Si è concluso domenica con la consegna degli attestati di partecipazione, la seconda edizione 2026 del Campus Paralimpico CIP-INAIL, questa volta organizzato al Serenusa Resort di Licata (Agrigento).
Per quattro giorni dieci assistiti INAIL, persone che hanno riportato una disabilità a seguito di un infortunio sul lavoro, si sono misurati con subacquea, tiro con l’arco, tennis e atletica leggera, discipline che molti di loro non avevano mai praticato.
Le attività, coordinate da Luigi Bentivegna, referente regionale del CIP Sicilia per l’avviamento allo sport, hanno impegnato i dieci selezionati nelle giornate di venerdì e sabato. In piscina i partecipanti sono passati dall’apnea alle prime prove di subacquea con bombole, seguiti da un istruttore federale della Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee (FIPSAS).
«Il nostro obiettivo è che l’esperienza di Licata prosegua anche dopo il Campus», aveva spiegato presentando l’iniziativa il Presidente del CIP Sicilia, Roberto Pregadio. «Vogliamo che i partecipanti possano scoprire un’attività che li appassioni e trovare, vicino a casa, una società sportiva pronta ad accoglierli. Non occorre avere già praticato sport: qui ciascuno può provare con i propri tempi, guidato da tecnici qualificati e senza sentirsi sotto esame. […] Il risultato più bello sarà vedere i partecipanti tornare ad allenarsi, coltivare nuove amicizie e fare dello sport un appuntamento della propria quotidianità».
«Lo sport è uno strumento fondamentale per la riabilitazione e per il reinserimento sociale delle persone che hanno riportato una disabilità da lavoro», ha dichiarato Giorgio Soluri, Direttore regionale INAIL Sicilia, «L’infortunio sul lavoro, anche purtroppo quello grave, non è in grado di impedire la ripresa del percorso lavorativo, se noi affrontiamo questa nuova fase della vita con la ferma volontà di riprendere il nostro percorso, di riprendere un progetto di vita. E di questo progetto di vita elemento fondamentale è proprio lo sport».
«Qui accogliamo le persone che hanno avuto una disabilità e che non conoscono le discipline sportive paralimpiche», spiega Giancarlo La Greca, tecnico di atletica leggera: il lavoro dei tecnici le accompagna «prima alla conoscenza e poi alla pratica vera e propria». Per Hellas Fuchsova, istruttrice di primo livello di tiro con l’arco, l’obiettivo è «far conoscere la nostra disciplina, far appassionare qualcuno e dargli la possibilità di scoprire delle competenze che ancora non sanno di avere al loro interno».
Così raccontano il campus gli assistiti INAIL presenti: «Mi sono reso conto che posso fare molto più di quello che pensavo», dice uno di loro. Dopo Licata pensa di avvicinarsi, nel proprio territorio, «a una disciplina sportiva che mi consente la mia condizione fisica, per non mollare e tornare a essere competitivo come una volta». Un altro, che aveva già esperienza da sub, racconta la prova in apnea: «Non mi aspettavo di raggiungere il risultato di attraversare tutta la vasca senza respirare», mentre con la subacquea «ho potuto rivivere questa emozione che pensavo di dover cancellare».

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