Quella che Roy Paci vive col jazz è una storia d’amore appassionata e turbolenta, ricca di colpi di scena, di momentanei intiepidimenti e repentini ritorni di fiamma, condotta sul filo di un corteggiamento seduttivo che gioca tra malizia e tenerezza, tra sensualità e spensieratezza: una storia che, comunque, lo lega al jazz in modo viscerale e imprescindibile, soprattutto per quella inesauribile voglia di sperimentare e vivere esperienze sempre nuove e imprevedibili che da sempre anima il trombettista di Augusta. In ciò Roy Paci è rimasto in fondo lo stesso ragazzo di quando, neanche decenne, cominciava a suonare nella banda municipale della città natale. All’interesse per il jazz presto se ne aggiungeranno altri, specie a partire dagli anni Novanta, quando prende a girare il mondo sostando a lungo in Sudamerica, tra Argentina e Uruguay, per poi andare a suonare la “makossa” africana in Senegal. Quando rientra in Italia, il trombettista (ma anche cantante, compositore e produttore discografico) comincia a mettere a soqquadro la scena musicale nazionale ed europea promuovendo e partecipando a mille avventure sonore, tra cui, per citarne solo alcune, Persiana Jones, Mau Mau, Qbeta, Banda Jonica, Aretuska, Africa Unite e Corleone; per non parlare delle innumerevoli collaborazioni con artisti di rango come Vinicio Capossela, Daniele Silvestri, Caparezza, Ivano Fossati, Subsonica, Piero Pelù, Negrita, Mike Patton, Tony Levin e, soprattutto, Manu Chao col quale farà un lungo tour mondiale dopo aver registrato assieme un album di grande successo (“Próxima estación: Esperanza”). C’è pure Sanremo tra le sue scorribande: nel 2018 partecipa in coppia con Diodato (la loro canzone finirà ottava) e proprio tra pochi giorni tornerà sul palco dell’Ariston nella serata delle cover assieme a Samurai Jay e Belén Rodriguez. Quella di Roy Paci è una musica meticcia con un’anima decisamente groove, è un cocktail ad alta gradazione alcolica di jazz, latin, ska, folk, world music, funk, tradizione popolare medi terranea e molto altro. Questa inedita collaborazione con l’Orchestra Jazz Siciliana offre un repertorio che, a parte qualche classico del jazz e di Tenco (da Paci sempre prediletto), abbraccia un po’ tutta la sua carriera e che ora viene esaltato dagli arrangiamenti originali di Vito Giordano e Ninni Pedone: insomma, è la nuova e affascinante esperienza di un percorso artistico ancora in continua e magnifica evoluzione.
La Stagione Brass in Jazz 2025-2026:
Lauren Henderson Quartet – Sombras
La “new voice” del latin jazz che racconta, con calore e intensità, il ponte tra jazz americano e radici afro-latine.
5 · 6 · 7 · 8 marzo · 12 · 13 · 14 · 15 marzo
Gunhild Carling
La “regina svedese dello swing”, polistrumentista e show-woman travolgente
12 · 13 · 14 · 15 marzo
Funky Knuckles – The Jazz World
La band di Dallas che fonde groove, elettronica e improvvisazione: pura energia sul palco.
19 · 20 · 21 · 22 marzo
Peter Cincotti – Colours of Palermo
Il crooner newyorkese che intreccia pop e jazz in un omaggio speciale alla città.
9 · 10 · 11 · 12 aprile
Infoline Fondazione The Brass Group: 091 778 2860 - 334.7391972, info@thebrassgroup.it, www.thebrassgroup.it, fb fondazionethebrassgroup.

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