Teatro Jolly
Le Voci Che Restano di e con Stefania Mule' e la Straordinaria Partecipazione di Benedetto Raneli (91 Anni) Omaggio ad un grande attore percussioni Entela Prenjasi testi voce fuori campo Paolo Scatragli direttore tecnico Francesco La Mantianasce da un percorso artistico e umano iniziato anni prima con lo spettacolo In Viaggio con Rita Atria e Stefania Noce, ideato e interpretato da Stefania Mulè con la sua Associazione Culturale immaginARTE. In quel primo lavoro, il racconto si concentrava sulle vite di Rita e Stefania, due giovani donne siciliane accomunate dal coraggio, dalla sete di giustizia e da un destino spezzato troppo presto. Col tempo, però, è emersa una sensazione profonda: mancava una voce, un ponte capace di unire quelle due storie in un respiro più ampio, popolare, ancestrale.
L’incontro con Rosa Balistreri ha rivelato ciò che ancora non aveva nome: era lei la voce che mancava.
Rosa, donna che ha attraversato sulla propria pelle sia la violenza mafiosa sia quella patriarcale, diventa così il filo che lega e amplifica le altre due, trasformando il viaggio iniziale in un coro più grande.
Da questa maturazione nasce LE VOCI CHE RESTANO.
Lo spettacolo racconta la storia di tre straordinarie donne siciliane, il loro amore per la vita e il loro coraggioso percorso di verità, giustizia e libertà.
Da una parte Rita Atria, testimone di giustizia di soli 17 anni, suicidatasi il 26 luglio 1992, una settimana dopo la strage di via D’Amelio. La sua morte pesa sulla coscienza di chi l’ha abbandonata e non ha saputo proteggerla. È la settima vittima di quella strage, insieme al giudice Paolo Borsellino, l’unico che l’aveva chiamata “picciridda” e che le aveva fatto conoscere «il fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale».
Dopo aver perso il padre e il fratello in una faida mafiosa, Rita decide di denunciare i traffici della sua famiglia proprio a Borsellino.
La sua tragica scomparsa segna per Rita la fine di ogni possibilità di continuare il suo cammino di denuncia, tradita da una società che l’ha definita prima “pazza”, poi “infame”.
Dall’altra parte Stefania Noce, giovane donna di 24 anni, animata da grandi ideali e da una profonda passione per lo studio e la politica. Attivista nel Movimento Studentesco Catanese, aveva partecipato a numerose mobilitazioni e scritto articoli firmandosi “Sen”, oltre a comporre poesie di rara bellezza. Il 27 dicembre 2011 viene uccisa insieme al nonno nella sua casa di Licodia Eubea, per mano dell’ex fidanzato che non accettava la fine della loro relazione. Stefania, che aveva lottato per il diritto delle donne a scegliere liberamente, muore di femminicidio. Grazie all’impegno della consulente Pina Ferraro, il termine viene inserito nella sentenza di primo grado, confermata in appello nel 2014. Stefania diventa così simbolo della lotta contro la violenza di genere, incarnando il coraggio di tutte le donne che resistono.
A queste due voci si unisce quella di Rosa Balistreri, cantautrice e interprete indimenticabile, che ha saputo trasformare il dolore in canto e la rabbia in poesia. Rosa ha cantato la Sicilia più autentica, quella ferita e fiera, quella che non si arrende. La sua voce ruvida e profonda, la sua storia di riscatto e dignità, diventano parte integrante di questo viaggio, portando in scena la forza popolare e la memoria di chi ha vissuto ai margini, ma ha saputo elevarsi con l’arte.
Rosa è il ponte naturale tra Rita e Stefania: come loro ha conosciuto la violenza, come loro ha scelto la verità, come loro ha lasciato una voce che non si spegne.
Lo spettacolo intreccia parole, musica dal vivo e immagini video. È un rito civile, come nelle regie di Stefania Mulè, che racconta i momenti più significativi del cammino di Rosa, Rita e Stefania verso una giustizia troppo spesso negata, mortificata da una società che dovrebbe imparare ad ascoltare, pensare, sognare. Prendendosi idealmente per mano con l’amica più cara e più pura: l’Arte.
Il testo introduttivo è arricchito dalle voci fuori campo dello scrittore Paolo Scatragli, che ne firma il contributo narrativo, e da momenti scenici e musicali con le percussioni di Entela Prenjasi, che ne amplificano la forza espressiva e simbolica.
Direttore tecnico: Francesco La Mantia, presenza preziosa e complice nella costruzione scenica.
Oggi più che mai, la Memoria Attiva si incarna nelle persone e nelle loro storie di testimonianza e di r‑esistenza. Compagne di un viaggio collettivo, sempre più ampio e partecipato, di lotta quotidiana per la ricerca di verità e giustizia, di liberazione. Attraverso la denuncia concreta delle violenze mafiose e l’impegno per la difesa dei diritti e della dignità.
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TEL.: 331 9953263

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