Il sistema delle saline lungo la costa tra Trapani e Marsala è infatti messo a dura prova dalle eccezionali condizioni meteomarine che stanno colpendo la Sicilia occidentale. Mareggiate intense e innalzamenti straordinari del livello del mare, con picchi fino a un metro e mezzo, stanno provocando l’allagamento degli impianti, compromettendo le salamoie e danneggiando infrastrutture essenziali come argini, canali e sistemi di regolazione delle acque.
“È un fenomeno mai osservato prima con questa intensità e durata - sottolinea il deputato trapanese - e oggi non possiamo sapere se nei prossimi mesi la natura riuscirà a riequilibrarsi. Potrebbe accadere che, con un clima più secco in primavera, il danno produttivo venga in parte assorbito. Ma se ciò non avvenisse, il rischio sarebbe altissimo per l’intero comparto”.
Un comparto che rappresenta una vera filiera produttiva primaria: una produzione media annua compresa tra 130 e 150 mila tonnellate di sale, oltre 25 milioni di euro di fatturato e centinaia di posti di lavoro, diretti e nell’indotto. “La produzione di sale marino - spiega Safina - si fonda esclusivamente su processi naturali, sull’azione del sole e del vento, ed è interamente condizionata dai fattori climatici, esattamente come l’agricoltura. È quindi giusto e necessario riconoscerle lo stesso livello di tutela”.
La norma proposta distingue nettamente questa attività dall’estrazione del salgemma da miniera, che resta disciplinata come attività estrattivo-industriale. “Qui parliamo di un equilibrio delicatissimo tra uomo e ambiente, di un habitat ormai naturalizzato che va protetto insieme alle imprese e ai lavoratori che lo custodiscono ogni giorno”.
“Con questa norma - conclude Safina - compiamo una scelta di responsabilità e di visione: non interveniamo sull’onda dell’emergenza, ma costruiamo uno strumento giuridico moderno che mette sullo stesso piano tutela ambientale, attività produttive e lavoro. Perché solo così la salvaguardia del territorio può diventare davvero duratura”.

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