Comune Palermo: Hub educativi, dichiarazione assessora Calabrò

«Ringrazio la consigliera Di Gangi per l’attenzione posta su un tema che sta a cuore a tutta l’Amministrazione. Sulle osservazioni riteniamo opportuno fornire qualche precisazione.
Non è un click day. La procedura valutativa a sportello, prevista da diversi anni dall’ordinamento vigente e nel panorama fenomenologico europeo delle procedure amministrative legate alla pubblicazione di avvisi (art. 5, comma 3, del D.Lgs. 123/1998), è per l’appunto ampiamente utilizzata per l’assegnazione di contributi pubblici. Non basta arrivare primi: ogni proposta deve superare l’istruttoria di ammissibilità e ottenere almeno 60 punti su 100, attribuiti da una Commissione appositamente individuata. I criteri sono predeterminati e pubblici, come richiede l’art. 12 della Legge 241/1990, per lo più riferiti a criteri oggettivi. Tra la pubblicazione dell’Avviso e l’apertura dello sportello è previsto un lasso di tempo di oltre due settimane, durante le quali gli enti possono chiedere chiarimenti agli uffici. Lo sportello resta aperto tre giorni. Gli Enti del Terzo Settore non sono soggetti sprovveduti: sono organizzazioni iscritte al RUNTS, con esperienza ampia e documentata, che conoscono i quartieri meglio di chiunque e hanno tutto il tempo per costruire opportune reti tra soggetti in grado di rispondere al meglio alle procedure previste.
Nel merito, non va sottovalutata la circostanza che la procedura garantisce massima trasparenza e che il ricorso alla stessa, in rari casi, espone l’Amministrazione a ricorsi.
Sulla qualità dei progetti. Proprio perché la qualità della proposta educativa è centrale, ho chiesto agli uffici di valutare l’introduzione di un punteggio minimo specifico sulla coerenza progettuale. In questo modo nessun progetto potrà essere finanziato senza un giudizio almeno sufficiente sulle attività proposte, a prescindere dal punteggio ottenuto sugli altri criteri. La normativa sulle procedure a sportello consente espressamente di fissare soglie minime di questo tipo, garantendo condizioni di parità per tutti i potenziali partecipanti.
Sui volontari. L’Avviso non affida il servizio al lavoro gratuito. Ogni hub deve impiegare obbligatoriamente nove professionisti retribuiti: uno psicologo coordinatore, due educatori, due animatori socio-educativi, due esperti di comunicazione digitale e due altre figure professionali. Per il solo personale ciascun hub dispone di oltre 68 mila euro. I volontari sono una risorsa aggiuntiva, mai sostitutiva. Valorizzarli significa rispettare la natura giuridica di tanti enti del Terzo Settore. Per legge, le organizzazioni di volontariato e le associazioni di promozione sociale operano in modo prevalente attraverso i volontari, e il personale retribuito non può superare la metà dei volontari (artt. 32, 33, 35 e 36 del Codice del Terzo Settore). Un Avviso che ignorasse il volontariato avrebbe penalizzato proprio queste realtà. Lo stesso Codice chiede alle pubbliche amministrazioni di promuovere la cultura del volontariato (art. 19). Le riduzioni previste non colpiscono chi non ha volontari: riguardano solo chi li ha dichiarati per ottenere punteggio e poi non li impiega. È una garanzia di correttezza verso gli altri partecipanti.
Sulla flessibilità. Ogni hub accoglie da 20 a 30 ragazzi in modo continuativo. In caso di rinunce si inseriscono nuovi ragazzi e metà dei posti è riservata ai minori segnalati dal Servizio Sociale. Ogni progetto deve iniziare con due settimane obbligatorie di educativa di strada, proprio per agganciare chi fatica ad avvicinarsi ai servizi. La fascia oraria è indicata come preferibile, non vincolante. Legare il rimborso alla partecipazione effettiva non significa trattare i ragazzi come numeri: significa garantire che le risorse pubbliche raggiungano davvero i destinatari.
Sui dati e sul percorso condiviso. Le scelte nascono da un percorso di co-programmazione avviato ai sensi dell’art. 55 del Codice del Terzo Settore e del D.M. 72/2021. Il percorso si è svolto nella formale e naturale sede prevista dalla legge: la Rete territoriale per la protezione e l’inclusione sociale del Distretto socio-sanitario 42, istituita ai sensi dell’art. 21 del D.Lgs. 147/2017, che riunisce amministrazioni pubbliche (ASP, CGM – Centro di Giustizia Minorile, USR – Ufficio Scolastico Regionale, Azienda Ospedaliera Cervello – Villa Sofia), diverse sigle sindacali, Centro per l’Impiego di Palermo e organizzazioni del Terzo Settore di secondo livello.
L’analisi dei bisogni è stata presentata nella seduta del 27 marzo 2026. I dati utilizzati sono quelli ISTAT, che fanno riferimento all’Indice di Disagio Socio-Economico, quelli dell’Ufficio Statistico del Comune di Palermo, che con l’ISTAT ha elaborato la "Misura del disagio nel Comune di Palermo. Analisi dei risultati sub-comunali a supporto delle policy" (luglio 2026), il Report ISTAT sul Comune di Palermo per la Commissione parlamentare di inchiesta sulle periferie del 2024 e i relativi cartogrammi, nonché il report di Save the Children "I luoghi che contano. Infanzia e adolescenza nelle periferie urbane" (maggio 2026).
I suddetti dati, che ovviamente sono pubblici, sono al contempo puntualmente richiamati negli atti. Abbiamo inoltre ascoltato, in diversi e successivi incontri, l’ultimo dei quali risale a circa un mese fa, le realtà associative al di fuori della Rete istituzionale, in rappresentanza dei cosiddetti Stati Generali, che, pur non essendo un soggetto giuridico, sono sempre consultati e, su loro richiesta, convocati per utili confronti.
Gli hub sono un intervento sperimentale e aggiuntivo, non sostituiscono l’educativa di strada, peraltro prevista come attività propedeutica in seno all’Avviso in argomento, i centri educativi e il sostegno alle famiglie, ambiti nei quali l’Amministrazione continua a investire costantemente. Sono pronta a illustrare l’intervento e i suoi obiettivi alla competente Commissione consiliare ratione materiae, qualora la stessa lo richiedesse o lo ritenesse opportuno: il confronto con il Consiglio comunale e con le organizzazioni del territorio è per noi un metodo, non una concessione.
Chiedo però a tutti uno sforzo di responsabilità. Le osservazioni costruttive sono sempre benvenute e le prendiamo sempre sul serio. Il prolungarsi delle polemiche rischia, invece, di rallentare i servizi che le ragazze, i ragazzi e le famiglie dei nostri quartieri attendono da tempo. L’interesse generale è far partire gli hub e farli funzionare bene». Lo dichiara l’assessora alle Attività Sociali, Mimma Calabrò.

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