Un pubblico numeroso, attento e partecipe ha riempito ieri pomeriggio, venerdì 10 luglio, il Chiasso Beato Pino Puglisi, a pochi passi dal Duomo di Monreale, per l’apertura della seconda edizione di *Chiasso d’Arte*, la rassegna letteraria ideata dalla dott.ssa Claudia Scavone* e promossa dall’Associazione Culturale Festina lente*, in collaborazione con il Comune di Monreale.
Un luogo antico, raccolto e suggestivo, tornato ancora una volta a vivere attraverso i libri, il confronto, la memoria e la partecipazione della cittadinanza.
A inaugurare la nuova edizione è stato lo scrittore Francesco Teriaca con il romanzo Je suis Ducrot, dedicato alla figura di Vittorio Ducrot e a una delle stagioni più affascinanti e complesse della storia di Palermo: quella in cui impresa, artigianato, arte, innovazione e cultura riuscirono a dialogare in modo straordinario.Il Chiasso Beato Pino Puglisi, oggi isola pedonale, rappresenta uno spazio urbano recuperato alla fruizione pubblica grazie anche all’impegno costante dell’*Associazione Culturale Festina lente*, che da anni lavora per sottrarre questo angolo della città al degrado e al silenzio, restituendogli una funzione culturale e sociale.
Proprio su questo aspetto si è soffermata l’assessore all’Istruzione del Comune di Monreale, *Patrizia Roccamatisi*, presente all’apertura della rassegna e particolarmente lieta di inaugurare la seconda edizione di *Chiasso d’Arte*.
Nel suo intervento ha sottolineato il valore di un appuntamento che dovrebbe diventare stabile nel calendario culturale cittadino, capace di dare voce a un angolo antico di Monreale e di contribuire a scrivere una nuova storia per questi luoghi: una storia fatta di cultura, arte, partecipazione e cura.
L’assessore ha inoltre evidenziato quanto sia importante il contributo di tutte quelle persone che amano realmente la città e che, con il proprio impegno, consentono di recuperare, valorizzare e far vivere spazi che rischierebbero altrimenti di essere dimenticati.
Un messaggio perfettamente in sintonia con lo spirito della rassegna.
Ad aprire ufficialmente l’incontro è stato il presidente dell’Associazione Culturale Festina lente, dott. Rosario Lo Cicero Madè, che ha introdotto la manifestazione e passato la parola alla *dott.ssa Claudia Scavone, ideatrice di Chiasso d’Arte* giunta alla seconda edizione su richiesta del sindaco di Monreale Alberto Arcidiacono dell’assessore allo Sport e Spettacolo Salvatore Giangreco e dell’assessore all’Istruzione Patrizia Roccamatisi.
Questa seconda edizione vede inoltre la collaborazione dell’Auser di Monreale – Circolo Biagio Giordano rappresentata durante l’incontro dal sindacalista Biagio Cigno** e dalla poetessa Maria Sapienza.
Tra il pubblico erano presenti rappresentanti dell’Auser e dell’Associazione Nazionale Carabinieri, il **generale Rocco**, presidente dell’Associazione Nazionale Guardia di Finanza, il **prof. Stefano Gorgone**, già dirigente scolastico ed ex sindaco di Monreale, e l’artista **Pippo Madè**.
Al centro dell’incontro, naturalmente, il romanzo di Francesco Teriaca.
*Je suis Ducrot* ricostruisce la figura di un imprenditore che non può essere ridotta alla sola storia di una fabbrica di mobili. Vittorio Ducrot fu protagonista di un’idea di impresa nella quale produzione, arte, artigianato, innovazione e responsabilità sociale cercavano continuamente un punto di equilibrio.
Le Officine Ducrot rappresentarono uno dei luoghi nei quali la Palermo tra Otto e Novecento seppe dialogare con l’Europa. Il rapporto con l’architetto Ernesto Basile, l’elaborazione di un linguaggio Liberty ispirato alla natura, alle forme vegetali e a una nuova idea dell’abitare contribuirono a fare della produzione Ducrot un riferimento non soltanto economico, ma anche estetico e culturale.
Il libro ricostruisce però anche le difficoltà di un imprenditore costretto ad affrontare crisi economiche, regime fascista e guerra, cercando nello stesso tempo di garantire continuità al lavoro dei suoi circa **1.500 dipendenti**.
Proprio questo aspetto è stato messo in evidenza negli interventi di **Biagio Cigno** e **Maria Sapienza**, che hanno colto uno dei nuclei più importanti del romanzo: la necessità di recuperare e tramandare una storia ancora poco conosciuta e di riportare alla luce la figura di un imprenditore capace di concepire il lavoro non soltanto come produzione di profitto, ma anche come costruzione di qualità, competenza e bellezza.
A condurre il confronto è stata **Claudia Scavone**, che ha posto all’autore una serie di domande collegando la vicenda di Ducrot alla filosofia, alla letteratura contemporanea, alla memoria e al tema della conservazione del patrimonio.
Particolarmente significativa la riflessione sul valore degli oggetti che sopravvivono alle persone.
Partendo dai mobili Ducrot, ancora oggi presenti in case, edifici e collezioni, Scavone ha richiamato il pensiero di **Ruth Millikan** e il rapporto tra oggetto, funzione, storia e trasmissione, collegandolo anche a *I convitati di pietra* di **Michele Mari**, vincitore del Premio Strega 2026.
Un mobile, in questa prospettiva, non è soltanto materia lavorata. Conserva il progetto di chi lo ha disegnato, la mano di chi lo ha costruito, il corpo di chi lo ha utilizzato e la memoria degli ambienti che lo hanno accolto.
Gli oggetti diventano così archivi silenziosi: rimangono quando le persone non ci sono più e continuano, in qualche modo, a raccontarle. Poi il dibattito si è spostato sulla tutela della bellezza e del patrimonio.
Claudia Scavone ha ricordato la distruzione di **Villa Deliella**, uno degli episodi più dolorosi della storia urbanistica palermitana e simbolo della progressiva cancellazione di una parte importante del patrimonio Liberty della città.
Da qui una delle domande centrali rivolte all’autore:
«Cosa possiamo fare di concreto per la cura della bellezza?»
Francesco Teriaca ha indicato nella conservazione degli archivi, nello studio, nella ricerca e nell’approfondimento gli strumenti essenziali per impedire che storie, opere e persone vengano cancellate dalla memoria collettiva.
Tramandare, dunque, significa prendersi cura. Significa custodire le storie, studiarle, renderle accessibili, continuare a interrogarle e farle conoscere alle nuove generazioni.
Una riflessione particolarmente significativa per un libro come *Je suis Ducrot*, letto anche fuori dall’Italia e oggetto di interesse in ambito universitario.
La vicenda di Vittorio Ducrot supera infatti i confini della biografia individuale e diventa uno strumento per interrogare il presente.
L’incontro si è concluso con una domanda legata all’immaginazione e alle possibilità future dell’intelligenza artificiale.
Scavone ha chiesto a Teriaca che cosa avrebbe domandato a Vittorio Ducrot se, un giorno, una tecnologia del futuro rendesse possibile dialogare con una ricostruzione di chi non è più fisicamente presente ma continua a vivere attraverso la memoria e le opere.
La risposta dell’autore è arrivata con ironia:
«Perché non hai pensato di delocalizzare l’azienda, visti tutti i problemi?»* Una battuta che, in realtà, contiene uno dei temi centrali del romanzo: il legame profondo tra Ducrot, Palermo, i suoi lavoratori e un progetto d’impresa costruito intorno alla convinzione che il lavoro potesse produrre non soltanto ricchezza, ma anche cultura e bellezza. L’intervento dell’artista *Pippo Madè* ha riportato il pubblico alle atmosfere della Palermo del primo Novecento e del dopoguerra. Al termine della manifestazione, Madè ha omaggiato Francesco Teriaca con una propria opera dedicata alla storia della **Targa Florio disputata nel Parco della Favorita di Palermo**, idealmente collegata a quella stagione felice e internazionale della città raccontata anche nel romanzo.
Il grande riscontro di pubblico registrato durante il primo appuntamento ha confermato la capacità della rassegna di creare partecipazione e di trasformare il Chiasso Beato Pino Puglisi in un vero luogo di incontro.
Un antico spazio urbano che, per un pomeriggio, si è riempito di sedie, voci, libri, storia, filosofia, arte e memoria.
Ma soprattutto di persone.
Ed è proprio questo il senso più profondo del progetto: restituire vita ai luoghi attraverso la cultura e dimostrare che il recupero di uno spazio non si esaurisce nell’intervento materiale, ma continua ogni volta che quel luogo viene abitato, condiviso e riconosciuto dalla comunità.La seconda edizione di Chiasso d’Arteproseguirà con altri due appuntamenti, sempre alle ore 17 nel Chiasso Beato Pino Puglisi**.
Il *24 lugliosarà protagonista lo scrittore, poeta e batterista jazz Francesco Cusa, con la presentazione del libro *Rime Sboccate*. L’incontro proseguirà con la performance **Drums & Books**, nella quale parola, letteratura e improvvisazione musicale entreranno in relazione attraverso il suono della batteria. *Rime Sboccate* è un libro che lavora sul linguaggio con libertà, ironia e provocazione, restituendo alla parola una dimensione ritmica e performativa e mettendo in discussione convenzioni e forme prestabilite.
Il 31 lugliosarà invece ospite Francesca Bommarito con il libro Albicocche e sangue. Un titolo che accosta dolcezza e ferita e apre a una narrazione capace di attraversare memoria, esperienza e complessità emotiva, offrendo al pubblico un nuovo spazio di confronto sul potere della letteratura di dare forma anche a ciò che spesso rimane difficile da raccontare.
Chiasso d’Arte conferma così la propria vocazione: contribuire a scrivere una nuova storia di cultura e arte per uno dei luoghi più antichi della città, attraverso il lavoro di chi Monreale la ama, la vive e continua ogni giorno a prendersene cura.
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Seconda edizione di “Chiasso d’Arte”.Pubblico numeroso per l’incontro con lo scrittore Francesco Teriaca .L’assessore Patrizia Roccamatisi: «Appuntamento che dovrebbe diventare fisso, capace di scrivere una nuova storia di cultura e arte»
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