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MAFIA:Il pentito Contorno indagato per omicidio

Il pentito Salvatore Contorno e' indagato dalla procura di Palermo per l'omicidio di un commerciante di bibite, Domenico Russo, assassinato a Palermo il 9 maggio '89, 17 giorni prima che Contorno venisse arrestato dalla polizia. Ad accusarlo e' l'aspirante collaboratore Roberto Mandala', cugino del pentito, dopo che l'altro cugino, Gaetano Grado, si era accusato dell'omicidio. Del 'ritorno in armi' di Contorno si parlava nelle lettere del 'corvo' che lancio' accuse contro Giovanni Falcone.

Falsa testimonianza i testi Iossa e Curaba adesso rischiano l'incriminazione

Rischiano di essere incriminati per falsa testimonianza due testi ascoltati nell'ultima udienza del processo scaturito dall'operazione antimafia «Campus Belli» (alla sbarra, per concorso esterno, anche l'ex sindaco di Campobello Ciro Caravà). A non convincere il pm Marzia Sabella, che ha chiesto la trasmissione in Procura degli atti d'udienza, sono state le testimonianze di Giuseppe Iossa e Giuseppe Curaba. 
Il primo, campano, commerciante di olive, è stato interrogato sui rapporti che avrebbe intrattenuto con alcuni imputati e con le ditte Eurofarida, Agricola Siciliana e Curaba. Iossa ha detto di non aver incontrato in Campania Antonio Tancredi e di non ricordare di aver ricevuto solleciti di pagamento da parte di Simone Mangiaracina. Più volte il pm ha contestato le sue dichiarazioni, leggendo intercettazioni in cui Iossa parlava con Mangiaracina. Pure Giuseppe Curaba, imprenditore castelvetranese operante nel settore della commercializzazione di olive, si è mostrato reticente. Ha dichiarato di non aver partecipato a riunioni per la costituzione di un consorzio su invito dell'imputato Cataldo La Rosa. 
Il pm gli ha contestato che i carabinieri hanno rilevato la sua presenza, il 20 marzo 2007, davanti il ristorante («Rizzaglio» di Torretta Granitola) dove si tenne la riunione. Curaba ha, inoltre, detto di non conoscere La Rosa, anche se, quando gli è stato indicato, ha affermato il contrario. Il giudice a latere Roberto Riggio ha ricordato al teste che in diverse conversazioni telefoniche intercettate La Rosa dice di essere andato a trovarlo e di avergli parlato. Ascoltato anche il capitano dei carabinieri Giglio, che ha parlato di una società che vinse appalti al Comune di Campobello per centinaia di migliaia di euro e che aveva tra i soci fondatori 5 nipoti del boss Leonardo Bonafede e la sorella di Caravà.
(Antonio Pizzo La Sicilia)

Venne uccisa con ferocia


Il capo chino e gli occhi bagnati di lacrime. In una mano un fazzolettino di carta. Angela Rita Ricevuto piangeva ieri mentre il tenente dei carabinieri Michele Di Chiara, comandante del Nucleo operativo e radiomobile descriveva la scena del delitto. Ma quando ha iniziato ad illustrare lo stato in cui versava il corpo della figlia non ha retto ed ha chiesto di uscire dall'aula. Maria Anastasi è stata colpita alla testa con una zappa zavorra. Un arnese utilizzato nel settore edile. Il tenente ne ha mostrato una copia in aula. Quella usata per compiere il delitto non è stata ritrovata. Il corpo, ha spiegato

I 5 consiglieri del Fli hanno dato vita a un nuovo gruppo

In Consiglio comunale nasce il gruppo «Noi per Castelvetrano-Selinunte». Vi hanno aderito i cinque consiglieri comunali che facevano parte del gruppo consiliare Fli dal quale, dopo la scissione avvenuta per divergenze nate sulle candidature a Camera dei deputati e Senato, erano fuoriusciti insieme con il sindaco Felice Errante che del partito di Fini era coordinatore provinciale. Del nuovo gruppo consiliare che continuerà ad appoggiare l'amministrazione fanno, dunque, parte Antonino Vaccara (capogruppo), Salvatore Vaccarino (vicecapogruppo), Gaspare Varvaro, Enrico Adamo e Giuseppe Rizzo.
(Margherita Leggio La Sicilia) 

Castelvetrano: operazione «mandamento»

La Corte di Cassazione alleggerisce la posizione di Gioacchino Villa, 48 anni, dipendente della "Ecol Sicula", tra gli arrestati il 7 dicembre dai carabinieri del Comando provinciale di Trapani e del Ros nell'ambito dell'operazione antimafia "Mandamento". «La Suprema Corte - dice il legale di fiducia dell'uomo, Massimo Mattozzi - martedì scorso ha accolto parzialmente il ricorso che ho presentato per il mio assistito e gli ha revocato l'addebito di favoreggiamento e assistenza alla famiglia Nastasi, ma ha confermato l'accusa di associazione mafiosa in seguito alla quale rimane in carcere».
Per gli inquirenti l'indagato sarebbe stato molto vicino sia a Santo Sacco, l'ex consigliere provinciale finito in manette durante la stessa operazione, sia ad Antonino Nastasi, condannato per mafia, attualmente ristretto in regime di 41 bis e al quale originariamente faceva riferimento la "Ecol Sicula" poi confluita nella "Spallino Servizi srl" le cui quote societarie a dicembre furono poste sotto sequestro preventivo con quelle della società "Salemitana calcestruzzi s.r.l." (valore complessivo 10 milioni di euro).
Continua a rimanere in carcere anche Santo Sacco al quale si contestano reati risalenti all'epoca in cui era consigliere comunale. Per lui l'avv. Mattozzi sta seguendo un'altra strategia difensiva e non ha ancora avanzato richiesta di scarcerazione alla Corte di Cassazione.
Margherita Leggio(La Sicilia)

Il Belice esonda e invade i terreni Castelvetrano

L'ondata di piena è stata superata, il deflusso dell'acqua è diminuito e ora gli agricoltori cominceranno a contare i danni da allagamento anche nella zona della foce del fiume Belice, a Selinunte. Infatti, pur non essendosi registrata alcuna rottura degli argini nel Castelvetranese, l'acqua del fiume Belice ha ugualmente inondato i terreni, in particolare quelli del lato sinistro del letto, in quanto non riusciva a scorrere dai canali laterali di deflusso che erano otturati.
Anche ieri mattina sul posto è stato effettuato un sopralluogo dal commissario dei vigili urbani Antonio Ferracane e dal responsabile della Protezione civile comunale Filippo Sciaccotta i quali hanno verificato che il livello del fiume si è abbassato e che le campagne circostanti, sulle quali si trovano in massima parte coltivazioni di vigneti e carciofeti e qualche uliveto, erano allagate. Questo oltre che per l'acqua venuta fuori dai canali laterali al fiume pure per l'abbondante pioggia caduta durante la scorsa settimana. Già da venerdì sera e sino a ieri, comunque, per vigilare sulla situazione sono stati attuati servizi 24 ore su 24 da parte dei volontari della Protezione civile e dei vigili urbani. In una circostanza sono stati presenti anche i vigili del fuoco. Già venerdì scorso, intanto, Rosario Drago, sindaco di Salaparuta - altra città del Trapanese insieme con quelle di Poggioreale e Partanna dove si è registrata l'esondazione del fiume Belice - con propria ordinanza aveva dichiarato l'attivazione della fase di allerta con "pericolo allarme tipo uno" impartendo il divieto di sostare o transitare lungo gli argini del fiume Belice. L'ordinanza era stata emessa dopo la Prefettura di Trapani aveva comunicato lo stato di vigilanza rinforzata alla diga Garcia, il cui invaso, che è al servizio di 11 Comuni a cavallo tra le province di Trapani, Palermo e Agrigento, aveva superato la quota massima.
Contestualmente la Prefettura chiedeva l'adozione di misure precauzionali per tutelare la pubblica e privata incolumità avendo evidenziato un pericolo per i territori dei Comuni a valle. Alla fine si contano decine di terreni con vigneti e seminativi allagati. Il sindaco di Poggioreale Leonardo Salvaggio, che lamenta il mancato intervento degli organismi preposti alla pulizia del letto del fiume Belice nonostante le sue richieste vengano reiterate da anni, ha domandato un incontro urgente al presidente della Regione Rosario Crocetta affinchè venga esaminata la situazione che si è venuta a creare e si possano trovare delle soluzioni che evitino il ripetersi di momenti di allarme per la popolazione.
Margherita Leggio(La Sicilia)

Sventato un furto al bar tabacchi di Triscina

Un furto al bar tabacchi del distributore di benzina all'ingresso della località marinara di Triscina giovedì notte, intorno alle 2, è stato sventato dagli agenti della Squadra Volante del Commissariato. Quando i poliziotti sono arrivati sul posto i malviventi stavano già per mettersi all'opera ma hanno dovuto rinunciare al "colpo" e darsi alla fuga in tutta fretta. Gli agenti hanno poi accertato che i ladri per effettuare il furto senza correre il rischio di farsi identificare avevano già provveduto a sollevare verso l'alto le telecamere del sistema di videosorveglianza in modo da non venire inquadrati. Già circa un mese fa l'esercizio commerciale aveva subito il furto di macchinette da videopoker.
Margherita Leggio(La Sicilia)

Il Belice esonda e invade i terreni Castelvetrano.

L'ondata di piena è stata superata, il deflusso dell'acqua è diminuito e ora gli agricoltori cominceranno a contare i danni da allagamento anche nella zona della foce del fiume Belice, a Selinunte. Infatti, pur non essendosi registrata alcuna rottura degli argini nel Castelvetranese, l'acqua del fiume Belice ha ugualmente inondato i terreni, in particolare quelli del lato sinistro del letto, in quanto non riusciva a scorrere dai canali laterali di deflusso che erano otturati.
Anche ieri mattina sul posto è stato effettuato un sopralluogo dal commissario dei vigili urbani Antonio Ferracane e dal responsabile della Protezione civile comunale Filippo Sciaccotta i quali hanno verificato che il livello del fiume si è abbassato e che le campagne circostanti, sulle quali si trovano in massima parte coltivazioni di vigneti e carciofeti e qualche uliveto, erano allagate. Questo oltre che per l'acqua venuta fuori dai canali laterali al fiume pure per l'abbondante pioggia caduta durante la scorsa settimana. Già da venerdì sera e sino a ieri, comunque, per vigilare sulla situazione sono stati attuati servizi 24 ore su 24 da parte dei volontari della Protezione civile e dei vigili urbani. In una circostanza sono stati presenti anche i vigili del fuoco. Già venerdì scorso, intanto, Rosario Drago, sindaco di Salaparuta - altra città del Trapanese insieme con quelle di Poggioreale e Partanna dove si è registrata l'esondazione del fiume Belice - con propria ordinanza aveva dichiarato l'attivazione della fase di allerta con "pericolo allarme tipo uno" impartendo il divieto di sostare o transitare lungo gli argini del fiume Belice. L'ordinanza era stata emessa dopo la Prefettura di Trapani aveva comunicato lo stato di vigilanza rinforzata alla diga Garcia, il cui invaso, che è al servizio di 11 Comuni a cavallo tra le province di Trapani, Palermo e Agrigento, aveva superato la quota massima.
Contestualmente la Prefettura chiedeva l'adozione di misure precauzionali per tutelare la pubblica e privata incolumità avendo evidenziato un pericolo per i territori dei Comuni a valle. Alla fine si contano decine di terreni con vigneti e seminativi allagati. Il sindaco di Poggioreale Leonardo Salvaggio, che lamenta il mancato intervento degli organismi preposti alla pulizia del letto del fiume Belice nonostante le sue richieste vengano reiterate da anni, ha domandato un incontro urgente al presidente della Regione Rosario Crocetta affinchè venga esaminata la situazione che si è venuta a creare e si possano trovare delle soluzioni che evitino il ripetersi di momenti di allarme per la popolazione.
Margherita Leggio(LA SICILIA)

Di nuovi liberi i fratelli Vaiana

I fratelli Michele Claudio, noto come Giovanni (nella foto), e Giuseppe Vaiana, di 58 e 51 anni, giovedì sono tornati in libertà. Il Tribunale del Riesame di Palermo ha accolto la richiesta dei loro legali, Diego Tranchida e Vincenzo Salvo. I due uomini erano stati arrestati lo scorso 16 febbraio dai carabinieri del Norm della Compagnia perché ritenuti gli autori dell'omicidio di Paolo Favara, di 30 anni e di Rina Vaiana, di 33 anni, che dei due presunti assassini erano cognato e sorella. Il delitto fu compiuto il 24 agosto 1990 in un ovile di contrada Dionisio, a Campobello. Ciascuno dei due indagati per i militari dell'Arma, che con il coordinamento della Procura di Marsala hanno riaperto le indagini nel 2010, avrebbe avuto un proprio movente per ammazzarli. Giovanni avrebbe voluto indietro, a 15 giorni dalla cessione, circa 13 milioni di lire che aveva prestato alla sorella per l'acquisto del gregge che quella curava con il compagno, mentre Giuseppe non sarebbe voluto andare in carcere perchè avrebbe violentato, anni prima, la nipote, figlia di Rina, all'epoca dei fatti una bimba di 7 anni. 
«Il Tribunale per il Riesame - ha detto l'avv. Salvo - ha accolto la nostra tesi perchè non ci sono prove concrete nei confronti del mio assistito. La cosa che ha più fatto rabbia a Giuseppe Vaiana è quella di essere stato accusato della violenza sessuale sulla nipote che lui nega sia mai avvenuta». «Ho sempre detto - ha aggiunto l'avv. Tranchida - che eravamo in tema di supposizioni. Dal Tribunale per il Riesame abbiamo avuto la conferma che non ci sono gravi indizi di colpevolezza per tenere gli indagati in carcere». Dopo la scarcerazione Giuseppe Vaiana è tornato a casa, ai domiciliari ai quali si trovava precedentemente all'arresto e per altri fatti, mentre Giovanni è ricoverato all'ospedale di Trapani. «Michele Claudio Vaiana - ha concluso l'avv. Tranchida - dopo l'arresto si è sentito male e durante la detenzione alcune patologie da cui era afflitto si sono aggravate a tal punto da farne disporre il ricovero in ospedale dove si trova tuttora".
Le indagini della Procura lilibetana e dei carabinieri intanto proseguono sul delitto di Paolo Favara e Rina Vaiana. La Procura dovrà decidere se archiviare - sarebbe la seconda volta dopo analoga decisione assunta nel 1992 - il caso o se richiedere al gip il rinvio a giudizio degli indagati.
Margherita Leggio(LA SICILIA)