Dopo Ravenna, Palermo potrebbe diventare la prossima Capitale italiana del mare nel 2027. Ma per trasformare questa possibilità in una prospettiva concreta è necessario lavorare fin da ora a un nuovo rapporto tra il mare e i cittadini. Non bastano gli eventi, le dichiarazioni d’intenti o la valorizzazione turistica del waterfront: serve una visione politica capace di mettere al centro la conoscenza, la protezione degli ecosistemi marini e il coinvolgimento della comunità. Non bisogna sottrarre questi luoghi alla città, ma restituire loro una funzione strategica. Sono necessari spazi capaci di generare conoscenza, attrarre competenze, sostenere nuove imprese e contribuire alla salvaguardia dell’ambiente marino. Il mare deve diventare un’infrastruttura scientifica ed economica: questi spazi della prima circoscrizione possono ambire a diventare un polo scientifico dedicato alla tutela del Canale di Sicilia.
Il centro di ricerca che immagino deve comprendere laboratori aperti, progetti di citizen science, attività di divulgazione scientifica e percorsi educativi rivolti alle scuole. L'obiettivo è che gli studenti possano conoscere direttamente gli ecosistemi marini, partecipare a iniziative di monitoraggio, comprendere il valore della biodiversità e sostenibilità ambientale. Per tradurre questa visione in progetto le direttrici sono cinque: candidare l’area ai finanziamenti europei per la tutela del mare, istituire un centro di ricerca oceanografica per il monitoraggio ambientale, realizzare il Digital Twin del canale di Sicilia, trasformare il molo in un incubatore della Blue economy e dare spazio a Startup innovative, ingegneri, biologi marini, informatici, oceanografi e ricercatori: il mare deve diventare un patrimonio da studiare, proteggere e valorizzare attraverso il lavoro e le competenze», conclude.
Lo ha dichiarato la Consigliera PD della I Circoscrizione, Tiziana Calabrese.

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