"Il coraggio di essere credibili" la lezione civile e morale di Livatino. Un esempio per gli operatori di Giustizia, giornata Studio nell'Aula Magna di Corte d'Appello di Palermo

di Ambra Drago
Un testamento spirituale racchiuso nella frase: “Quando moriremo, nessuno ci verrà a chiedere quanto siamo stati credenti, ma credibili”e una riflessione sui valori etici, spirituali e religiosi del Beato Livatino (proclamato da Papa Francesco il 9 maggio 2021). Livatino era sostituto procuratore ad Agrigento e fu ucciso dalla Stidda il 21 settembre 1990 all'età di 37 anni sulla statale Caltanissetta-Agrigento.
Due giornate in onore del Beato, patrono del magistrati italiani si sono volte nel capoluogo siciliano.
Un’occasione per attualizzare il messaggio del “giudice credibile”.
Un primo momento è avvenuito nella giornata del 29 ottobre, quando è giunta a Palermo la reliquia e al contempo l'Arcivescovo S.Em.za Cardinale Bagnasco nel complesso monumentale del Reale Albergo dei Poveri nella chiesa della Madonna della Purificazione ha celebrato il Pontificale.
Un ulteriore momento di riflessione e attualizzazione del messaggio del Beato, alla presenza anche di studenti di alcuni istituti scolastici è avvenuto nell'aula magna della Corte d'Appello nel Palazzo di Giustizia di Palermo alla presenza del Presidente Antonio Balsamo. Un momento di riflessione organizzato dall’Istituto di Studi Europei “Alcide De Gasperi” di Roma, unitamente all’Università Telematica “Giustino Fortunato” di Benevento – sede di Palermo.Evento che ha ricevuto il patrocinio del Comune di Palermo, del ministero della Giustizia, dell'Ufficio Nazionale per i Problemi Giuridici della Conferenza Episcopale Italiana . Giornata dal titolo: "“Diritto, dovere e Costituzione: L’esempio di Rosario Livatino per gli operatori della Giustizia” moderata dal Prof. Palumbo.
Dopo un emozionante Inno nazionale e il saluto del Presidente Balsamo ha preso la parola il Cardinale Bagnasco che ha sottolineato il valore del giuramento di Livatino, patto indissolubile che lo accompagnò deffinitivamenteper tutta la vita. Oltre a evidenziare il legame con Dio racchiuso nella frase "sub tutela dei" e contestualmente una fede vissuta insieme alla sua famiglia. Questa chiamata a giocare nella crescita di ogni persona un ruolo fondamentale. "Cari giovani non fatevi rubare l'anima, pensate con la propria testa, liberi dagli slogan che non sono affermazione di verità . Continuate a costruire il pensiero critico che oggi a mio parere è in declino. Lasciatevi aiutare dalla scuola affinchè possiate essere sostenuti in quella capacità di ragionare e argomentare una tesi. E lo stesso Livatino ricordatevi non scendeva a patti, la sua umanità si univa al rigore della giustizia che sicuramente non sminuiva la decisione giuridica. Livatino nel colpevole, in colui che gli si contrapponeva vedeva sempre un'anima".Successivamente il prof. Giovanni Pitruzzella, componente della Corte Costituzionale ha sottolineato come Livatino è stato un costruttore dei valori saldi della Repubblica Italiana.
Al di là delle differenze ed è anche un bene confrontarsi cari giovani, tra di noi abbiamo un terreno comune e ci fa sentire appartenere alla comunità. La Costituzione è nata per unire. E Livatino ci ha ricordato qualcosa di essenziale. Quando lui fu ucciso dalla mafia quasi nessuno lo conosceva poiché lavorava in un tribunale di periferia e lavorava con grande professionalità ottenendo risultati concreti. Vedete, ragazzi, ed è il messaggio che vorrei lasciare, ognuno di noi facendo con coscienza la sua attività definisce e partecipa alla Repubblica".
Dopo aver traccciato le doti umane e morali del Beato Livatino Domenico Airoma-Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Napoli Nord si è soffermato sul messaggio di fondo che sta dietro la proclamazione a patrono dei magistrati .Il Procuratore ha tracciato anche il contesto in cui negli anni novanta lavorava Livatino, sicuramente non c'era la legislazione attuale e non esisteva la Direzione Distrettuale antimafia. "Lui è stato un artigiano dell'investigazione in quella parte di Sicilia.
In realtà lui era animato dal riscatto della propria Terra. Lui è un insorgente della nostra Terra. Il magistrato, come dice la Costituzione dev'essere neutrale e indipendente e Livatino lo è stato. deve apparire indipendente e lui lo farà . Quando Livatino è proclamato patrono dei magistrati significa che è il modello a cui i magistrati si devono ispirare. Ricordatevi ragazzi tutti noi sappiamo fare ogni tanto qualcosa di giusto, più difficile è essere giusti".
Uno Stato è credibile se è autorevole e se chi ne riveste un ruolo con coerenza, determinazione e lealtà porta avanti il giuramento effettuato sulla Costituzione sempre nel rispetto delle Leggi. 
Presente tra i relatori chi negli anni bui, in cui la Sicilia era schiacciata dalla violenza mafiosa, da giovane Commissario prima e da Capo della Catturandi ha fatto sì che lo Stato "tornasse a guardare negli occhi i cittadini" arrestando, solo per citarne alcuni, i mafiosi  Giovanni e Enzo Brusca,  il killer del Beato Puglisi si trattava di Pietro Aglieri sino a Bernardo Provenzano dopo 43 anni di latitanza. Stiamo parlando del prefetto Renato Cortese, già Questore di Palermo, oggi Direttore Centrale delle Specialità della Polizia di Stato e Presidente Nazionale del "Premio Borsellino". "Ringrazio il Presidente Sabbatella per l'invito a questa giornata di riflessione. Per me, che ho dedicato l'intera vita professionale al servizio dello Stato nel contrasto alle mafie e alla difesa della legalità, la figura di Livatino te la porti dentro e che torna nei momenti in cui contano davvero le scelte. La sua testimonianza evoca valori che dovrebbero sempre orientare l'operato di chi ha deciso di servire lo Stato: la fedeltà alla Costuzione, il rispetto delle leggi e il senso della Giustizia. La fedeltà alla legge non ha bisogno di bandiere o appartenenza, bastano la coscienza e l'integrità morale e tutto sommato è quello che ho cercato di seguire nel mio percorso professionale. Livatino affermava nei suoi scritti che una delle opere più difficili che l'uomo è chiamato a fare è scegliere. Perchè ogni scelta comporta un rischio, una rinuncia, una responsabilità che non si può scaricare. Io questa scelta l'ho fatta tanti anni fa sin da giovane funzionario di Polizia. Molti hanno pagato queste scelte con la vita in anni difficili. Io arrivai a Palermo da giovane Commissario, anni in cui la mafia uccideva sacerdoti, Presidenti di Regione, giornalisti, poliziotti sino a sciogliere nell'acido un bambino come il piccolo  Giuseppe Di Matteo.Sentivamo la responsabilità di dare risposte a un Paese che era sotto attacco. Non ci siamo arresi rimanendo fedeli alla Costituzione, rispettando la Legge,  valori che ho maturato anche negli insegnamenti da ragazzo che hanno accompagnato ogni mia decisione anche quando davanti avevo un uomo che aveva ucciso. In fondo credo sia questo il messaggio di Livatino. Lo Stato è credibile, fermo ma non smette mai di essere giusto. Questo orientò il mio impegno in quegli anni complessi. Il dovere per come l'ho vissuto io è stato quello di restare fermo al mio posto anche quando tutto spingeva ad arretrare. Indietreggiare significava tradire i cittadini onesti.
La Costituzione vive se ognuno di noi la onora ogni giorno perchè è così' che rendiamo lo Stato credibile soprattutto agli occhi di chi non ha difese davanti alla prepotenza e all'arroganza mafiosa e di chi non ha altro da contrapporre che la fiducia nelle Istituzioni".
In chiusura è intervenuto il prof. Ferrante, canonista che ha spiegato il valore giuridico e morale sia del processo di beatificazione che il significato dell'essenza di essere Livatino il patrono dei magistrati italiani.
Un lungo applauso degli studenti e delle autorità civili e militari presenti hanno sugellato questa Giornata. 
Infine è stato indetto il concorso studentesco “L’agenda di una vita: idee, valori e passioni di un magistrato libero”: un invito rivolto dallo stesso Presidente Sabbatella
ad avvicinarsi alla figura di Livatino e a interrogarsi sul valore della libertà, della coerenza e dell’impegno per il bene comune
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