"La resurrezione di Gesù – il Giusto perseguitato,oltraggiato ed eliminato –, è il giudizio di Dio sulle vittime e i carnefici dell’intera storia umana che si ostinano nel male: «Il nostro Dio è un Dio che salva; il Signore Dio libera dalla morte», inabissa l’alterigia di «chi percorre la via del delitto» esordisce nella sua omelia l'arcivescovo Corrado Lorefice. Poi l'Arcivescovo ricorda il sibolo di sepolcri attualizzandolo. "Come non ricordare i sepolcri che contengono i corpi esangui di tanti giovani, bambini e bambine che sono stati uccisi ultimamente a Palermo, a Messina, a Gaza, in Ucraina, in Congo, Sudan, Myanmar? E l’immenso sepolcro che è diventato il Mediterraneo? La morte esige di esser presa in tutta la sua drammatica crudezza, così come si scaraventa nelle visceredi ogni donna che corre al sepolcro di chi ha generato e amato. E di quelle che non hanno nemmeno un sepolcro dove andare a piangere.Eppure le donne hanno continuato a vegliare durante tutta la notte. Hanno attraversato il buio vegliando. La loro notte, come le notti del mondo, la loro veglia come le veglie dell’umanità. Veglie che si prolungano nei tempi, veglie di donne e di uomini che cercano, che soffrono, che lottano, che amano. La notte e la veglia di questo nostro tempo; la nostra notte, la nostra veglia. La notte dei corpi che annegano nel Mediterraneo o di quelli stramazzati a terra nelle movide violente e di ‘sballo’ dei nostri centri storici. La notte dei corpi disseminati nelle strade delle città bombardate del Medioriente o dell’Ucraina. La notte sempre più buia delle connivenze e delle corruzioni che si consumano nei palazzi del potere. È la notte dell’umano. Dell’umanità che si disintegra. Che affonda. Che viene annientata".E conclude l'arcivescovo: "È Pasqua. È il Passaggio del Signore. Lasciamoci rigenerare. Ringiovanire. Affondinonell’acqua le stanchezze, le grettezze, gli egoismi, le idolatrie mondane, le indifferenze, ipregiudizi, le vendette, l’intolleranza, lasciamo nell’acqua tutto ciò che è vecchio e meschino. Emergiamo a vita nuova. La Pasqua di Cristo è la nostra pasqua, il nostro passaggio a nuova vita, siamo pasta nuova, siamo azzimi , così che in noi e attraverso di noi passi a nuova vita un pezzo di mondo: la città (la Casa comune), la comunità cristiana, la famiglia, il luogo del lavoro e della professione, del tempo libero, il territorio e l’ambiente che ci circonda. Dal buio alla luce, dalla morte alla vita, dalla disperazione alla speranza, dalla violenza all’amore, dalla guerra alla pace, dalla “globalizzazione dell’indifferenza e dell’impotenza” alla globalizzazione della solidarietà e della corresponsabilità. Annalena Tonelli,una volontaria cristiana forlivese, uccisa il 6 ottobre 2003 in Somalia, in una testimonianza,disse: «Sono stata per anni nel mezzo della guerra. Ho sperimentato nella carne dei miei, diquelli che amavo, la cattiveria dell’uomo, la sua crudeltà, la sua iniquità. E ne sono uscita con una convinzione incrollabile che ciò che conta è solo amare» La Pasqua di Cristo ci rigenera come artigiani della pasqua del mondo".
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