Protagonista assoluto resta il vino: dai territori del Palermitano, Trapanese, Agrigentino, Messinese e dell’Etna, le etichette siciliane hanno conquistato i buyer internazionali per i profumi intensi, la varietà dei vitigni autoctoni e la capacità di raccontare territori unici. Dai bianchi freschi e minerali ai rossi strutturati, fino alle produzioni legate ai suoli vulcanici, il vino siciliano si conferma ambasciatore di un territorio capace di parlare al mondo, aprendo nuove prospettive commerciali verso Europa, Sud America e India. E i numeri confermano il peso economico della manifestazione: circa 50 imprese siciliane coinvolte, 15 buyer provenienti da Argentina, Brasile, Cile, Danimarca, Francia, Germania, India, Lettonia, Polonia, Romania, Slovacchia e Svizzera, oltre 400 incontri B2B programmati. Una piattaforma che ha già generato contatti concreti e prime intese commerciali, trasformando le relazioni in risultati economici reali. Alla base di Sicilia Wine c’è un modello chiaro: supportare le piccole e medie imprese agroalimentari siciliane, spesso caratterizzate da produzioni di alta qualità ma di nicchia, che difficilmente riescono a partecipare ai grandi circuiti fieristici internazionali.
“Sicilia Wine 2026 – sottolinea Luigi Rizzolo, presidente di Sicindustria/EEN e di SFC – Sistemi Formativi Confindustria – ha confermato come le imprese siciliane siano pronte a cogliere le opportunità offerte dai nuovi scenari internazionali. Gli accordi avviati in questi giorni dimostrano che esiste una domanda concreta per le nostre produzioni e che iniziative come questa sono strumenti efficaci per trasformare le relazioni in risultati economici. In un contesto segnato dall’apertura verso mercati come il Mercosur e l’India, e dalle incertezze su altri sbocchi tradizionali, diventa fondamentale diversificare e rafforzare la presenza del Made in Sicily nel mondo”.
Nel corso della manifestazione non sono mancati momenti di approfondimento e confronto su temi strategici per il settore, dalla qualità delle produzioni alla sostenibilità, fino all’inclusione sociale. In questo contesto si inserisce Grapes of Change, il progetto europeo dedicato alla parità di genere nel comparto vitivinicolo, che ha visto produttori e buyer impegnarsi concretamente attraverso la firma del Manifesto.


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