ASÌ ES. Corpi nel tempo e nello spazio | Rita Giliberto a cura di Vincenzo Medica testo critico di Giuseppe Mendolia Calella

Prorogata fino a venerdì 31 luglio 2026 Bassi di Palazzo Nicolaci di Villadorata via Corrado Nicolaci, 20, Noto (SR) Dal 4 al 31 luglio 2026Il successo di pubblico e il positivo riscontro di stampa e critica hanno portato alla proroga di Asì es. Corpi nel tempo e nello spazio, la mostra personale di Rita Giliberto ospitata nei Bassi di Palazzo Nicolaci di Villadorata di Noto. L'esposizione, curata da Vincenzo Medica e accompagnata da un testo critico di Giuseppe Mendolia Calella, resterà visitabile fino a venerdì 31 luglio 2026, prolungando di una settimana la chiusura inizialmente fissata al 24 luglio.
La proroga al 31 luglio 2026 conferma l'interesse suscitato da un progetto che affronta con intensità e delicatezza temi universali quali la memoria, l'identità femminile, le relazioni familiari e la costruzione sociale del corpo. Attraverso pittura, collage, cuciture, applicazioni tessili e installazioni, Rita Giliberto trasforma fotografie, ricordi e frammenti biografici in una narrazione visiva che supera la dimensione autobiografica per diventare riflessione collettiva sul corpo come archivio di esperienze, luogo di resistenza e spazio di trasformazione.
Il titolo della mostra racconta una storia vera. Asì es, "così è", è una frase cucita su uno dei teli esposti, pronunciata da una delle figure ritratte, una modella argentina. Un'affermazione semplice e disarmante, scelta dall'artista perché racchiude un'idea di autenticità e di adesione alla propria esistenza, senza giustificazioni né artifici. Il sottotitolo, Corpi nel tempo e nello spazio, esplicita invece la prospettiva della ricerca, ponendo al centro il corpo come luogo nel quale si depositano memoria, affetti, trasformazioni e identità.
L'intero percorso espositivo si sviluppa intorno a questa riflessione. I corpi rappresentati non sono mai figure astratte, ma presenze attraversate dal tempo e modellate dagli spazi fisici, culturali ed emotivi che abitano. Diventano archivi viventi, superfici sulle quali si stratificano esperienze, relazioni, ferite e possibilità di rinascita. L'artista costruisce così un racconto in cui la dimensione privata si apre costantemente a una lettura più ampia, capace di interrogare il presente.
Fotografie recuperate dagli album di famiglia, immagini appartenenti alla sfera personale, ricordi e materiali d'archivio vengono rielaborati attraverso una pratica artistica che intreccia pittura, collage e tessuto. Il gesto del cucire attraversa l'intera mostra come un elemento strutturale e simbolico. Cucire significa unire, riparare, custodire la memoria, ma anche lasciare visibili le ferite, trasformandole in parte integrante della narrazione.È un gesto che affonda le proprie radici nella tradizione femminile e che, nelle opere di Rita Giliberto, assume il valore di una pratica di cura e insieme di resistenza.
«Non dipingo me, racconta Rita Giliberto. Non ci sono autoritratti. Dipingo corpi altrui, soggetti quasi esclusivamente femminili. Ritraendoli suggello un patto di complicità, metto a nudo il punto di incontro tra noi e così mi racconto per ciò che sono: risultato, somma, sovrapposizione di esperienze, stratificazioni di vita. Non c'è estetica del bello.La ricerca della bellezza è nello studio delle linee, della luce, del colore e dell'effimero, nel pensiero che si rivela senza pudore. C'è sofferenza, gioia, liberazione e conquista nel mio lavoro. Mi muovo in un archivio sentimentale, emotivo.»
Nelle tre sale espositive grandi tele in garza sospese nello spazio costruiscono un ambiente immersivo, attraversabile dal visitatore. Trasparenze, stratificazioni e parole cucite danno vita a un paesaggio nel quale il tempo sembra sedimentarsi più che scorrere, invitando lo spettatore a entrare in relazione con un racconto fatto di presenze, assenze e memorie condivise.
La mostra affronta inoltre, con uno sguardo critico e talvolta ironico, le dinamiche del patriarcato e il ruolo storicamente attribuito alle donne, interrogando le ambivalenze dei rapporti familiari, luoghi di protezione ma anche di conflitto, fragilità e tradimento. Ne emerge una geografia emotiva nella quale il corpo diventa territorio di relazione e di resistenza, capace di custodire il passato senza rinunciare alla possibilità della trasformazione.
Come osserva Giuseppe Mendolia Calella nel testo che accompagna la mostra: «Nel lavoro di Rita Giliberto il corpo non è mai semplicemente rappresentato: è attraversato. Le garze sospese, cucite, scritte e stratificate costruiscono un paesaggio che non dà tregua alla memoria, dove il gesto del ricucire porta con sé una carica insieme intima e politica. C'è in questa operazione qualcosa che richiama la radicalità silenziosa di Paula Rego: come in Rego, il corpo femminile diventa il luogo privilegiato in cui si negoziano potere, dolore e sopravvivenza, e il dolore fisico ed emotivo si trasforma in dignità senza cedere all'allegoria facile. In Asì es. Corpi nel tempo e nello spazio, fotografie, collage e pittura convergono verso la stessa ossessione: un tempo che non scorre ma si deposita, un corpo che non invecchia ma accumula. Archivio e territorio al tempo stesso, presenza e traccia. Il visitatore è invitato a stare in questo spazio sospeso, dove la fragilità non si risolve ma si abita, e dove proprio nell'incompiuto si apre qualcosa che somiglia alla libertà.»
Asì es. Corpi nel tempo e nello spazio si inserisce nel programma della rassegna Percorsi di NOTOrietà 2026, ideata da Studio Barnum Contemporary con il patrocinio dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Noto. La mostra è realizzata con il sostegno di Real Estate Home Sud Home e Balloon Project.

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