Diritti, sicurezza, libertà i temi che hanno chiuso la prima giornata della Festa dell'Unità

Antonio Balsamo, presidente della corte d'Appello di Palermo: “La nostra pubblica amministrazione deve essere un modello, cacciare via i mercanti dal tempio"

Palermo, 2 Ottobre – Diritti, percezione della sicurezza ed esigenze dei territori sono stati al centro dell'incontro “Sicurezza è libertà” che ha concluso la prima giornata della festa dell'Unità di Palermo. Ad aprire i lavori è stata la segretaria provinciale di Palermo, Teresa Piccione, che ha sottolineato l'inconcludenza della destra su questo tema. A confrontarsi insieme a lei sull'argomento sono stati il presidente della corte d'Appello di Palermo, Antonio Balsamo, il deputato nazionale Peppe Provenzano, responsabile Esteri in segreteria nazionale Pd, componente Commissione nazionale antimafia e il prefetto Franco Gabrielli, già capo della Polizia, autore del libro “Contro la paura: Manifesto per una sicurezza democratica”. A moderare il giornalista Emanuele Lauria.
“Non può esserci libertà senza sicurezza – ha detto Antonio Balsamo presidente della corte d'Appello di Palermo - Non dimentichiamo che in Sicilia la mafia si è presentata come ordinamento parallelo e alternativo allo Stato proclamando la propria capacità di assicurare risultati economici ed ordine pubblico alle fasce deboli della popolazione. Questa visione della mafia va smentita energicamente con i fatti, oggi Palermo non vuole calare la testa e si mobilita contro la mafia perché vuole una presenza forte dello Stato”. E con riferimento alle ultime inchieste sulla corruzione ha aggiunto: “La nostra pubblica amministrazione deve essere un modello, bisogna cacciare via i mercanti dal tempio".

“La paura è un sentimento umano – ha detto Franco Gabrielli, che proprio oggi ha annunciato la sua disponibilità a entrare in politica e accompagnare il progetto di Ernesto Maria Ruffini - il problema sono le soluzioni che si vogliono proporre, ad esempio il blocco navale o la remigrazione che sono irrealizzabili: la sicurezza è una cosa seria per cui servono soluzioni serie e non queste”.

“Le denunce contro il racket da parte degli imprenditori sono crollate – ha detto Antonello Cracolici, presidente della commissione regionale Antimafia - In queste ore abbiamo approvato una misura che finanzierà direttamente le aziende per sostenere le spese necessarie per installare impianti di sicurezza nelle proprie aziende. Anche gli imprenditori sono invitati a evitare di negare le minacce estorsive ricevute, spingerli a denunciare è un modo per sostenere l'emersione del fenomeno e le forme di contrasto. Perché la dimensione quantitativa della sicurezza basata sul numero di denunce ha fatto passare l'idea che i comuni siciliani sono i più sicuri”.

“Uno dei più grandi fallimenti della destra al governo è proprio la sicurezza – ha detto Provenzano - che ha investito e costruito il suo consenso sulla paura. In quattro decreti sicurezza non c'è una norma che riguarda la lotta alla mafia. Avevano promesso ordine e disciplina, la verità è che hanno introdotto nuovi reati ma la percezione di insicurezza, soprattutto a Palermo, nonostante gli sforzi delle forze dell'ordine è cresciuta. Serve prevenzione, avere la capacità di formare organici, recuperare servizi essenziali che mancano nei quartieri, perché per noi sicurezza significa legalità e questi valori che la sinistra ha sempre portato avanti”.


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