Procuratore de Lucia: " Senza denunce è difficile fermare il pizzo. Palermo è cambiata ma non del tutto: c'è chi ha fatto sparire le bottigliette incendiarie piazzate davanti al suo locale"

di Ambra Drago
Un'analisi su quanto sta accadendo a Palermo, con una recrudescenza del fenomeno mafioso legato anche alle recenti richieste estorsive ai danni di diversi esercizi commerciali sul versante sud occidentale del capoluogo e altresì un momento di confronto anche per la categoria giornalistica chiamata a raccontare i fatti. Questi elementi sono stati alla base dell'incontro che si è tenuto a Cre.zi Plus dei Cantieri Culturali della Zisa organizzato da Assostampa Sicilia. A moderare l'evento il giornalista e componente del Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti di Sicilia, Franco Nuccio. Riflessioni che hanno avuto come spunto altresì la presentazione del libro del Procuratore Capo di Palermo, Maurizio de Lucia scritto insieme al giornalista de La Repubblica Palermo Salvo Palazzolo dal titolo: " La mafia è cambiata".

A fronte delle recenti operazioni che hanno portato al'esecuzione di 22 misure cautelari e all'individuazione del presunto responsabile delle estorsioni, ritenuto in Salvatore Verga ci sono alcuni dati che non passano sotto traccia come ha delineato il Procuratore de Lucia: "Cosa nostra ha sempre un legame con le sue vittime anche fuori dal suo territorio. Cerchiamo dipiegare che la mafia non è finita e illustrare i profili di modernità che sa benissimo cogliere. La mafia non rinuncia alle estorsioni perchè è un modo per controllare il territorio, poi un altro aspetto da attenzionare è anche il reinvestimento dei capitali . Nell'ultima inchiesta ( quella degli arresti della "banda del kalashnikov) armi che non sono state trovate abbiamo scoperto anche altro.

Abbiamo individuato materiale risalente al conflitto Jugoslavo e anche russo -ucraino e non sono elementi da sottovalutare. Passando all'avanzamento tecnologico e quindi ai nuovi strumenti da parte della criminalità organizzata per far cassa. Si parla di bitcoin, sono i piu conosciuti ma bisogna dire che il livello di opacità di questi strumenti è formidabile. in buona sostanza dobbiamo occuparci dalle bottigliette con richieste del racket al riciclaggio che ormai esce dai confini nazionalima è il nostro lavoro e continuaiamo a farlo con impegno e dedizione".


Presenta anche il sindaco Lagalla a cui è stata posta una riflessione a pochi giorni dall'anniversario dell' uccisione di Libero Grassi. "credo che la sensibilità generale di questa città sia diversa rispetto a quella di 35 anni fa. Lo vedo nelle Istituzioni e nella popolazione che hanno una resistenza diretta e anche una indignazione . Di contro abbiamo fattori che persistono e uno di questo è che a fronte di richieste estorsive il numero delle denunce è esigui.Sta alle istituzioni far vedere come ci sia un atteggiamento compatto. E grazie alle Forze polizia e all'Autorità giudiziaria ci sono stati straordinari risultati ed è un elemento rassicurante anche per i commercianti e per la comunità . Il sindavo ha il Compito di stimolare e rafforzare tutte le associazioni di volontariato e civile che fanno del tema dellaLegalità un punto di forza e secondo fare un muro comune e lo abbiamo visto anche nel Comitato per l'Ordine Pubblico e per la Sicurezza con il presidente Meloni e terzo garantite la infrastrutturizzazione di controllo e di vigilanza e partecipare a tutte le operazioni di Alto Impatto che consentono di mettere a sistema il controllo amministrativo e della movida".




Al primo cittadino e al procuratore de Lucia è stato chiesto se sia necessario, la militarizzazione della città." Io ho sempre auspicato un cambiamento della missione " Strade sicure" in qualcosa legata alla città metropolitana esordisce il sindaco Lagalla. . La possibilità di avere un rincalzo in alcune ore, io non la vedo come militarizzazione semmai lo vedo come un controllo rafforzato della città".

Sul punto si espresso il Procuratore de Lucia :" In linea generale per me l' Esercito deve fare i suoi compiti istituzionali in linea di massima. L'Esercito non deve essere un alibi. Non è paragonabile all'operazione dei Vespri siciliani, perchè Palermo è diversa. C'è ancora però paura della mafia. Alcuni commercianti, è emerso durante le idagini, per timore hanno fatto sparire le bottiigliette a loro indirizzate con la richiesta di pizzo. Non è confortante. C'è ancora da fare un lavoro enorme sulla città. Apprezziamo lo sforzo della amministrazione comunale ma c'è molto da fare è. Noi dobbiamo rendere una città vivibile per evitare che la mafia peschi nei substrati più deboli e complessi. Mi imbarazza dirlo ma manca la pulizia, la luce o realizzare spazi aggregativi per i ragazzi dove poter anche effettuare dello sport".

Tra i relatori l'avvocato Fabio Lanfranca che ha difeso tante vittime del racket:" Banalmente la ragione principale della scarsità delle denunce è la paura. Ci sono persone che preferisocnonquella falsa tranquillità. Il filo che lega le estorsioni di prima e di ora è la paura. A me pare che questo dato sia stato intriettato dalla criminalità sia stato sfruttato e anche spettacolarozzato. La pubblicità delle azioni criminali è questa la vera novità. Oggi sotto i riflettori si spara e serve a paralizzare le vittime e lo si fa in un modo talmente violento e colorito e che evoca fenomeni che riguardano e si collegano ad azioni del passato. Bisogna lavorare sul sentimento di paura su chi viene vessato".

Un incontro a cui ha partecipato il giornalista de La Repubblica Palermo:" Noi non siamo spettatori. Il compito dei giornalisti è capire la ragione delle cose e anche anticipare. Tutto quello che è accaduto era prevedibile. Palermo tornerà presto nelle dimensioni di violenza ma anche per tutta la droga che circola. Dove c'è droga c'è violenza. Noi dobbiamo fare inchieste anche sui consumatori della droga, ce lo raccontano le ordinanze e abbiamo chiesto ai Sert i consumi. Credo che Palermo stia andando verso un baratro".

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