È una condizione che, nella mostra, diventa metafora del rapporto con il passato: forme, gesti, immagini, materiali e racconti arrivano fino a noi attraversando il tempo, trasformandosi nel percorso e assumendo significati nuovi nel momento in cui li incontriamo.
“Abbandonarsi alle nuvole” riunisce quattro artisti le cui ricerche, pur sviluppandosi attraverso linguaggi e pratiche differenti, attribuiscono un ruolo centrale a ciò che il tempo continua a trasportare e a modificare. Il passato, remoto o appena trascorso, non viene assunto come un archivio immobile da ricostruire fedelmente, ma come una materia in movimento, capace di riaffiorare nel presente attraverso frammenti, immagini, gesti e materiali. L’abbandono evocato dal titolo diventa così anche un metodo di lavoro: la mostra non stabilisce in anticipo relazioni definitive tra le quattro ricerche e non suggerisce una chiave di lettura univoca, ma mantiene aperti dislivelli, distanze e possibili connessioni, lasciando al visitatore la possibilità di costruire, mettere in discussione e modificare continuamente la propria narrazione.
Nella ricerca di Alessandro Costanzo, gesti minimi e quasi impercettibili, avvenuti nelle immediate prossimità dell’opera, mettono in movimento un apparato composto da materiali industriali. Tra il gesto originario e ciò che da esso scaturisce non esiste una relazione di somiglianza immediata: sono piuttosto i collegamenti, spesso nascosti o indiretti, a costituire il terreno della ricerca dell’artista, rendendo visibile una relazione tra azione, materia e trasformazione.
Le opere di Silvia Muscolino portano invece sulla tela figure femminili vicine tra loro, impegnate in gesti di cura e in ritualità che richiamano una dimensione collettiva del femminile. Le donne ritratte si sostengono e condividono azioni che sembrano appartenere a un tempo sospeso, nel quale la cura assume una dimensione rituale e il ruolo della comunità diventa centrale. La forza che emerge non appartiene quindi alla singola figura, ma nasce dalla relazione tra più corpi e dalla permanenza dei gesti, capaci di sopravvivere anche quando il rito originario sembra essersi dissolto.
Roberto Orlando lavora invece a partire dai frammenti delle storie e delle tecniche legate agli estrattori di resina, recuperando immagini e pratiche che ritornano nel presente assumendo una forma diversa. Le opere non propongono una critica esplicita al tempo contemporaneo, ma misurano una distanza, quella che separa il presente dal lavoro a contatto con la natura e da un insieme di relazioni sociali che, nel corso del tempo, si sono progressivamente dissolte. Il passato diventa così uno spazio attraverso cui osservare trasformazioni e allontanamenti senza ricondurli necessariamente a una narrazione univoca.
La ricerca di Margherita Pedrotta procede attraverso l’assemblaggio di materiali che hanno avuto un uso precedente, messi in relazione con immagini idealmente consumate dal tempo e dalla memoria. Gli elementi vengono accostati senza seguire una direzione narrativa prestabilita e costruiscono l’ombra di un passaggio, una traccia ricomposta che rimane volutamente sospesa nell’ambiguità. Anche in questo caso ciò che è stato non viene ricostruito, ma riattivato attraverso una nuova relazione tra materiali e immagini.
«Abbandonarsi alle nuvole nasce dalla volontà di lasciare aperto il rapporto tra le opere e le diverse temporalità che attraversano le ricerche degli artisti», spiegano i curatori Mario Bronzino e Barbara Cammarata. «Come le nuvole, anche le forme che provengono dal passato non sono mai completamente afferrabili: cambiano mentre le osserviamo, si spostano, si sovrappongono e possono assumere configurazioni differenti. La mostra non vuole quindi imporre una narrazione, ma creare le condizioni perché ciascuno possa costruirne una propria, accettando anche la possibilità di modificarla nel corso dell’esperienza».
Il percorso espositivo si frammenta e si dissolve volutamente, seguendo la logica instabile delle nuvole. Le opere non vengono presentate come parti di un sistema chiuso, ma come elementi attraverso cui il visitatore può costruire connessioni personali, partendo da istanti e memorie che non gli appartengono direttamente e scoprendo come, nel presente, possano trasformarsi in storie personali. È in questo passaggio tra memoria individuale e memoria collettiva, tra ciò che è stato e ciò che continua a cambiare, che la mostra individua uno spazio di relazione tra le quattro ricerche.
Il progetto di allestimento a cura dello studio di architettura Analogique costruisce, negli spazi esterni della Fondazione Brodbeck, un'infrastruttura minima: una linea ininterrotta, fatta di elementi di natura e materia diverse, che dall'ingresso attraversa tutto il percorso orientando lo sguardo verso le opere. Come un white cube rovesciato, questa continuità di dispositivi tecnologici, solitamente mimetizzati e qui ripetuti e riconoscibili per il loro colore, ricompone l'unità di spazi e linguaggi diversi e innesta le opere nell'archeologia post-industriale del luogo.
“Abbandonarsi alle nuvole” conclude il percorso di Coalizioni Isola, progetto di Isola Catania sostenuto dal Laboratorio di Creatività Contemporanea, promosso dalla Direzione Generale del Ministero della Cultura che si inserisce nel più ampio lavoro di Isola Catania sul tema dell’imprenditorialità culturale e creativa. Per Isola, rafforzare le imprese culturali e creative significa intervenire su più livelli, dalla conoscenza e dall’analisi del settore fino alla costruzione di competenze e capacità di iniziativa nelle nuove generazioni. In questa prospettiva si collocano percorsi come Laboratori di Creatività Contemporanea, orientato allo studio e all’analisi del settore, e Cultural BEES, progetto europeo guidato da Junior Achievement Europe, che lavora sul rafforzamento dell’agency a partire dalle scuole superiori. Esperienze differenti accomunate dalla convinzione che la cultura possa rappresentare un terreno concreto di lavoro, progettazione e impresa, quando accompagnata da strumenti, competenze e relazioni adeguate.
La mostra sarà inaugurata venerdì 16 ottobre alle ore 18.30 alla Fondazione Brodbeck, in via Gramignani 93 a Catania, e sarà visitabile gratuitamente fino al 27 novembre secondo gli orari indicati dalla Fondazione.

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