La relazione istruttoria sulla parificazione del rendiconto 2022 ha “certificato” l’andamento positivo dell’economia siciliana rispetto alla media nazionale, trainata dagli investimenti, e il miglioramento della performance finanziaria della Regione negli ultimi anni. Il prodotto interno lordo (dato Istat) è cresciuto del 2,1% nel 2023, il doppio rispetto alle previsioni e in percentuale sensibilmente superiore rispetto alla media italiana (0,7%) e a quella del Mezzogiorno (1,5%). “Un dato che sembra attestare come nel triennio 2022-2023-2024 l’economia siciliana sia cresciuta a un ritmo superiore alla media nazionale”, recita la relazione.
In merito all’andamento dei conti, il documento evidenzia anche la “performance” nella riduzione del disavanzo: “La Regione Siciliana riduce il deficit da -6,842 miliardi nel 2020, a -6,181 miliardi nel 2021, a -4 miliardi nel 2022 e, infine, a -901 milioni nel 2023”. Un trend poi sfociato negli avanzi di gestione degli ultimi due esercizi che hanno reso disponibili circa 5,2 miliardi di euro. “Si tratta di risultati significativi, anche nel confronto tra Regioni: non si ravvisano, infatti, precedenti storici circa casi di riduzioni di deficit delle dimensioni di quello siciliano, nell’arco temporale relativamente ristretto di un triennio”, recita ancora la relazione che riporta anche come “tale situazione di miglioramento ha avuto concretizzazione a cominciare dalla disponibilità di cassa” che è passata da 314 milioni del 2018 a quasi 7,9 miliardi nel 2023 e a 10,9 miliardi nel 2024.
Insomma, un trend positivo che si riflette sugli equilibri di bilancio e si registra pure sulle entrate tributarie, aumentate di circa un miliardo in sei anni, grazie alla crescita dell’economia, quindi del reddito con favorevoli aumenti di gettito dell’addizionale regionale Irpef, e degli investimenti, questi ultimi trainati dal settore delle costruzioni. Significativo, però, come la spesa della Regione Siciliana per contributi agli investimenti (verso gli enti locali e verso le imprese) sia “quasi raddoppiata nei sei anni dal 2019 al 2024 – recita la relazione istruttoria –. Si è trattata certamente di una scelta di politica economica coerente con i documenti di programmazione e in linea con la necessità di colmare un forte divario territoriale con il resto del Paese”.

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