Le sue incisioni paganiniane per Dynamic, fra cui l’integrale dei sei Concerti nella versione autografa come solista e direttore, gli sono valse lo Choc di Le Monde de la Musique. Enrico Dindo, primo violoncello solista dell’Orchestra del Teatro alla Scala dal 1987 al 1998, ha vinto nel 1997 il Concorso Rostropovich di Parigi: lo stesso Rostropovich ne ha descritto il suono come «una splendida voce italiana». Premio Abbiati nel 2000, ha fondato nel 2001 I Solisti di Pavia e ha guidato dal 2014 al 2021 l’Orchestra Sinfonica della Radiotelevisione croata. Pietro De Maria, Premio della Critica al Concorso Čajkovskij di Mosca nel 1990 e vincitore del Concorso Dino Ciani, è stato il primo pianista italiano a eseguire in pubblico l’integrale delle opere di Chopin, incisa per Decca insieme al Clavicembalo ben temperato e alle Variazioni Goldberg di Bach; con Dindo ha registrato, sempre per Decca, l’integrale beethoveniana per violoncello e pianoforte. Nato nel 1919 a Varsavia in una famiglia di musicisti ebrei, Mieczysław Weinberg fuggì nel 1939 davanti all’invasione nazista, riparando prima a Minsk e poi, dal 1941, a Taškent; i genitori e la sorella, rimasti in Polonia, furono uccisi nel campo di Trawniki. Nel 1943 Šostakovič, colpito dalla partitura della sua Prima Sinfonia, lo fece trasferire a Mosca, dove Weinberg visse fino alla morte e dove fra i due nacque un sodalizio fatto di scambio quotidiano di idee e partiture. Il Trio per pianoforte, violino e violoncello Op. 24 risale al 1945, l’anno della fine della guerra, e segue di poco il Trio n. 2 Op. 67 dell’amico: fu eseguito per la prima volta nel 1947 al Conservatorio di Mosca dallo stesso Weinberg al pianoforte, con Dmitrij Cyganov e Sergej Širinskij, violino e violoncello del Quartetto Beethoven. I titoli dei quattro movimenti dichiarano un’intenzione quasi narrativa: nel «Preludio e Aria» a un’apertura energica e declamatoria risponde il canto solitario del violino, sostenuto da rari interventi del pianoforte; la «Toccata» è una pagina di impeto motorio e scrittura percussiva; il «Poema», il movimento più esteso, è una meditazione dal respiro rapsodico; il «Finale» raccoglie le tensioni dell’intero lavoro e le conduce verso una conclusione in cui la tragedia lascia spazio a una forma di speranza. «Sento come un dovere morale scrivere della guerra», dichiarò Weinberg: un impegno che il regime non gli perdonò del tutto, fino all’arresto del 1953, e che dopo decenni di oblio è tornato in luce grazie a interpreti come Gidon Kremer e alla prima rappresentazione scenica dell’opera La passeggera al Festival di Bregenz nel 2010. Nell’estate del 1886, a Hofstetten sul lago di Thun, Johannes Brahms visse una delle stagioni cameristiche più feconde della sua vita: nel giro di pochi mesi nacquero la Sonata per violoncello e pianoforte n. 2 Op. 99, la Sonata per violino e pianoforte n. 2 Op. 100 e il Trio n. 3 in Do minore Op. 101, eseguito per la prima volta a Budapest il 20 dicembre di quell’anno dall’autore al pianoforte con Jenő Hubay al violino e David Popper al violoncello. È il più conciso dei tre trii con pianoforte di Brahms, e forse il più severo: l’«Allegro energico» iniziale procede per blocchi compatti, con un tema d’apertura impetuoso affidato all’intero organico al quale si contrappone un ampio secondo tema cantabile; il «Presto non assai», ancora in Do minore, è uno scherzo inquieto e sfuggente, con gli archi in sordina; l’«Andante grazioso» alterna battute di tre e di due quarti in un fraseggio asimmetrico di sapore popolare, in un dialogo fra archi e pianoforte che sembra guardare alle danze ungheresi; l’«Allegro molto» finale riprende la tensione drammatica del primo movimento prima di approdare, nella coda, alla luce del Do maggiore. Fu proprio questo Trio che Pëtr Il’ič Čajkovskij sentì provare da Brahms, il 1° gennaio 1888, nella casa lipsiense del violinista Adol’f Brodskij, in occasione del primo incontro fra i due compositori. I biglietti, da 8 a 20 euro, sono in vendita al Box Office di via Mariano Stabile 233 (tel. 091335566, dal lunedì al sabato, dalle 9.30 alle 13.30 e dalle 16.00 alle 19.30), sul sito www.amicidellamusicapalermo.net e nel circuito online e dei punti vendita TicketOne.
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l 9 novembre il trio Massimo Quarta, Enrico Dindo e Pietro De Maria agli Amici della Musica
Tre solisti di primo piano della scena internazionale, ciascuno con una propria carriera da protagonista, riuniti sullo stesso palcoscenico: lunedì 9 novembre alle ore 20.45 al Politeama Garibaldi il violinista Massimo Quarta, il violoncellista Enrico Dindo e il pianista Pietro De Maria, tutti Accademici di Santa Cecilia, offrono al pubblico palermitano la grande occasione di ascoltarli insieme in trio, una formazione che da oltre vent’anni li vede ritrovarsi regolarmente accanto all’attività solistica. Il programma accosta il Trio per pianoforte, violino e violoncello Op. 24 di Mieczysław Weinberg, scritto a Mosca nel 1945 ed eseguito nel trentesimo anniversario della morte del compositore, al Trio n. 3 in Do minore Op. 101 di Johannes Brahms, la più concentrata fra le pagine per questo organico del compositore amburghese. Vincitore nel 1991 del Concorso Internazionale di Violino «Premio Paganini» di Genova, Massimo Quarta affianca da oltre venticinque anni al violino la direzione d’orchestra: dal 2017 al 2020 è stato direttore musicale dell’Orchestra Filarmonica della UNAM di Città del Messico.
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