuola di Arte e Scienza della Fondazione Majorana; Umberto Mastroianni, autore del Monumento di Erice dedicato al dialogo fra arte, fede e scienza, commissionato dal professore e inaugurato nel 1993 da Giovanni Paolo II; Francesco Messina, che fuse l'Efebo di Erice; Emilio Vedova, con la sua energia gestuale; Luciano Ventrone, maestro dell'iperrealismo, in mostra con l’opera “Incontro a Giarre”, olio su tecnica mista su tela; Giuliano Vangi, che Zichichi contribuì a far conoscere quando ancora il sistema dell'arte non gli aveva tributato il riconoscimento internazionale; Ettore de Conciliis, interprete lirico dell'acqua “dolce” di laghi e fiumi e autore del monumentale Monte Pellegrino a Palermo la sera; Piero Guccione, il pittore del mare, presente con il celebre “Gattamelata” (da Giorgione), in olio su tela, posto nella Sala del Trono del Castello di Venere, come ideale cerniera tra il paesaggio reale e quello dipinto, il d’après simboleggia che i condottieri esistono oggi nel nostro mondo così come nel Rinascimento.
Accanto ai grandi maestri emergono figure provenienti da altri mondi del sapere, testimonianza di quella visione umanistica che Zichichi coltivò per tutta la vita. Lo scrittore Tahar Ben Jelloun, che proprio a Erice preparò la sua prima mostra da pittore; l'etologo Danilo Mainardi, che disegnava con la stessa curiosità con cui studiava il comportamento animale; il giurista e storico Ortensio Zecchino, presente con una ricerca fotografica dedicata alle nuvole; il surrealista svedese Henry Unger, che illustrò L'Infinito, il primo libro di divulgazione che il professore pubblicò, e che presenta in questa mostra “Passeggiando” del 2019, un elefante surrealista dipinto con colori a tempera. Il percorso si apre poi al presente.
Alcuni artisti hanno voluto rendere omaggio alla memoria di Zichichi con opere nate appositamente per questa esposizione. Vito Bongiorno, Angelo Colagrossi e Mauro Magni interpretano il rapporto fra uomo, cosmo e materia con lavori realizzati espressamente per Erice, trasformando il pensiero scientifico in immagine contemporanea. Alexandra Schaffer restituisce il ritratto fatto al professore, uno degli ultimi con lui ancora in vita (Assioma dell’invisibile, 2025, acrilico su tela, cm 50x100), colto nella vivacità dello sguardo e nell'ironia che lo rendevano un interlocutore inesauribile. Lucia Crisci immagina invece l'ultimo incontro del professore con la bellezza: una dama che lo accoglie come nell'indimenticabile finale del musical All That Jazz di Bob Fosse, sospendendo il racconto tra memoria e cinema. Saranno presenti gli artisti Vito Bongiorno, Angelo Colagrossi, Mauro Magni, Alexandra Schaffer ed Ettore de Conciliis, testimoni di un dialogo tra arte e scienza che continua ancora oggi, al vernissage che si terrà il 24 luglio alle ore 19.00 all’Istituto Wigner – San Francesco. Interverranno, tra gli altri, oltre a Giordano Bruno Guerri, anche in veste di soprintendente della Fondazione Erice Arte, Pietro Maria Fragnelli, vescovo di Trapani, Daniela Toscano Pecorella, sindaco di Erice, Nicola Adragna, presidente della Fondazione Erice Arte, Lorenzo Zichichi della Fondazione Ettore Majorana.
Questa mostra evidenzia in Erice un polo umanistico e scientifico, come Zichichi la pensava. Il luogo dove si rinnova un’eredità profonda: l’idea che la meraviglia sia il punto di origine comune della conoscenza e creatività dell’uomo.

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