Il viaggio di "Bradamante" oltreoceano non è un semplice spostamento geografico. È un approdo simbolico, un ponte gettato tra la Sicilia e una delle metropoli più multiculturali del mondo, sede di una storica e vivace comunità italiana.
Portare una riflessione così profondamente radicata nel contesto italiano, e in particolare siciliano, significa rimettere in circolo concetti come memoria, identità e conflitto, dentro quella "dimensione diasporica" che da sempre interroga il complesso rapporto tra le proprie radici e il senso di appartenenza.
Un tuffo negli anni '70 e '80: quando il corpo femminile diventa campo di battaglia
"Bradamante" affonda le sue radici in un periodo cruciale della storia italiana: il passaggio tra gli anni Settanta e Ottanta. Una stagione di profondi cambiamenti, segnata dalla chiusura dei manicomi e dall'approvazione della Legge Basaglia, che rivoluzionò la cura della salute mentale e la definizione di cittadinanza. In questo scenario storico e sociale, D'Angelo posiziona il corpo femminile come fulcro di una tensione costante tra controllo sociale e autodeterminazione.
La protagonista, il cui nome evoca un'eroina cavalleresca, non è un'eccezione, ma una metafora collettiva. Il suo percorso tra reclusione e scelta personale diventa l'emblema di una lotta universale per la libertà, che passa attraverso la presa di parola e la riappropriazione del proprio destino. Il sottotitolo lapidario – "Io sono la mia scelta" – non è solo una frase, ma una dichiarazione d'intenti, un grido di libertà contro ogni forma di imposizione e coercizione.
Dalla parola al gesto: un teatro che è spazio critico
Nel lavoro di Simona D'Angelo, la parola non è mai un'entità isolata. Essa dialoga incessantemente con il gesto, con il silenzio carico di significato e con una drammaturgia del corpo che rifugge il compiacimento narrativo per scavare nella materia viva dell'esperienza umana. Un approccio che rende il suo teatro viscerale e profondamente autentico. Il tragitto di "Bradamante", da Palermo a New York, non è solo una rotta sulla mappa. È il coraggioso tentativo di innalzare una riflessione sulla libertà femminile e sulla dignità umana a un orizzonte internazionale. In un'epoca in cui il teatro rischia troppo spesso di cedere alla logica del "prodotto", l'operazione di D'Angelo ci ricorda e ribadisce la sua natura più autentica: quella di essere uno spazio critico, un luogo di coscienza e, soprattutto, un esercizio di verità.
Nessun commento:
Posta un commento