Sotterrato e riscoperto durante i lavori del tram Apre al pubblico per la prima volta il Ponte delle Teste mozze

Sarà visitabile per Il Genio di Palermo, poi per altri due finesettimana - Nel programma del festival anche l’eclettica Casa Savona e l’antica Porta MazaraPRESS KIT CON FOTO E VIDEO
PALERMO. È ritornato alla luce dopo un secolo, grazie ai lavori per la linea del tram: finora era un po’ una leggenda, il ponte scomparso di cui restava traccia soltanto negli schizzi dei viaggiatori del Grand Tour e in qualche foto dell’inizio del secolo scorso; sulle sue campate, secondo alcuni storici, si svolse la battaglia tra Borbone e Garibaldini che tentavano di aprirsi la strada verso lo Stradone di Porta di Termini per entrare a Palermo.
Oggi si scendono i gradini e ci si trova in un ambiente sotterraneo occupato interamente dal Ponte delle Teste mozze, superbo e inatteso, praticamente intatto con le sue tre campate. Grazie alla collaborazione con l’Amat e con il Comune, sarà possibile visitarlo per la prima volta durante il Genio di Palermo, festival organizzato dalla Fondazione Le Vie dei Tesori, giunto alla sua quinta edizione: e non sarà l’unica sorpresa perché, finito il weekend del festival, il Ponte delle Teste mozze sarà visitabile ancora negli altri due fine settimana a cavallo del 25 aprile e dell’1 maggio. Aprirà ogni venerdì, sabato e domenica (fino al 3 maggio) ​dalle 10 alle 17.30.
“Un altro tassello di storia ritorna in vita: grazie alle Vie dei Tesori, apriamo il Ponte delle Teste mozze, sito dimenticato della città - dice l’assessore comunale al Turismo, Alessandro Anello – ma anche una vera bellezza del tutto inattesa: un modo per promuovere la città”. “Il ponte delle teste mozze è stato affidato ad Amat durante i lavori di realizzazione dei lavori del tram – spiega Giuseppe Mistretta, presidente di Amat – Accompagniamo sempre gli eventi del Comune organizzando bus e tram per raggiungere i siti. E abbiamo siglato un accordo con Le Vie dei Tesori che hanno già proposto al pubblico le visite sia alle officine che al deposito del tram di via Castellana”.
Originariamente in legno, poi dal 1577 in pietra, questa struttura sorgeva a pochissima distanza da quel Ponte dell’Ammiraglio che sembra emergere dal terreno. Un tempo questo tratto del fiume Oreto si diramava in due bracci e su uno di questi c’era questo Ponte che deve il suo nome pittoresco al cippo del Piano di Sant’Erasmo - dove si esponevano le teste dei condannati a morte per decapitazione - che fu trasferito qui a metà Settecento, a poca distanza dal piano dei Decollati adibito a cimitero. All’ inizio degli anni Trenta del secolo scorso, il Ponte delle Teste Mozze venne totalmente interrato e in questo modo scampò incredibilmente alla demolizione quando fu deviato il corso dell’Oreto. Nel 2014 durante la realizzazione della linea tramviaria e grazie agli scavi della Soprintendenza, l’antico Ponte è stato recuperato e messo in sicurezza: è esattamente sotto il valico in acciaio su cui oggi passa il tram. “Per tre weekend Vie dei Tesori con Comune e Amat proporrà questa visita eccezionale: un ponte dimenticato negli ultimi 130 anni, tanto che non si sapeva neanche più bene dove fosse – interviene Marcello Barbaro, vicepresidente della Fondazione Le Vie dei Tesori - Sarà possibile non solo scendere fino al ponte con le sue tre campate, ma anche comprendere l’importanza di questo punto di accesso alla città: il percorso di visita partirà da Ponte dell’Ammiraglio, scenderà sotto terra e raggiungerà poi il Piano dei Decollati, seguendo l’antico percorso del fiume Oreto: oggi negletto, era invece parte integrante della vita della città”.
Ma non sarà il Ponte delle Teste mozze, l’unica sorpresa del Genio di Palermo, il viaggio nella bellezza sotto lo sguardo benevolo del patrono laico della città, quel Genio barbuto che ama gli artisti, i creativi, gli ideatori. Da domani (giovedì 16) a domenica 19 aprile il programma si srotola tra 11 luoghi, altrettante esperienze e 5 passeggiate, oltre a Le Vie del Commercio, una sezione dedicata alle autentiche botteghe artigiane. Oltre a Ponte delle Teste Mozze, si potrà scoprire ciò che seppero creare due geni creativi, come il decoratore e scenografo visionario Gino Morici, e l’ingegnere eclettico Giuseppe Arici: nata in piena Art Déco, tra il 1936 e il 1938 Casa Savona è rimasta intatta per quasi un secolo. Oggi ci si muove tra stanze affrescate, arredi maliziosi che nascondono marchingegni. È stata acquistata dalla Regione Siciliana e restaurata dalla Soprintendenza: anche questo sarà un viaggio affascinante e del tutto inedito, possibile venerdì 17 e sabato 18 aprile dalle 9.30 alle 12.30, per pochissimi visitatori alla volta. [visita stampa: venerdì 17 aprile alle 9.30]
Si visiterà invece solo domenica 18 aprile, dalle 10 alle 13, a cantiere aperto, e con la guida dello storico Carmelo Lo Curto che l’ha studiata, Porta Mazara, la più antica della città, tornata alla luce quando venne demolito il bastione di Pescara a fine dell’Ottocento. L’antica Ma’skar, citata già dall’arabo Ibn Hawqal nel X secolo, per secoli è rimasta celata dentro il baluardo, e tornò alla luce solo nel 1885, durante la demolizione della seicentesca Porta Montalto. Oggi proprietà del Comune, si trova all'interno dell'area recintata degli edifici di Patologia dell'Università, nel cuore dell’Albergheria. Sotto gli archi sopravvissuti si notano ancora tracce di affreschi molto pregiati. Pare vi fossero raffigurati quattro santi – Giacomo Maggiore, Antonio Abbate, Pietro e Bartolomeo – due per parte sui lati della volta a botte, mentre in cima dominava un tondo con il Cristo Pantocratore. Alcuni di questi affreschi, oggi rimossi e conservati alla Galleria d’Arte moderna, testimoniano la straordinaria ricchezza artistica di un luogo rimasto segreto per secoli.
Organizzato per il quinto anno dalla Fondazione Le Vie dei Tesori in collaborazione con l’Università di Palermo, l’assessorato regionale ai Beni Culturali e Soprintendenza, il Comune, l’Amat e numerose altre istituzioni, il festival del Genio di Palermo è un vero inno alla creatività della città sotto la “protezione” del nume barbuto; quest’anno durerà un intero weekend, raccogliendo luoghi, esperienze e passeggiate. Oltre alla straordinaria occasione di visitare Casa Savona, il Ponte delle Teste Mozze e gli affreschi della Porta Ma’skar, ritroveremo il Genio nell’arazzo settecentesco di Palazzo Comitini; si passerà dai sontuosi salotti di Villa Niscemi a quelli di Villa Boscogrande, tanto amati da Visconti; dagli affreschi ritrovati dell’ex Mulino Sant’Antonino (grandioso esempio di archeologia industriale, in corso di restauro) a quel capolavoro neoclassico che è il Politeama; al convento di Santa Maria del Gesù ai segreti delle Repentite; dall’affresco sopravvissuto di Palazzo Costantino alla chiesa di Sant’Euno e Giuliano diventata la “casa della memoria” di chi ha lasciato la propria terra, tramite l’installazione NOSTOS del documentarista Stefano Savona. Dai dipartimenti universitari sbucano la Gipsoteca di Architettura che custodisce un modello della Mole Antonelliana, e la collezione di 34 immense tavole ottocentesche usate da Giovan Battista Filippo Basile per insegnare agli studenti; del tutto inedito, lo spazio di ricerca come l’AIRH Lab di Scienze Umanistiche dove robot e Intelligenza artificiale dialogano con l’uomo.
Ritornano gli amatissimi voli sulla città sul Piper cercando il Genio dall’alto, e si potranno contare a una a una le 5000 mattonelle di Stanze al Genio con Pio Mellina che aggiunge alla collezione un preziosissimo acquamanile del XVII secolo. Con i frati del convento di Santa Maria del Gesù, si cercherà il segno di San Benedetto il Moro, con Fulvia Scaduto si scoprirà la confraternita degli Aromatari, mentre sarà lo storico Pierfrancesco Palazzotto ad aiutare a distinguere le tombe nel cimitero monumentale. Dai semi alle essenze: Orto Botanico aprirà sia il semenzaio che il neonato laboratorio di distillazione (di solito aperti solo agli studiosi) per capire non solo da dove nasce ogni pianta, ma anche quali profumi possono esserne ricavati.
Nelle cinque passeggiate tematiche, gli esperti saranno affiancati dalle guide turistiche tra meraviglie botaniche, tesori d’arte, collezioni scientifiche, vicoli e piazze, e tanta natura. Si cercheranno i creativi nei secoli, si ritroverà il mistero dei Beati Paoli, si parlerà di geni e truffatori, e dei “giustiziati” in tre secoli. Fuori porta nel verde: si salirà al castellaccio di Monreale e si raggiungerà l’affascinante contrada Agrifoglio.
LE VIE DEL COMMERCIO. È un festival nel festival. Quattro giorni di visite, esperienze e degustazioni (da domani, 16 aprile, a domenica) in sedici, tra botteghe storiche, laboratori artigiani e nuovi creativi che hanno scelto di tornare a popolare i vicoli del centro. Sono tutti geni artigiani, ognuno nel suo campo: dai maestri che intrecciano ancora i vimini, agli argentieri che maneggiano materiali preziosi, dai cesellatori che restaurano le opere, alle dita sapienti dei liutai; e ancora, pupari, pittori di carretti e ceroplasti, accanto a chi trasforma la carta alimentare in taccuini preziosi e a designer contemporanei che reinventano la gioielleria di tradizione. Non potevano mancare laboratori tessili e sartoria sociale, dove il riciclo diventa impegno sociale, né i custodi dei sapori siciliani, tra frutta secca e gastronomia autentica. C’è anche chi, da quattro generazioni, restaura oggetti in tartaruga, e chi accoglie i visitatori in un atelier dove coralli, argenti e ricordi della corte borbonica si mescolano a uno sguardo nuovo.
Orari, informazioni e schede su www.leviedeitesori.com

Nessun commento:

Posta un commento