Fibrillazione atriale e rischio ictus: a Maria Eleonora Hospital di Palermo i primi interventi in Sicilia con AtriClip per via toracoscopica
Eseguiti con successo i primi interventi nell’Isola di chiusura dell’appendice atriale sinistra, luogo dove è possibile la formazione di coaguli, con tecnica mininvasiva “stand-alone”. Una svolta per i pazienti con fibrillazione atriale che non possono assumere anticoagulanti. Palermo, 1° ottobre 2026 – Nuova frontiera per la cardiochirurgia mininvasiva in Sicilia. Maria Eleonora Hospital di Palermo, ospedale di Alta Specialità di GVM Care & Research accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale, è attualmente il primo e unico centro nell'Isola in cui è stato avviato un programma d'avanguardia per il trattamento della fibrillazione atriale in pazienti ad alto rischio di ictus e con controindicazioni assolute alla terapia farmacologica anticoagulante. L’équipe guidata dal prof. Khalil Fattouch, Responsabile della Cardiochirurgia della struttura palermitana, ha eseguito con successo i primi interventi in Sicilia di posizionamento del dispositivo AtriClip PRO2 attraverso un approccio totalmente toracoscopico e “stand-alone”, ovvero isolato, non associato ad altri interventi a cuore aperto.La fibrillazione atriale rappresenta l'aritmia cardiaca più diffusa. Secondo i dati della letteratura scientifica questa patologia colpisce circa 1,1 milioni di persone in Italia, interessando in media un anziano su 12 tra gli ultrasessantacinquenni, con picchi che superano il 16% tra gli over 85 (dati progetto FAI – Fibrillazione Atriale in Italia, 2020). I soggetti affetti da questa anomalia cardiaca presentano un rischio di subire un ictus cerebrale di ben 5 volte superiore rispetto alla popolazione generale. Proiettando questi dati sullo scenario regionale della Sicilia, caratterizzato da un progressivo invecchiamento demografico, si può ipotizzare che siano oltre 90.000 i siciliani a convivere con questa forma di aritmia. Di questi, una percentuale significativa non riceve una profilassi adeguata a causa del rischio emorragico o per complicanze gastriche e cerebrali legate all'uso dei farmaci anticoagulanti, rendendo necessario l'intervento chirurgico mininvasivo.Nei soggetti che ne soffrono, oltre il 90% dei coaguli di sangue responsabili di ictus cardioembolici si forma nell'auricola (o appendice atriale sinistra). Finora i pazienti anziani, con patologie concomitanti o ad alto rischio di sanguinamento, si trovavano davanti a un vicolo cieco: non potendo assumere la terapia anticoagulante a causa di pregresse emorragie gravi, restavano esposti al rischio costante di un ictus.
“Oggi i pazienti anziani e complessi sono molti – spiega il prof. Khalil Fattouch –. Fino ad ora, i pazienti che non tolleravano l'anticoagulazione rimanevano spesso non trattati, dovendo sospendere i farmaci con tutti i gravissimi rischi connessi. L'introduzione di questo approccio risponde a un bisogno clinico fondamentale: l'AtriClip applica una compressione lineare sulla base dell'auricola, escludendola dal flusso sanguigno ed eliminando alla radice il rischio che si formino trombi al suo interno”.
La chiusura dell'auricola può avvenire principalmente con due modalità: percutanea, ovvero dall'interno del vaso, o toracoscopica, cioè dall'esterno tramite clip. Il programma avviato a Maria Eleonora Hospital punta sulla tecnica toracoscopica, che offre vantaggi clinici e anatomici.
“Se il paziente è in grado di tollerare circa mezz'ora di intubazione con monoventilazione polmonare, la tecnica toracoscopica è da preferire per diversi motivi – prosegue il prof. Fattouch –. Innanzitutto, questa tecnica supera i limiti legati alla conformazione specifica dell'auricola che a volte impedisce la chiusura dall'interno. Con la clip esterna, invece, possiamo intervenire su qualsiasi anatomia. Inoltre, l’approccio percutaneo è totalmente controindicato se nell'auricola è già presente un trombo, anche piccolo. Invece, con la toracoscopia l'intervento si può eseguire anche in questo caso. Non da ultimo, la clip elimina il rischio di migrazione del dispositivo nelle cavità cardiache, un evento raro ma possibile con altri device. L'AtriClip resta saldamente al suo posto nel tempo”.
La toracoscopia ha un impatto minimo: prevede tre piccoli fori sul torace per l'accesso degli strumenti videoscopici mentre il paziente è in anestesia generale.
Il percorso del candidato all'intervento è semplice: prima dell'operazione sono richiesti gli esami di routine e una valutazione anestesiologica per verificare la capacità polmonare; durante l'intervento, l'équipe si avvale di tecnologie d'imaging avanzate, in particolare l'ecocardiografia transesofagea combinata con la videoscopia ad alta definizione per guidare il posizionamento millimetrico della clip; i benefici post-operatori sono immediati.
“Dopo la chiusura dell'auricola e il risveglio, la terapia anticoagulante può essere sospesa immediatamente – evidenzia il prof. Fattouch –. Già il giorno successivo all'intervento il paziente può essere dimesso e tornare a casa. Siamo certi che questa clip sia uno strumento utilissimo e di grande impatto sociale. Data l'alta incidenza della fibrillazione atriale, moltissimi siciliani beneficeranno della presenza di questo trattamento salvavita direttamente sul loro territorio, senza dover più ricorrere alla mobilità passiva verso altre regioni”.
Maria Eleonora Hospital è un centro di riferimento per la Sicilia per il trattamento delle patologie cardiovascolari, offrendo un’ampia gamma di possibilità di intervento, valutate di concerto dall’Heart Team, gruppo di specialisti del cuore, per individuare l’approccio più adatto al singolo paziente.
“Il percorso di crescita di Maria Eleonora Hospital come centro di eccellenza per la cardiochirurgia e la cardiologia interventistica in Sicilia prosegue con ottimi risultati - ha commentato il dott. Massimo Salardino, Amministratore Delegato della struttura palermitana di GVM Care & Research -. Portare novità e innovazioni a beneficio dei cittadini della nostra isola significa offrire ai pazienti risposte concrete a bisogni clinici, riducendo al tempo stesso la necessità di andare fuori regione. Continueremo a investire in competenze, tecnologie e modelli organizzativi avanzati per offrire ai siciliani cure sempre più efficaci e accessibili, contribuendo allo sviluppo di una sanità d’eccellenza radicata nel territorio”.
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