"I dati raccontano una storia ben diversa – prosegue Scotti – oggi il contingente forestale regionale è composto da circa 12 mila lavoratori stagionali che, rapportati alle effettive giornate lavorative, equivalgono a meno di 6 mila addetti a tempo pieno.
Sono loro a garantire il presidio di oltre 25 mila chilometri quadrati di territorio, tra i più esposti d'Italia al rischio incendi, con un'età media vicina ai sessant'anni e operando, troppo spesso, con mezzi e attrezzature che necessitano di essere profondamente rinnovati".
Per il segretario generale della Fai Cisl Sicilia, "non è più accettabile continuare a utilizzare questi lavoratori come capri espiatori di un sistema che non funziona". "Le responsabilità - aggiunge Scotti - non possono essere scaricate su chi ogni anno opera in condizioni difficili per difendere il patrimonio boschivo siciliano. I forestali non sono il problema: sono una parte essenziale della soluzione".
La Fai Cisl Sicilia sottolinea come la prevenzione rappresenti la vera arma per contrastare gli incendi .
"La manutenzione del bosco, la pulizia del sottobosco e la realizzazione dei viali parafuoco devono essere completate tra l'inizio della primavera e il mese di maggio – prosegue Scotti – quando i cantieri vengono aperti con il materiale vegetale già secco si arriva tardi: si rincorre l'emergenza invece di prevenirla".
Il sindacato ribadisce inoltre una criticità denunciata da anni: in numerosi casi i lavoratori forestali vengono impiegati nella pulizia di aree comunali prima di aver completato gli interventi di prevenzione all'interno dei boschi.
"Abbiamo sempre contestato questa impostazione – aggiunge Scotti – la priorità deve essere chiara: prima si mettono in sicurezza le aree forestali con i viali parafuoco e la manutenzione del sottobosco; successivamente si interviene nelle aree limitrofe a rischio e solo dopo si possono destinare le maestranze ai comuni. Invertire quest'ordine significa indebolire l'intero sistema di prevenzione".
La Fai Cisl Sicilia riconosce l'impegno e le risorse che l'Amministrazione regionale ha messo in campo per affrontare questa difficile stagione estiva. Tuttavia, l'esperienza dimostra che la gestione dell'emergenza, da sola, non è più sufficiente.
"Serve uno sforzo ulteriore – sottolinea Scotti – ocorre una riforma coraggiosa del settore che garantisca la presenza del personale per dodici mesi l'anno, consenta una vera pianificazione delle attività di prevenzione, favorisca il ricambio generazionale attraverso nuove assunzioni e investa nel rinnovo dei mezzi antincendio boschivo, delle attrezzature e dei sistemi di comunicazione. Solo così potremo difendere davvero il nostro patrimonio ambientale e le nostre comunità".

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