Presentato il libro "'U Maxi" di Pietro Grasso: "Scritto non per nostalgia ma per dire ai giovani che la legalità, la verità e la giustizia non si ereditano si scelgono ogni giorno".

di Ambra Drago
Presentato nell' aula bunker del carcere Ucciardone in occasione dei 40 anni dal Maxiprocesso il libro del già Presidente del Senato Pietro Grasso. Lui che quel 10 febbraio del 1986 era giudice a latere del Presidente Alfonso Giordano nella celebrazione del processo alla mafia. Il libro "U' Maxi" ripercorre le tappe di quegli anni raccontando in modo scorrevole anche gli spaccati giuridici investigativi. La presentazione é stata affidata alla giornalista dell'agenzia di stampa Adnkronos, responsabile della sede palermitana, Elvira Terranova. Un primo momento emozionante la platea ha vissuto nel racconto del giudice Leonardo Guarnotta all'epoca nel Pool antimafia guidati prima da Rocco Chinnici e poi da Caponetto. "Bisogna ricordare che é stato il più grande processo alla mafia e voglio ricordare i giudici Falcone e Borsellino il cui impegno é stato massimo e hanno pagato con la vita il contrasto alla criminalità organizzata". Prima del Maxiprocesso c'era una sottovalutazione del fenomeno mafioso ha sottolineato alla platea l'ex pn del Maxiprocesso Giuseppe Ajala. Non era facile trovare i giudici popolari pronti ad affiancare i giudici togati facenti parte della Corte di Assise. Presente alla presentazione una componente Lidia Mangione all' epoca insegnante che ha raccontato l'emozione di quegli anni. " L'emozione era superiore alla paura. Comunque l'ho superata certo non nascondo che essere osservate da persone di quel calibro era inquietante ma ce l'abbiamo fatta". Invece l' avvocato Stefano Giordano all'epoca sedicenne la visse diversamente essendo il figlio del Presidente di Corte d' Assise."La famiglia fu travolta dalla situazione. Voglio ringraziare il Presidente Grasso per aver parlato di mio padre nell' appendice". 

Una caratteristica di questo libro é stata anche la realizzazione di un "glossario" ovvero termini usati nel gergo della mafia. Alla domanda sul motivo perché ha deciso di scrivere il libro. " Rivedendo tutte le immagini della Rai che ringrazio ho le sato che rimanevano delle parti ma dietro c'erano anche le storie delle vittime, di chi si era costituito parte civile. Avendo più di tempo mi sono dilettato a rivedere il tutto. Non ho voluto fare la cronaca ma ho voluto dare la mia percezione. Sono stati 22 mesi qui e mi emoziona ancora tornare. Ho avuto pure problemi alla gamba con una flebite m il processo doveva andare avanti ad ogni costo. Non ci potevamo fermare. É stato un periodo che ha cambiato la mia vita però mi ha anche formato. Dopo questo ho avuto una capacità di resilienza notevole e con la consapevolezza che se c'è impegno si raggiungono i risultati. Queste storie sono state raccontate per fare memoria e che diventa un tassello per il futuro. Certi valori non si possono ereditare ma sono il frutto di una scelta quotidiana".

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