La rassegna, che ha ricevuto il patrocinio della Settimana delle Culture del Comune di Palermo, si intitola “Storie e dialoghi: quarant’anni d’arte”: si tratta di cinque esposizioni che nascono dalla sinergia tra il direttore artistico della galleria Sabrina Di Gesaro e il professore Tanino Bonifacio, critico e storico dell’arte, figura di grande autorevolezza nel panorama culturale nazionale. A lui, sarà affidata la curatela delle mostre: la prima, si terrà dall’11 aprile al 2 maggio e avrà quali protagonisti Salvador Dalì e Nicholas Stedman; la seconda, un omaggio a Gianbecchina, si svolgerà invece dal 9 al 30 maggio. Si proseguirà con Mario Schifano e Dario Schelfi dal 5 al 23 giugno e con Joan Mirò e Navarra dal 24 ottobre al 14 novembre. L’ultimo appuntamento è previsto dal 21 novembre al 19 dicembre, con Renato Guttuso e Marco Favata. Il ciclo di eventi si terrà in via Emanuele Notarbartolo 9/E, una delle due sedi espositive della galleria – l’altro spazio, il primo ad aprire i battenti nel 1986, si trova in via Resuttana 414 – a eccezione di quello dedicato a Gianbecchina che sarà ospitato a Casa Professa, al civico 21 dell’omonima piazza nel centro storico di Palermo, nella Chiesa dei Santi Crispino e Crispiniano. “Raccogliere l’eredità di una storia lunga quarant’anni – spiega la dottoressa Sabrina Di Gesaro – rappresenta per me una responsabilità profonda, ma anche una scelta naturale: ho voluto la sensibilità e la visione di Tanino Bonifacio per dare vita a un programma che guarda avanti, senza smarrire il senso delle nostre radici”. “Nell’arco dei decenni – prosegue il direttore artistico – la galleria ha lavorato con impegno anche all’acquisizione e alla valorizzazione di artisti storicizzati che hanno segnato il panorama artistico del Novecento”. “In occasione del quarantennale – aggiunge – vogliamo accostarli ad autori contemporanei che oggi contribuiscono a dare nuovo lustro e vitalità alla ricerca espositiva del Centro d’arte Raffaello”. “L’anniversario – osserva la gallerista – non vuole essere soltanto una celebrazione, ma un nuovo punto di partenza: un progetto che nasce dalla passione, dalla serietà e dalla dedizione che ci guidano sin dalla fondazione voluta da mio padre Angelo Di Gesaro e che ci hanno sempre contraddistinti”. “Vogliamo proporre – dichiara Tanino Bonifacio – un percorso narrativo a tappe, in cui le opere dei grandi maestri, presenti nella storia della galleria, dialogheranno simbolicamente con i linguaggi creativi elaborati da una nuova generazione di artisti”. “La rassegna espositiva – commenta lo storico e critico d’arte, curatore del MAC Gibellina e autore di numerosi saggi e pubblicazioni – racconterà dunque le presenze artistiche che hanno segnato, e che caratterizzano ancora oggi, le proposte linguistiche contemporanee della prestigiosa galleria”. “Le mostre – evidenzia – offriranno al pubblico dialoghi linguistici tra le poetiche artistiche passate e le visioni iconologiche future, intrecci e colloqui immaginifici”. Come sottolinea Tanino Bonifacio, un tributo speciale sarà dedicato al maestro Gianbecchina, pittore del “realismo lirico” e poeta della luce siciliana che rappresenta uno dei più autorevoli protagonisti del “Centro d’arte Raffaello”. “La rassegna – conclude – non celebra soltanto un anniversario, bensì è una promessa di futuro che fiorisce per una nuova primavera dell’arte”.
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il “Centro d’arte Raffaello” celebra il quarantesimo anno di attività con un ciclo di mostre a cura di Tanino Bonifacio
Un percorso espositivo che mette in dialogo quattro grandi maestri di fama internazionale del Novecento con altrettanti artisti contemporanei del “Centro d’arte Raffaello”. In programma dall’11 aprile fino al 19 dicembre 2026, un calendario di iniziative che la galleria palermitana ha concepito per celebrare il quarantennale di attività: un omaggio al passato, alla storia e al futuro della propria attività dal respiro sempre più internazionale. Salvador Dalì, Mario Schifano, Joan Mirò, Renato Guttuso e Nicholas Stedman, Dario Schelfi, Navarra e Marco Favata incroceranno i loro talenti e le loro sensibilità, uniti da un filo ideale che attraversa generazioni e linguaggi, restituendo il senso più autentico dell’identità del “Centro d’arte Raffaello”.
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