Un thriller che intreccia arte, fede, storia, scienza e mistero è "Elohim. L' ombra del principio" di Andrea Cascia

di Ambra Drago
"Elohim. L' ombra del principio" è un thriller che intreccia arte, religione, storia e mistero. La storia ruota attorno a un antico diario che custodisce verità sconvolgenti, talmente pericolose da spingere qualcuno a compiere un assassinio per impedirne la rivelazione, arrivando a colpire persino un Papa determinato a svelarle. Abbiamo intervistato l’autore, Andrea Cascia.
Come mai ha scelto di scrivere il libro Elohim. L'ombra del principio edito da Spazio Cultura Edizioni, tra l'altro è la sua prima creazione editoriale
"Questo libro nasce da un periodo di profonda solitudine. Non quella romantica che si legge neimanuali di scrittura creativa, ma quella vera, quella che ti arriva addosso di notte, per motivipersonali e familiari, e ti lascia solo con i tuoi pensieri. In quelle ore vuote ho cominciato a farmidomande — su ciò che diamo per scontato e che invece non lo è.A un certo punto mi sono imbattuto in un fatto storico che mi ha folgorato: un esorcismoavvenuto nel 1601 nella Valle di Gressoney, i cui atti sono ancora conservati presso l';Archivio di Stato di Torino e presso la Prevostura di Verres, ma di cui quasi nessuno parla. Da lì è partito tutto.L'esorcismo, un Papa morto dopo ventisette giorni, un dipinto di Velázquez custodito a Palermo: pezzi di un mosaico che chiedevano di essere messi insieme.Scrivere è diventato il mio modo di attraversare quel silenzio e dargli un senso.
Lei non è scrittore per professione, nella vita è un assistente di volo. Quali sono state le sensazioni quando ha avuto modo di tenere in mano il suo libro?
"Guardi, è difficile spiegarlo senza sembrare retorico, ma provo a essere sincero. Quando ho avutoil libro tra le mani, la prima sensazione è stata di incredulità. Per anni quelle pagine erano esistitesolo nella mia testa, nelle notti insonni, in file salvati e riscritti decine di volte. Vederle diventareun oggetto concreto, con un peso, una copertina, un odore di carta stampata, è stato come vedereuna parte di me prendere forma fuori di me.È stato un momento molto intimo. Non di trionfo, ma di gratitudine silenziosa. Come quandofinisci un viaggio lunghissimo e ti rendi conto che ce l';hai fatta, ma sei troppo stanco per festeggiare. Sorridi e basta. E poi c'è una cosa che non avevo previsto. Le traiettorie della vita sono imprevedibili — io sono un assistente di volo, non vengo dal mondo dell' editoria, non ho frequentato scuole di scrittura creativa. Eppure il riscontro che sto ricevendo dai lettori è qualcosa che non mi aspettavo e che mi commuove ogni volta. Persone che mi scrivono, che mi raccontano cosa ha smosso in loro questa storia, che mi chiedono del prossimo libro. È quel tipo di risposta che non puoi programmare e che, quando arriva, ti dà la spinta per andare avanti. Se oggi sto continuando a scrivere con lastessa urgenza di prima — forse con ancora più convinzione — è anche grazie a loro.

In quanto tempo lo ha scritto?
"La gestazione è stata lunga, perché non è un libro che si poteva improvvisare. C';è stata prima una fase di ricerca approfondita — mesi passati a studiare. Volevo che ogni dettaglio fossefilologicamente plausibile: se descrivevo un'iscrizione o magari una tecnica di restauro, dovevareggere a una verifica. Poi è venuta la scrittura vera e propria, che è durata oltre un anno, trarevisioni, riscritture e quel lavoro paziente di cesello che un thriller storico richiede. Non avevofretta. Preferivo essere fedele alla storia piuttosto che veloce. Il libro rientra nel genere thriller e prende le mosse da un fatto realmente accaduto, un esorcismo risalente al 1601.

Come mai ha deciso di raccontare questo accadimento inparticolare e durante la scrittura ha attinto da fonti storiche?

"Quell'esorcismo mi ha colpito per una ragione precisa: è un evento documentato con un rigorequasi processuale — gli atti esistono, sono consultabili — eppure è stato progressivamenterimosso dalla memoria collettiva. Non cancellato, ma reso invisibile. Questo contrasto tra la precisione della documentazione e il silenzio che la circonda mi ha fatto pensare che lì sinascondesse qualcosa di narrativamente potentissimo. Non una verità da ricostruire, ma una soglia da varcare con l'immaginazione.Le fonti storiche sono state fondamentali. Leone XI, morto dopo ventisette giorni di pontificato nel1605 in circostanze che hanno sempre alimentato sospetti. Il Cardinale Roberto Bellarmino, figurapotentissima della Chiesa. Padre Annibale Serra, l';esorcista inviato dal vescovo di Biella. Tutto ciòche nel romanzo sembra;inventato; poggia invece su un terreno storico solido.I personaggi sono realmente esistiti o sono frutto della sua fantasia?La risposta più onesta è: dipende da dove si guarda. Leone XI, il Cardinale Bellarmino, donFrancisco, padre Annibale Serra — sono tutti esistiti davvero. I documenti ci sono, le loro traccesono verificabili. Ma un romanzo non è un saggio storico, e qui entra in gioco quella che Samuel Taylor Coleridge chiamava sospensione dell';incredulità quel momento in cui il lettore smette di chiedersi è vero? e comincia a chiedersi e poi cosa succede?. È un patto silenzioso tra chi scrive e chi legge. Lo scrittore si impegna a costruire un terreno credibile — solido, documentato — e il lettore, in cambio, accetta di camminare su quel terreno senza controllare ogni passo.Io ho cercato di onorare quel patto. I personaggi storici sono il fondamento, la roccia su cui poggia tutto. Attorno a loro ho tessuto un'architettura narrativa. I protagonisti contemporanei —Valentina Barresi prima di tutti — nascono dall'invenzione, eppure sono nutriti di qualcosa dimolto reale: emozioni che conosco, luoghi che ho vissuto, domande che mi porto d
entro. La lineatra storia e finzione nel romanzo è volutamente sottile. Non perché voglia ingannare il lettore, ma perché è proprio in quella zona d'ombra — dove il documento si interrompe e l';immaginazioneprende il suo posto — che il thriller trova il suo respiro più autentico.

Uno dei personaggi è una ricercatrice che lavora nella Galleria d'Arte Moderna a Palermo,Valentina. Questo personaggio ha degli aspetti autobiografici?

"Valentina è profondamente autobiografica, ma forse non nel modo che ci si aspetterebbe. Noncondivide la mia professione, ma condivide qualcosa di più intimo: il mio sguardo. Il mio modo diosservare le cose senza mai accontentarmi della superficie, di sentire che sotto ciò che appare c'èsempre qualcos'altro che aspetta di essere portato alla luce.
E poi Valentina vive nei miei luoghi. Il suo appartamento è il mio. Via Terrasanta, dove abita, è lamia via a Palermo. Quando lei descrive ciò che vede e ciò che sente, in realtà sono io che raccontocosa provo ogni volta che torno nella mia città. Ho lavorato su di lei con rispetto, come si lavora suqualcosa di fragile. Volevo una donna competente, razionale, ma attraversata da una solitudinesilenziosa che riconosco come mia. La sua ricerca nei documenti e nelle cripte riflette una ricercainteriore: capire chi si è, scavando in se stessi".

Accanto al libro è stato ideato un trailer molto interessante e accattivante. Come è nata l'idea?
"Il trailer nasce dalla stessa ossessione per l'atmosfera che ha guidato la scrittura. Volevo che chinon conosceva il libro potesse percepirne la densità, il respiro, l';inquietudine ancor prima dileggere una sola riga. Non un riassunto, ma un';esperienza sensoriale: immagini, suoni, silenzi cherestituissero lo spirito del romanzo. L'idea era quella di creare una soglia visiva, un invito a entrare in un mondo che si percepisce quasi fisicamente. Così come nel libro ho cercato di far sentirel'odore della polvere negli archivi e il freddo delle cripte, nel trailer volevo che quelle sensazioni passassero attraverso le immagini. Non doveva spiegare: doveva evocare".

Lei è palermitano. Quanto c'è della sua città in questo libro?
"Tutto. Palermo non è semplicemente lo sfondo di questa storia — è una presenza viva, quasi unpersonaggio con un carattere e un umore propri. Sono siciliano, e scrivo di quei luoghi perché sonoquelli che conosco nel profondo, quelli che mi porto dietro anche vivendo altrove.La Sicilia è una terra dove il sacro e il profano convivono senza mai risolversi del tutto. Dove ilpassato non è qualcosa di concluso, ma una pressione costante che riemerge quando meno te loaspetti. Le chiese barocche con i loro simboli pagani, le cripte dimenticate, quella luce violenta chemette a nudo invece di proteggere — tutto questo è il terreno naturale di una storia che parla di verità sepolte. Palermo mi ha insegnato che bellezza e mistero sono due nomi per la stessa cosa: un equilibrio instabile tra ciò che si mostra e ciò che si nasconde. Valentina non potrebbe compiere la sua ricerca altrove. E io non avrei potuto ambientare questa storia in nessun altro posto al mondo".

Se dovesse indicarmi un motivo per acquistare il libro, quali sono i punti di forza?
"Gliene dico uno solo, il più importante: questo libro non vi lascerà dove vi ha trovati. Non è unthriller che si esaurisce con l'ultima pagina. È una storia che vi farà venire voglia di cercare, diverificare, di porvi domande che forse non vi eravate mai fatti. La trama è avvincente — due pianitemporali che si intrecciano, enigmi nascosti nell'arte, una caccia che attraversa la Sicilia piùoscura — ma il vero punto di forza è un altro: tutto poggia su una base storica reale. L'esorcismodel 1601 è documentato. Leone XI è morto davvero dopo ventisette giorni. I luoghi esistono.Questo vi costringerà a chiedervi: fin dove arriva la storia e dove comincia il romanzo? È quella zona d'ombra che rende Elohim diverso da un thriller qualsiasi. Vi lascerà con un dubbio che continuerà a lavorare dentro".

Sinora qual è il complimento più bello che ha ricevuto da chi ha letto il suo libro?
"Ce ne sono stati diversi che mi hanno toccato, ma quello che porto con me è quando qualcuno miha detto: Non riuscivo a smettere di leggere, e quando ho finito non riuscivo a smettere di pensarci. Ecco, questa è esattamente l'ntenzione con cui ho scritto Elohim. Non volevo solo intrattenere — volevo lasciare un segno, un';inquietudine produttiva, quella sensazione di nonpoter tornare esattamente come eri prima di aver letto quelle pagine. Sapere che per qualcuno èstato così mi dice che il libro ha fatto il suo lavoro".

Andrea Cascia ha qualche altro progetto in cantiere?
"Sì, e ci tengo a dirlo perché è qualcosa che mi sta molto a cuore. Mentre chiudevo Elohim, un' altrastoria aveva già preso forma. Si chiama Il Codice Hybla, ed è un romanzo già scritto, in attesa dipubblicazione. Al centro c';è un personaggio molto diverso da Valentina: Tommaso Malaspina, unostorico dotato di una memoria assoluta — che non è un dono, ma un peso. È ciò che lo rendeindispensabile e, allo stesso tempo, vulnerabile. Attraverso di lui ci muoveremo tra archivi, simboli e documenti sepolti, e ci chiederemo se nel processo di unificazione italiana ci sia qualcosa che non ci è mai stato raccontato.
Scrivere, per me, non è un gesto isolato ma un percorso continuo. Elohim è stato il primo passo —il libro che dovevo scrivere per capire che tipo di scrittore volevo essere. Ma la strada è ancoralunga, e le domande non si esauriscono. Quanto a Valentina, non la considero un personaggio atermine: se tornerà, sarà perché la storia lo richiede".

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