«La Sicilia ha conquistato Wine Paris 2026», ha sintetizzato l’assessore regionale all’Agricoltura Luca Sammartino, descrivendo un padiglione “vivo, pulsante, affollato di incontri, strette di mano, emozioni”.
Un luogo che ha funzionato da ambasciata enologica dell’Isola, capace di unire tradizione e innovazione, identità e mercato, radici e orizzonti globali.
Il dato più evidente è la crescita: dalle 25 aziende del 2025 si è passati a 41 nel 2026.Non un semplice incremento numerico, ma il segnale di una domanda internazionale in espansione e di una filiera che ha scelto di presentarsi compatta. «Le richieste sono raddoppiate – ha spiegato il commissario Irvo Giusy Mistretta – e per ragioni di spazio non abbiamo potuto accogliere tutte le aziende. Per questo abbiamo già avviato un’interlocuzione con l’organizzazione della fiera per acquisire nuovi spazi nel 2027».
La prospettiva è chiara: più spazio non solo per esporre, ma per posizionare. Dare alla Sicilia del vino una presenza ancora più forte e riconoscibile significa valorizzare la pluralità dei territori – dall’Etna a Marsala, da Vittoria a Pantelleria – dentro un’unica narrazione coerente. È qui che l’Isola mostra la sua maturità: non come somma di eccellenze isolate, ma come sistema capace di parlare con una sola voce.
A Wine Paris il vino siciliano è stato anche – e soprattutto – relazione. Tra buyer, operatori e stakeholder internazionali, ogni calice ha funzionato da ponte: verso nuovi mercati, nuove collaborazioni, nuove opportunità. In questa cornice, la promozione si è fatta visione: investire in enoturismo, formazione e innovazione non è più un’opzione, ma una strategia strutturale. «Il vino è ambasciatore di una terra capace di raccontarsi con un’unica voce», ha ribadito Sammartino, indicando una rotta che va oltre la singola fiera.
Wine Paris si conferma così una piattaforma centrale per il racconto della filiera siciliana, anche grazie alla sinergia con Enit e con la Federazione delle Strade del Vino, e agli appuntamenti fuori Salone che hanno portato il brand Sicilia dentro la città. Ma il successo non è solo di immagine: è di contenuto. Le aziende hanno messo sul tavolo una riflessione matura su come parlare ai giovani, su come custodire il passato traducendolo in linguaggi contemporanei, su come essere più etiche, accessibili e sostenibili senza perdere valore identitario.
È il segno di una regione che non si limita a vendere vino, ma propone una cultura del vino. E che, nel panorama internazionale dei grandi territori enologici, rivendica un ruolo da protagonista non per moda, ma per coerenza, qualità e profondità di racconto.
Il 2027, con un padiglione più ampio, sarà un nuovo banco di prova. Ma il risultato di Parigi dice già molto: la Sicilia non alza solo l’asticella della presenza fieristica. Alza quella del posizionamento strategico. E lo fa con la consapevolezza di chi ha capito che, oggi, competere nei mercati dei vini pregiati significa unire prodotto, territorio e visione in un’unica, riconoscibile firma: Sicilia.
Ludovico Gippetto





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