La delegazione ha incontrato la Direttrice dell'Istituto Claudia Pangaro, il personale di Polizia Penitenziaria, l'area educativa e alcuni dei giovani detenuti, potendo accedere ad alcune delle aree comuni della struttura.
Dalla visita è emerso un quadro misto, dove alcuni aspetti relativi al sovraffollamento si presentano leggermente meno critici rispetto ad altre strutture italiane, ma dove persistono carenze strutturali e organizzative di diversa entità.
Affollamento e capienza
L'Istituto ospita attualmente 27 detenuti, numero inferiore rispetto al tasso medio nazionale di sovraffollamento del 140%. Tuttavia, questa condizione è il risultato di una capienza massima significativamente ridotta: da una previsione teorica di 45 posti, la reale disponibilità scende a circa 25 unità a causa dei lavori di ripristino in corso che hanno determinato la chiusura di un intero gruppo di celle. Pertanto, il valore apparentemente positivo del numero attuale di presenze deve essere letto alla luce di questa limitazione strutturale.
Personale di Polizia Penitenziaria
La carenza risulta critica: attualmente sono presenti soli 39 operatori rispetto ai 55 previsti in organico, con uno scarto di almeno 16 unità. Questo deficit genera un grave sovraccarico per il personale in servizio e determina l'impossibilità di realizzare molte delle attività socio-educative programmate, non solo all’esterno ma anche all’interno della struttura, riducendo fortemente la possibilità di trascorrere il tempo al di fuori della cella. Per converso, il personale amministrativo e socio-educativo non presenta scoperture.
Assistenza sanitaria
Un elemento di particolare preoccupazione è l'assenza di un presidio medico notturno, una lacuna che può esporre a situazioni di grave rischio, visto che la struttura fa affidamento unicamente sulla Guardia medica ordinaria o sul servizio 112.
Offerta educativa e scolastica
L'offerta educativa risulta molto ridotta e precaria. Attualmente, la struttura consente il raggiungimento della terza media grazie al lavoro svolto in sinergia con il CPIA. Ma ciò avviene in modo precario per la gestione di gruppi multi-età e multiculturali e per altro non garantisce ai giovani detenuti accesso a percorsi formativi più articolati e qualificanti che sarebbero essenziali per il loro reinserimento sociale o lavorativo.
Progetti di inserimento lavorativo e ruolo del Terzo Settore
Un aspetto positivo riguarda la realizzazione di progetti di inserimento lavorativo ai sensi dell'articolo 20 (all'interno della struttura) e dell'articolo 21 (all'esterno), che attualmente coinvolgono 4 giovani detenuti e che dovrebbero estendersi a 3 ulteriori beneficiari nelle prossime settimane. Purtroppo, questi progetti sono realizzati esclusivamente grazie alla costante interlocuzione e al supporto del Terzo Settore, mentre sembra essere difficile il rapporto col tessuto imprenditoriale; un elemento che evidenzia sia l'impegno di realtà esterne che le risorse limitate della struttura nel rispondere attraverso altre interlocuzioni ai bisogni di trattamento.
Carenze strutturali e sicurezza
Emergono criticità significative sul fronte della sicurezza strutturale, soprattutto per la precarietà dell’impianto elettrico, che può comportare rischi concreti tanto per i giovani detenuti quanto per il personale in servizio.
Particolarmente preoccupante risulta essere lo stato delle strutture durante i periodi di caldo estremo: le celle sono dotate unicamente di ventilatori e, pur essendo la ventilazione insufficiente, vengono completamente chiuse la sera (sia la grata interna che la porta blindata), determinando condizioni di temperatura e salubrità inaccettabili. Una simile pratica appare ancora piu critc, in giorni come quelli attuali.
Quotidiaità e condizioni di vita
I giovani detenuti trascorrono una porzione significativa della giornata ristretti in cella, condizione aggravata nei periodi estivi da temperature insostenibili a causa delle carenze strutturali menzionate.
La visita all'Istituto Penale Minorile "Malaspina" conferma ancora una volta le difficoltà strutturali e organizzative che attraversano il sistema penitenziario italiano, anche quello minorile. Sebbene su alcuni indicatori quantitativi (numero di presenze) la situazione non presenti il sovraffollamento drammatico riscontrato in altre strutture, le carenze emergenti risultano particolarmente critiche proprio perché incidono direttamente sulla qualità della vita e sulla possibilità concreta di reinserimento: infrastrutture deteriorate, assenza di vigilanza notturna, personale di custodia insufficiente, offerta educativa minimale.
L'articolo 27 della Costituzione stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere al reinserimento sociale della persona. La visita odierna conferma che questi principi rimangono ancora ampiamente disattesi nella quotidianità delle carceri minorili, costringendo le persone detenute a sopportare condizioni che stride con la dignità che loro spetta e pregiudicando le loro reali possibilità di reinserimento.
La delegazione ritiene prioritario:
● l'urgente intervento sugli impianti elettrici e sulle strutture di climatizzazione, particolarmente critico in questo periodo di temperature elevate;
● il completamento dell'organico della Polizia Penitenziaria, indispensabile per garantire sia la sicurezza che l'effettiva realizzazione delle attività trattamentali;
● l'istituzione di un presidio medico notturno a tutela di tutte le persone che vivono la struttura;
● l'ampliamento significativo dell'offerta educativa e formativa, con percorsi che vadano oltre il raggiungimento della terza media;
● il consolidamento e l'estensione dei progetti di inserimento lavorativo, anche mediante una maggiore allocazione di risorse dedicate.
La visita alla Malaspina si inserisce in una giornata nazionale che ha visto le associazioni dell'Alleanza entrare contemporaneamente in numerose carceri italiane per richiamare l'attenzione pubblica sulle condizioni di detenzione e sulla necessità imprescindibile di politiche orientate alla dignità della persona, alla riduzione del sovraffollamento e al concreto reinserimento sociale.

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